Il ministro Cancellieri: "Amnistia, unica soluzione per le carceri"

Il Guardasigilli sul sovraffollamento carcerario: "Capisco le ragioni politiche, ma l'amnistia è l'unica soluzione".

Il ministro della Giustizia italiano Annamaria Cancellieri, intervenendo oggi pomeriggio a Radio Radicale, ha espresso nuovamente, ma questa volta in modo netto e deciso, la propria personale ricetta per risolvere il drammatico sovraffollamento carcerario che stringe in una morsa di illegalità di fatto tutti i detenuti nelle patrie galere.

Già ieri, sempre a Radio Radicale, la ex deputata Rita Bernardini aveva spiegato che lo stesso ministro Cancellieri, in un incontro privato ieri pomeriggio, le aveva ribadito il senso di un provvedimento di amnistia, nel pieno rispetto costituzionale, come unico strumento giuridico in grado di risolvere nell'immediato la drammatica situazione delle carceri.

"Al di là delle considerazioni che appartengono al Parlamento e che sono strettamente politiche e quindi è giusto che sia il Parlamento a decidere qualsiasi provvedimento di clemenza, io credo che sarebbe l’unica soluzione, la strada maestra, per respirare un attimo e poter ripartire bene. Però il problema è squisitamente politico e non mi appartiene, ma sarebbe la soluzione tecnica più semplice e più efficace."

Un panorama, quello carcerario, fortemente critico: oltre 66.000 persone detenute (24.000 in attesa di giudizio, quindi innocenti in base all'ordinamento italiano) a fronte di 47.000 posti disponibili, solo nel 2013 i detenuti morti di e in carcere sono ben 82 (24 i suicidi). Una condizione di degrado assoluto se pensiamo, come ha scritto Ascanio Celestini sul Fatto del 13 giugno, che in Italia i detenuti stanno in 7 metri quadri a testa, mentre i maiali ne hanno 6.

Una condizione che i Radicali hanno portato fin dentro alle elezioni, inascoltati (salvo a posteriori), proponendo l'amnistia come unica soluzione a quella che il leader Marco Pannella (attualmente svolge l'ennesimo sciopero della fame per denunciare questa situazione silenziosamente drammatica). Un'ipotesi che Rita Bernardini ha cercato, anche come non eletta, di portare avanti nelle sedi istituzionali adeguate, fino al Guardasigilli.

La posizione di Annamaria Cancellieri è forse un unicum nel panorama istituzionale e politico italiano: già il presidente Napolitano, da due anni oramai, chiosa pubblicamente, e periodicamente, sulla questione carceri, ma sottolineando ad ogni occasione:

"Non ci sono i presupposti politici per un provvedimento di amnistia."

secondo molti però dimenticando in parte il suo ruolo, di garante della Costituzione che prevede un trattamento carcerario umano e rispettoso dei diritti fondamentali o, in alternativa, da proprio al Presidente della Repubblica gli strumenti per decretare l'amnistia senza passare dal Parlamento.

Ma anche sui numeri c'è grande confusione: come spiegato dallo stesso Guardasigilli a Rita Bernardini infatti, il ministro si direbbe convinto che i dati del DAP (Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria) sulla capienza regolamentare siano gonfiati: sarebbero molti meno dei 47.000 dichiarati. Bernardini, in una nota su Facebook, ha poi spiegato le intenzioni del ministro:

"Sosterrà fino in fondo il decreto che ha preparato e che di fatto smantella la ex Cirielli sulla recidiva così come l'emendamento che ha presentato alla Camera che eleva da 4 a 6 anni la pena edittale massima per accedere alla carcerazione domiciliare (irrogata come pena), alla messa alla prova e ad altre pene alternative al carcere. Purtroppo, l'ex ministro Alfano già le sta mettendo i bastoni fra le ruote."

Al question time di oggi alla Camera inoltre il ministro della Giustizia ha dichiarato che il carcere deve essere considerato l'extrema ratio e ha spiegato come il decreto svuota-carceri del governo Monti abbia ottenuto risultati incoraggianti:

"Sono 11.000 i detenuti che hanno usufruito degli arresti domiciliari, mentre le detenzioni brevi sono passate dal 30% al 13 per cento."

Eppure di carcere si continua, ogni giorno, a morire: di stenti, di tristezza, di malinconia, di solitudine, di botte, di malattia, qualunque sia la causa è inumano che si debba terminare i propri giorni tra le sbarre di una cella, sopratutto di una cella di Regina Coeli o di Poggioreale. Ciò che manca nelle carceri è l'assistenza, è la rieducazione: il ministro ha sottolineato anche questo al question time di oggi, focalizzandosi come, in carcere, serva il lavoro per aiutare chi è finito dentro ad uscire pronto per una nuova vita. Il decreto, ha inoltre sottolineato il ministro, non "svuoterà" nulla (per quello servirebbero amnistia ed indulto), semplicemente "non introduce". Una goccia nel mare.

Non sono mancate le reazioni alle parole del ministro Cancellieri: Sandro Gozi, del Pd, ha ricordato la procedura di infrazione europea sulle carceri italiane, ma non è apparso fiducioso:

"Il sovraffollamento delle carceri italiane é una priorità assoluta e il tira e molla che emerge tra i ministri Alfano e Cancellieri non preannuncia nulla di buono."

Matteo Bragantini, vicepresidente del gruppo Lega Nord a Montecitorio, si è invece detto assolutamente contrario:

"Noi siamo assolutamente contrari a qualsiasi ipotesi tesa a favorire i delinquenti."

forse dimenticando che, in questo caso, il primo a delinquere è lo Stato italiano (e lo dice la Corte Europea dei diritti dell'Uomo).

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