L’intervista - Poretti (Pd): “La mia favola racconta la tristezza della politica italiana” (seconda parte)

Con Donatella Poretti avremmo voluto parlare solo (o per lo più) della sua favola. Ma - potete immaginare - una cosa tira l'altra e siamo finiti a discutere di leggi ad personam, il fatto della settimana. E così, in questa seconda e penultima puntata del nostro colloquio con la senatrice del Pd, vi presentiamo finalmente "Alice nella Camera delle meraviglie", un racconto stupendo che potete leggere integralmente qui in formato pdf.

Senatrice, perchè ha deciso di scrivere questa favola?
"Il mio primo mandato a Montecitorio è stato particolare, entusiasmante. Ma Alice, mia figlia (nata poco dopo l'insediamento del governo Prodi nel 2006, ndr), difficilmente ricorderà quei giorni. "Alice nella Camera delle meraviglie", nasce dunque da questo rammarico. Quando sarà più grande spero le possa essere utile per rivivere la nostra indimenticabile esperienza alla Camera".

Lei ha detto in più occasioni che si tratta di una "storia amara". Perché?
"Chiunque legga la favola lo capisce benissimo da sé. Il mio racconto d'altronde descrive la tristezza della politica italiana. Lavori molto, ad esempio, ad una proposta, tutti sono d'accordo poi però non se ne fa più nulla. "

Repubblica ha scritto che i suoi colleghi si passavano le copie della favola di mano in mano tra i banchi della Camera. Commenti?
"Ho avuto molti complimenti e ringraziamenti: è piaciuta .. mi hanno detto che è molto carina. Tutto qui".

Un giovane intellettuale di destra, oggi editorialista del Messaggero, Angelo Mellone, ha scritto prima di lei un libro per Marsilio dal titolo: "Cara Bombo. Berlusconi spiegato a mia figlia". Lo aveva letto?
"No, peccato. Mi spiace ma non ne conoscevo l'esistenza. Lo sto apprendendo da lei in questo momento".

E se dovesse raccontare Berlusconi a suo figlia?
"Non ho il piacere di conoscere il presidente del Consiglio di persona quindi troverei qualche difficoltà ... però, se proprio devo, le parlerei di una persona che ha capito quando era il momento giusto per scendere in politica rappresentando un'alternativa ad un sistema politico/partitico logorato dall'avidità di Tangentopoli e che ha continuato negli anni poi a cavalcare questo mito presentando sempre se stesso come la soluzione a tutti i problemi: il classico politico italiano, insomma che a mio avviso, però, è anche l'emblema dell'antipolitica".

(2. Continua)

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