Maturità 2013: svolgimento del tema di argomento storico, i "Brics"

I Paesi emergenti al centro dell'approfondimento richiesto dal tema di argomento storico

Tema storico sui Brics, svolgimento di Patrizia Chimera

BRICS è un semplice acronimo realizzato con le iniziali di cinque paesi del mondo, cinque potenze che si stanno sempre di più imponendo dal punto di vista del loro sviluppo economico. Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica, cinque paesi del mondo, appartenenti a 4 diversi continenti che ogni giorno sono protagonisti di interventi a favore dello sviluppo economico, diventando di fatto delle superpotenze.

I cinque paesi che vengono raggruppati con il termine BRICS sono accomunati da moltissimi fattori: tutti stanno vivendo un momento roseo dal punto di vista dell’economia, con una forte presenza anche a livello internazionale e uno sviluppo che di giorno in giorno diventa sempre più importante. Non dimentichiamo, poi, che molti di questi stati possono contare su una popolazione davvero molto grande. Tutti e cinque i paesi, poi, possono vantare su risorse naturali molto importanti, invidiate da altre superpotenze mondiali.

I paesi che rientrano in questo acronimo stanno assistendo negli ultimi anni, soprattutto a partire dagli albori del XXI secolo, ad un aumento del commercio con l’estero molto importante e ad una crescita del PIL molto forte: fattori che hanno favorito senza dubbio lo sviluppo economico degli stati. Il termine è stato coniato per la prima volta proprio nel 2001 e non includeva il Sudafrica, aggiunto più avanti. Jim O’Neil, che per primo ha coniato questo acronimo, sottolineò in quell’occasione (la relazione della banca di investimento Goldman Sachs) che le quattro potenze del BRIC sarebbero state le protagoniste dei decenni futuri, ricordando che le loro economie sarebbero cresciute con una rapidità tale che nel 2050 il loro PIL, probabilmente, sarebbe stato paragonabile a quello dei paesi facenti parte del G6, ovvero Usa, Giappone, Regno Unito, Francia, Germania e Italia.

I paesi del BRICS, proprio come le altre potenze mondiali, si radunano ogni anno in un summit, che per lungo tempo è stato considerato come un anti G8 ed è chiaro il perché di questa definizione: si tratta di outsider, di potenze che in passato erano escluse da materie di politica ed economia internazionale, ma che pian piano hanno assunto un potere sempre maggiore, facendo registrare degli incrementi di PIL che gli altri paesi si sognano, soprattutto in tempi di crisi economica come quelli che stiamo vivendo.

Ma come hanno fatto questi paesi a diventare delle superpotenze mondiali, facendo preoccupare gli esponenti del G8 che guardano con attenzione a questi stati e al loro sviluppo economico? Sicuramente all’inizio del XXI secolo qualcosa è cambiato e il fatto che numerosi stati del mondo, Italia compresa, siano stati investiti da una crisi severa, che ancora oggi continua a incombere sulla nostra vita, ha favorito lo sviluppo di nuove economie, che ora si impongono e pretendono, giustamente, il rispetto e l’attenzione che meritano. I paesi che ne fanno parte, che sono tutti nella top ten delle economie mondiali, ad eccezione del solo SudAfrica, man mano si sono adeguati ai modelli economici che hanno dominato nei decenni passati: solo in Brasile è rimasto ad un modello socialista, mentre Russia, India, Cina e SudAfrica hanno adottato modelli neo liberisti, in associazione a governi altamente repressivi che troviamo ad esempio in Russia e in Cina.

I BRICS stanno mettendo anche in atto politiche comuni per poter emergere ancora di più a livello internazionale e con le loro economie, per contrastare proprio le storiche potenze che per lunghissimo tempo hanno tirato le redini del mondo e che oggi sono in profonda crisi economica e sociale. Per questo motivo nei mesi scorsi sono stati annunciati l’avvio di una banca mondiale, per poter attuare progetti comuni, ma anche la possibile creazione di una nuova moneta unica, che potrebbe creare moltissimi problemi al dollaro e all’euro, opponendosi allo strapotere soprattutto della moneta statunitense.

Ma è nel corso del XX secolo, soprattutto negli ultimi decenni, che vanno individuati i motivi che hanno portato alla nascita del 2001 di questo gruppo. La mia analisi si soffermerà in particolare sulle evoluzioni e sui cambiamenti che sono avvenuti in Cina e in Brasile, due dei paesi a più forte sviluppo economico che possono anche contare su incrementi demografici che nel resto del mondo non avvengono e che sono paragonabili solamente a quelli degli altri componenti del BRICS, in particolare l’India, dove la popolazione è aumentata notevolmente nel corso degli ultimi decenni.

In particolare gli occhi del mondo sono puntati sullo sviluppo economico della Cina: la Repubblica Popolare Cinese è stata fondata nel 1982 e da allora il governo è strettamente nelle mani del partito comunista, esecutivo che non esita a mettere in atto ogni forma di repressione possibile per tenere a bada possibili dissidenti, anche vietando o limitando la libertà di espressione, che nei tempi dei social network e della rete globale su internet è diventata un’impresa ardua, oltre che molto criticata (giustamente) a livello internazionale. La Cina non è assolutamente uno stato libero, pur celandosi dietro la dicitura di repubblica: il governo è altamente repressivo e i cittadini devono fare i conti con un regime autoritario tra i più forti del mondo. Lo stretto controllo del partito comunista riguarda ogni cosa e restrizioni sono poste ad ogni tipo di libertà di espressione che non sia in linea con i dictat del governo. Anche dal punto di vista economico, la Cina viene considerata come uno stato non libero.

Alla fine degli anni Settanta il paese ha messo in atto una serie di misure volte a liberalizzare l’economia, che hanno contribuito a sviluppare una rete di medie imprese private e di moltissime aziende agricole, che operano su terreni presi in affitto dallo stato stesso. Le industrie più grandi e tutto il sistema finanziario, però, sono sotto lo stretto controllo del governo, che ha messo anche in atto moltissime restrizioni per poter proteggere i prodotti interni al paese a discapito del libero scambio di merci dall’estero, attuando però forti politiche di commercializzazione fuori dai confini del paese.

Un così stretto controllo di tutto ciò che viene prodotto all’interno e le restrizioni alle importazioni da paesi esteri, contro una forte politica di esportazione, oltre alle politiche lavorative, che spesso contrastano con quelle dei paesi occidentali (orari di lavoro più lunghi, meno ferie o assenza, ritmi di lavoro elevati, che a volte rasentano, agli occhi dell’Occidente, come vere e proprio forme di schiavitù, caratterizzate anche dall’assenza di diritti di ogni tipo) hanno consentito al paese di diventare una potenza economica.

Potenza che non si fa certamente scrupoli nello sfruttare le risorse interne e nel rendere il processo di industrializzazione efficiente ad ogni costo, anche a discapito dell’ambiente e della salute dei cittadini: e non a caso la Cina è uno dei paesi dove lo smog e l’inquinamento raggiungono livelli inimmaginabili, tanto che in certi periodi viene letteralmente vietato a bambini, anziani e malati di uscire in strada, per i livelli troppo alti di inquinamento dell’aria.

Diversa, invece, la storia del Brasile, che a differenza degli altri paesi propone un modello più socialista, nell’approccio del governo e anche dal punto di vista economico. Il Brasile è una repubblica federativa formata da 26 stati, costituiti come stato democratico e fondati nel 1988. La costituzione del paese si fonda sui principi di cittadinanza, sovranità e dignità della persona umana, oltre che sui valori del lavoro, della libera iniziativa e del pluralismo politica, cose che non troviamo assolutamente nella Repubblica Popolare Cinese.

Gli affari economici, sociali ed esteri sono materia che compete alla Federazione, così come lo sfruttamento delle risorse naturali, le politiche ambientali e l’importante lotta contro la povertà messa in atto dall’esecutivo. Ruolo centrale del governo, ormai da moltissimo tempo, è alimentare la crescita del paese, con un preciso riferimento al principale concorrente che il Brasile riscontra in questa “battaglia”, ovvero proprio quella Cina che propone modelli decisamente diversi da quelli brasiliani. La crescita economica non è il solo punto in agenda che ha permesso al paese di aumentare la sua potenza a livello internazionale: ci sono anche la riduzione delle disuguaglianze sociali e il tentativo di rafforzare la propria immagine a livello internazionale, con progetti di integrazione e maggiore partecipazione ai summit mondiali.

L’attuale presidente continua il percorso iniziato da Lula da Silvia, per ottenere una maggiore stabilità macroeconomica, con l’adozione anche di un modello market friendly da non sottovalutare. La crescita economica del paese passa anche attraverso l’impegno di adeguare le infrastrutture del paese, di eliminare le disuguagliane sociali, con investimenti anche massicci di denaro pubblico. Il paese è anche facilitato nella sua crescita dall’abbondanza di risorse naturali.

La storia dei prossimi anni delle nuove potenze economiche emergenti andrà seguita con molta attenzione anche nei prossimi decenni, per poter capire come si evolveranno i loro sistemi, le loro reti di relazioni, i loro rapporti, anche in riferimenti agli stati stranieri, senza dimenticare che presto ai BRICS potrebbero unirsi altri stati emergenti dal punto di vista economico, come ad esempio Turchia e Indonesia (il primo paese, viste le dure e violente reazioni del potere alle proteste in piazza delle ultime settimane, condivide non solo la crescita del PIL con i colleghi Cina e Russia, ma anche un governo altamente repressivo).

I Brics. Che cosa sono?

Ci sono anche i Brics fra le tracce scelte per la maturità 2013. Ma cosa sono i Brics?

Il termine è l'acronimo di Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica. Confermata o meno la traccia, si tratta comunque di un'occasione per capire come vengono considerati (in particolare dal punto di vista cosiddetto occidentale) i paesi emergenti.

Il termine BRICS è stato coniato nel 2001 dall'economista di Goldman & Sachs Jim O'Neil, e includeva solo Brasile, Russia, India e Cina. O'Neil aveva individuato già all'inizio del nuovo millennio le economie emergenti in crescita continua ed esponenziale, al contrario dei grandi colossi mondiali alle prese con i primi sintomi della crisi economica. Più tardi, al club si è aggiunto anche il Sudafrica. Secondo O'Neil, nel 2040 i Brics supereranno per Pil i primi sei paesi più industrializzati, e d'altronde già oggi, con l'esclusione del Sudafrica, sono nella top ten delle economie mondiali.

I Brics si riuniscono ogni anno da cinque anni in un summit, che in breve tempo è diventato una sorta di nuovo G8, o di anti-G8, vista l'importanza che ha guadagnato in termini di visibilità e influenza delle decisioni. L'ultimo meeting si è tenuto lo scorso marzo a Durban, in Sudafrica.

Nel 2012, il gruppo Brics ha fatto registrare un incremento del Pil del 5,8%, nettamente superiore alla media mondiale del 3,5%, a quella europea dell'1,2% e all'1,6% degli Usa. C'è anche da dire che sul dato generale ha influito la crisi economica che ha colpito il Brasile, cresciuto solo dello 0,9%, e che ha rallentato la performance dei Brics, il cui Pil nel 2011 era cresciuto del 7,7%.

Se agli esordi erano considerati degli outsider in grado di contrapporsi allo strapotere dei colossi economici, oggi i Brics sono diventati loro stessi una potenza accusata di voler soppiantare i vecchi "padroni" usando gli stessi metodi imperialisti. In questo senso va anche la decisione, presa negli scorsi mesi, di creare una propria banca mondiale per finanziare i progetti comuni. Un passo che secondo alcuni prelude alla creazione di una nuova moneta da contrapporre al dollaro.

Anche dal punto di vista economico, i Brics si sono allineati ai vecchi colossi. Con l'eccezione del Brasile socialista, gli altri paesi applicano un modello neo-liberista unito spesso a un governo repressivo (vedi Russia e Cina). Nei prossimi anni, il gruppo potrebbe allargarsi e includere altri due paesi emergenti: Turchia e Indonesia.

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