Ore 12 - 2012, Italia dove vai?

altroStando ai dati, solo il 18 per cento degli italiani ha ascoltato il discorso di fine d’anno di Giorgio Napolitano. E l’altro 82 per cento era impegnato ai fornelli per il cotechino o intento ad agghindarsi per il veglione di mezzanotte?

Fatto sta che il distacco fra cittadini e “palazzo” è giunto al limite, ancora un passo e siamo a un punto di non ritorno. Persino il capo dello Stato non riesce più a recuperare il solco provocato dalla casta politica, da questi ultimi quasi venti anni di bipolarismo coatto segnati dal berlusconismo ma anche dall’inconsistenza della sinistra e zone limitrofe. Questa Italia che s’affaccia al 2012, è più debole e peggiore da quella del dopoguerra ad oggi.

Non è solo la tenaglia della crisi economica internazionale. C’è un tarlo che ha corroso nel profondo la società italiana e si rischia oggi di non ritrovare la propria identità nazionale e la propria volontà di “recupero” e di “ripresa”, morale prima che materiale. Lo sfascismo della Lega e di partiti personali come l’Idv, la irresponsabilità camuffata e il proposito di rivincita di Berlusconi, il piede di qua e il piedi di là del Pd, i sermoni paludati del Terzo Polo che non c’è, rischiano di far saltare il governo Monti e di far precipitare l’Italia nel buio può profondo.

Il 2012 è un anno difficile, con profonde crepe sociali e una forte incertezza sul destino della stessa Europa. Si rischia l’avvitamento esiziale recessione-inflazione. Ma guai cadere nel pessimismo. Sappiamo bene che c’è un’Italia che tira la carretta, onesta e laboriosa, trasversale per ceti sociali ed età, che resiste. Lo dimostrano mille fatti, a cominciare da un Made in Italy che esporta ed è ai vertici internazionali in molti settori con molti prodotti. Resiste, ma fino a quando se la politica resta avvitata su se stessa convinta di lucrare sul lavoro “sporco” affidato a Mario Monti e al suo governo di professori?

Non si ricostruisce senza una nuova solidarietà che non decolla se permangono ingiustizie e iniquità che anche la manovra economica di Monti non recupera. L’emergenza deve spingere a riprendere fiato per tornare a correre. Ma di emergenza continua si può anche morire.

Berlusconi, dopo i guasti prodotti, farebbe meglio a tacere. Ma Bersani e gli altri farebbero meglio a dare un forte e inequivocabile segnale di chiarezza. L’Italia non si schioda dalla sua crisi profonda se il sistema politico non esce dalla palude in cui annaspa, comatoso. I partiti devono dire oggi, anche prima di Monti (non è proibito...) quali sono le misure per andare oltre il rigore dei conti e imboccare la via della ripresa e dello sviluppo. Dire chi e dove colpire per salvare il Paese. Quali riforme? E’ l’ora di metterci la faccia, non solo nascondersi dietro quella di Monti.

Dopo Ciampi, nel ’94, arrivò Berlusconi. Vogliamo il replay, con la democrazia messa nel cestino dei rifiuti e gli italiani con la museruola e in braghe di tela?

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