Maturità 2013: i delitti politici, svolgimento del saggio breve

Dall'Arciduca d'Austria a Matteotti, da Kennedy a Moro, il delitto politico nella storia del '900

Maturita 2013 | Aldo Moro

Maturità 2013: Omicidi Politici, saggio breve di ambito storico-politico, svolgimento di Arianna Galati

Il codice penale definisce l'omicidio politico "ogni delitto, che offende un interesse politico dello Stato, ovvero un diritto politico del cittadino. È altresì considerato politico il delitto comune determinato in tutto o in parte da motivi politici". Il secondo caso, che indica le motivazioni politiche che muovono l'assassinio di un determinato soggetto, è noto nelle cronache storiche sia del nostro paese sia di nazioni estere: quattro omicidi possono essere presi ad esempio di delitti politici perfetti, in quanto operazioni che nascondevano motivazioni ben più profonde della semplice eliminazione di un soggetto scomodo.

Associare quattro personalità storicamente distanti come l'arciduca Francesco Ferdinando Giacomo Matteotti, John Fitzgerald Kennedy e Aldo Moro potrebbe essere un azzardo se non si leggesse dietro i loro omicidi la sottotraccia politica: tutti e quattro furono assassinati conto terzi da uno Stato che li riconosceva come disturbatori ulteriori di una situazione politica già fragile o instabile. Queste quattro morti determinarono concause storiche di proporzioni gigantesche, dall'avvio della Prima guerra Mondiale all'instaurazione della dittatura fascista in Italia, dalla fine delle illusioni dell'inviolabilità del potere americano fino alla distruzione dell'ala politica moderata degli anni di piombo del nostro Paese e sono la dimostrazione che lo Stato si ritorce sulle sue stesse idee di democrazia quando si tratta di eliminare degli uomini che sono anche un simbolo. Sono quattro morti che appartengono ad un disegno più grande e inviolabile della loro stessa eliminazione fisica e si inseriscono in quel quadro ampio che intendeva mantenere invariata la situazione politica dei Paesi dove avvennero gli omicidi.

I delitti politici sono solitamente ideati all'interno di un certo tipo di Stato che non intende modificare un corso di eventi vòlti a proprio favore. Francesco Ferdinando, arciduca d'Asburgo ed erede al trono imperiale d'Austra-Ungheria, era malvisto dai sudditi serbo-bosniaci, che vedevano nella sua ipotetica creazione del terzo polo slavo accanto a quelli austriaco e magiaro una sottomissione ulteriore delle province serba e bosniaca a favore di un'affermazione di quella croata; la morte di Francesco Ferdinando, dovuta al colpo di pistola sparato dal nazionalista serbo-bosniaco Gavrilo Princip dell'associazione politico-rivoluzionaria Mlada Bosnia, che voleva liberare la regione dalla dominazione austroungarica, segnò la fine dell'Impero e fu ilcasus bellidella Prima Guerra Mondiale. I fatti storici riportano che la morte di Francesco Ferdinando fu effettivamente un delitto politico: Gavrilo Princip fu il semplice esecutore dell'eliminazione fisica di un uomo che rappresentava un cambiamento nella concezione dell'Impero, un cambiamento che una parte delle alte cariche dei suoi sudditi non poteva accettare.

Per Giacomo Matteotti non è difficile parlare di omicidio politico: se ne autoaccusò lo stesso Benito Mussolini, capo del Governo dopo le elezioni del 1924 che il deputato socialista Matteotti aveva denunciato in un discorso alla Camera come votazioni violente, illegali, dominate dagli abusi degli squadristi fascisti. L'assassinio del simbolo di un'opposizione socialista che non aveva la minima intenzione di sottostare ai soprusi dei governanti fu opera della polizia politica fascista: Giacomo Matteotti fu ucciso a coltellate il 10 Giugno e abbandonato nella campagna romana, dove fu ritrovato solo nell'agosto del 1924. Nel 1925 Benito Mussolini, con un discorso alla Camera, dichiarò in tutta sostanza di aver contribuito a creare il clima di violenza che avrebbe condotto all'uccisione di Matteotti, chiedendo ai deputati di tradurlo davanti alla Suprema Corte con l'accusa di essere il mandante dell'omicidio. Questa palese sfida mise in imbarazzo i deputati, che non seppero cogliere l'occasione per far luce sul delitto, facendo sì che lo Stato liberale si autodistruggesse e dando avvio simbolico alla dittatura fascista.

Nel caso di John Fitzgerald Kennedy, l'omicidio politico è la manifestazione perfetta della contrapposizione di due forze opposte, dominate da poteri interni spesso poco chiari che vedono come complici diretti delle morti persone in ruoli chiave dei governi. Il presidente statunitense, inviso agli avversari della Destra conservatrice per la sua carica carismatica e progressista che aveva molta presa sulla società americana malgrado i risultati della sua politica non fossero dei più concreti, fu ucciso a Dallas, in Texas nel 1963, durante la propaganda elettorale per la rielezione del presidente. L'assassino, Lee Harvey Oswald, dichiarò di aver ucciso da solo, ma nel corso degli anni numerose teorie e accertamenti dei reali fatti mostrarono come la morte di Kennedy dovesse arginare l'espansione progressista negli stati più tradizionalmente conservatori, eliminando il simbolo stesso del sogno americano democratico.

Aldo Moro, ultimo in ordine cronologico, rappresenta l'anello debole di uno Stato che perse il concetto stesso di democrazia nei meandri di Servizi Segreti deviati e personalità politiche dubbiamente servitrici di quello stesso Stato che avrebbero dovuto difendere: il suo omicidio è un simbolo, così come le conseguenti interpretazioni semiotiche che vennero fornite su tutta la vicenda. Il rapimento dello statista della Democrazia Cristiana da parte delle Brigate Rosse, esponenti del terrorismo di sinistra che negli anni Settanta, assieme a quello di matrice fascista che aveva però modalità diverse, diede lo schiaffo definitivo alla lotta politica pacifica, era già di per sé la sfida aperta ad una linea di governo che vedeva nel secondo compromesso storico DC-PCI promulgato da Moro ed Enrico Berlinguer la chiave per la risoluzione dell'instabilità politica italiana. Aldo Moro fu ucciso il 9 Maggio 1978 e abbandonato in una Renault 4 rossa emblematicamente posta a metà strada tra la sede del PCI e quella della DC, a simboleggiare la morte di qualunque accordo possibile tra le due forze politiche.

All'analisi dei singoli casi di omicidio, numerosi sono i fili che li collegano: oltre a quello dell'uccisione di uomini-simbolo di cambiamenti rilevanti in quanto figure politiche di grande presa pubblica, non è difficile individuare la presenza di un certo tipo di Stato più o meno ufficiale e mascherato che si fa complice e mandante degli assassini materiali, restando più o meno impunito grazie all'autoprotezione che egli stesso si concede.

Aldo Moro e il rapimento, un articolo del Corriere della Sera

C'è un articolo del Corriere della Sera a proposito dei 55 giorni di rapimento di Aldo Moro fra le tracce dei temi della prima prova della maturità 2013.

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