Bolzaneto, sentenza della Cassazione: 7 condannati e 33 prescritti


La quinta sezione Penale della Corte di Cassazione, presieduta da Gaetanino Zecca, ha emesso la sentenza definitiva sulle violenze commesse nella caserma di Bolzaneto durante il G8 del 2001. Sono state statuite 7 condanne definitive. I nomi dei condannati sono quelli di Luigi Pigozzi (3 anni e 2 mesi), che divaricò le dita delle mano di un detenuto fino a strappare la carne, degli agenti di polizia penitenziaria Marcello Mulas e Michele Colucci Sabia (1 anno), del medico Sonia Sciandra e degli gli ispettori della polizia Matilde Arecco, Mario Turco e Paolo Ubaldi. Le prescrizioni sono state 33, le assoluzioni 4 (Oronzo Doria, Franco, Trascio e Talu).

Per quanto riguarda i risarcimenti, la Corte d'Apello aveva stabilito che fossero pari a 10 milioni di euro per le parti lese, mentre oggi la la Cassazione ha optato per una riduzione delle parti ammesse ai risarcimenti, ed alcuni di questi dovranno essere determinati in sede civile "per assenza di prova". Ricordiamo che fino ad oggi i ministeri della Difesa, della Giustizia e dell'Interno non hanno versato nemmeno una parte della somma dovuta ai 150 no global che si sono costituiti come parte civile.

Non c'è stato, dunque, uno stravolgimento della sentenza di secondo grado. Ma questo oggi forse non conta più di tanto. La vicenda G8 di Genova lascia sul campo alcune questioni fondamentali. Le responsabilità politiche dell'allora governo Berlusoni nella gestione del summit, la non cooperazione dei vertici istituzionali nel fare chiarezza sulla vicenda e la connessione perversa tra pezzi della politica e forze dell'ordine.

Non si può far finta che la gestione dell'ordine pubblico in Italia non sia soggetto a contiune disfunzioni. Sembra di vivere in una perenne giustificazione di stati d'eccezione giuridica. Vicende come quelle del G8, di Stefano Cucchi, di Giuseppe Uva, di Federico Aldrovandi, di Aldo Bianzino, del trattamento dei detenuti nelle carceri e degli immigrati nei Centri di Identificazione e d'Espulsione, evidenziano tutti i limiti culturali ed organizzativi delle nostre forze dell'ordine.
Ma cosa ancora più grave, si sta sviluppando un certo sentire nell'opinione pubblica, che sembra, se non giustificare, quantomeno tollerare tacitamente una certa impunità per polizia e carabinieri. Allo stesso tempo viene considerato quasi naturale il fatto che ci sia nei corpi di polizia un codice d'onore interno non scritto, proprio delle sette e di gruppi politici fascisti. A tale proposito ricordiamo che gli imputati dei processi Diaz e Bolzaneto sono rimasti ai loro posti dopo le condanne e non sono stati avviati procedimenti disciplinari a loro carico.
Uno dei pochi ad aver trovato il coraggio di parlare sulla vicenda di Bolzaneto è stato Marco Poggi, infermiere penitenziario. Dopo aver rilasciato dichiarazioni al giudice, che rivelavano gli abusi avvenuti nella caserma, è stato minacciato ed è stato bollato come infame dai suoi colleghi e per questo ha dovuto lasciare il lavoro.

Infine non possiamo non ravvisare come in Italia, pur essendo stata approvata la ratifica del Protocollo opzionale alla Convenzione delle Nazioni Unite, non si è ancora introdotto il reato di tortura nel codice penale che avrebbe quantomeno un effetto deterrente su certi comportamenti da stato di polizia. In passato si sono solo abbozzati dei testi, fra l'altro molto carenti, che non sono mai arrivati ad un'approvazione in Parlamento.

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