Processo Ruby, oggi la sentenza: per Berlusconi o per il governo?

Non è solo l’Italia voieristica quella che oggi attende – spaccata in due – la sentenza del tribunale di Milano sul caso Ruby. Nel palazzo, tutti, a cominciare dall’imputato Berlusconi (che rischia 6 anni), ostentano la calma dei “furbi”, come se la cosa riguardasse altri, come se il verdetto fosse ininfluente sul piano politico e istituzionale.

Ma è così? Quando un ex premier, attuale leader del centro destra componente essenziale della maggioranza di governo, una personalità complessa dal carisma e dal potere economico e mediatico straordinari, deve rispondere dei reati di concussione e prostituzione minorile delle due l’una: o stiamo vivendo la scena di un film surrealista con i giudici ideologizzati che giocano all’accanimento contro un … “povero” indifeso o l’uomo che è stato (ed è) il principale protagonista del Paese negli ultimi 20 anni ha sempre preso tutti per i fondelli utilizzando la democrazia a proprio uso e consumo.

A questo punto la domanda è: Berlusconi rischia 6 anni, quando rischia il governo, quando rischia il Paese?

In caso di (più che probabile) sentenza negativa, sul Cav calerebbe la mannaia distruttrice sul piano politico, e non solo. Può uno come Berlusconi accettare sic et simpliciter una tale conclusione? Evidentemente no. In epoche passate, con le dovute differenze, Craxi scelse la via dell’esilio e Forlani e altri accettarono, come bravi chierichetti, l’onta dei servizi sociali.

Ma il Ghe pensi mi è di un’altra pasta, non collegherà direttamente la sentenza odierna alle sorti dell’esecutivo: ci penserà il buon e solerte Alfano a eseguire gli ordini per lo strappo a Letta. Gli argomenti? Basta scegliere, dai sondaggi che danno il Pdl sotto di 2 punti perché le larghe intese e il governo che “non agisce” non pagano, dall’Iva all’Imu passando per la Idem e via andando. Basta sfogliare i petali dell’agenda del governo per cogliere al volo il pretesto, mandando Letta a casa. E buonanotte ai suonatori. E poi? Poi di nuovo alle urne. Dove tutto può accadere, anche un plebiscito per il Cav. Capito?

Ma non basta. Oggi la sentenza sul caso Ruby; giovedì la Cassazione che riprende in mano i fascicoli relativi al lodo Mondadori e al maxi risarcimento di 560 milioni a De Benedetti; sempre giovedì l’udienza preliminare per il rinvio a giudizio sul caso De Gregorio; quindi la Cassazione sul procedimento Mediaset dopo che la Corte costituzionale gli ha stracciato sotto il naso il ricorso per legittimo impedimento. La telenovela continua. E la tensione sale, come l’afa.

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