Ore 12 - Berlusconi-Veltroni: chi ride e chi piange dopo lo strappo

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Riguarda una persona, non una qualsiasi perché è Silvio Berlusconi. Ma quanto è successo ieri non ha niente di personale: è una questione tutta politica. Pur di evitare una sentenza di (probabile) condanna, seppure di primo grado, a Berlusconi nel processo Mills, il governo (tutto il governo) ha di fatto deciso di far saltare il dialogo avviato con Veltroni e il Partito democratico, di incrinare il rapporto “costruttivo” con il capo dello Stato Napolitano, di riproporre la spaccatura dell’Italia.

E’ giocoforza che si passa dal dialogo al conflitto, dal confronto allo scontro. Il Premier non ha voluto procedere per via parlamentare per mettere le massime cariche dello Stato al sicuro dai processi durante il loro mandato perché avrebbe rischiato di far passare una legge fuori tempo “utile” a se stesso: la sentenza a suo carico (quella del processo Mills) sarebbe arrivata prima della legge. Tutto qui. E non è poca cosa.

Da lì la scelta di forzare e tirare dritto con la norma ad personam o, come dice qualcuno, ad processum. Con una sentenza di condanna che (molto probabilmente) sarebbe giunta entro il 2009, Berlusconi sarebbe stato coperto da una “macchia” indelebile, comunque in grado di precludergli il sogno di arrivare sulla soglia del Quirinale.

Insomma, invece di procedere con riforme ragionate e discusse in Parlamento, anche sul delicato nodo della giustizia, si avanza con l’accetta. Che, si sa, invece di costruire, demolisce. Invece di ricucire, strappa.

E’, paradossalmente, una boccata d’ossigeno per Veltroni, cui viene offerto su un piatto d’argento la possibilità di sfilarsi dal dialogo che lo stava soffocando. E’ una spinta agli ululati giustizialisti di Di Pietro. Si riscaldano a bordo campo, quelli dei “girotondi”. Rulla il tam tam degli “avanti popolo alla riscossa”.

Ci avviamo verso quell’ “autoritarismo popolare e quella democrazia demagogica” paventata oggi dal direttore di Repubblica Ezio Mauro? Comunque si ritorna ai “bei tempi” andati: pro e contro il Cavaliere. O di qua o di là. E’ questa l’Italia, bellezza!

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