Egitto, festa nelle piazze: Mohamed Morsi non è più presidente

Le proteste hanno avuto l'effetto sperato. Il presidente egiziano Mohamed Morsi è stato posto agli arresti domiciliari dall'Esercito, la piazza ha vinto.

Si chiude oggi, 3 luglio 2013, il mandato del primo presidente egiziano eletto democraticamente dopo il colpo di Stato di 30 mesi fa che portò alle dimissioni di Hosni Mubarak, fattosi da parte dopo 30 anni di potere incontrastato.

Il primo esperimento di democrazia post-Mubarak si è rivelato un fallimento. Scelto dal popolo col 51% dei voti, Mohamed Morsi si era prefissato l'obiettivo di ridare dignità ai cittadini egiziani in uno Stato "non teocratico", ma che facesse comunque riferimento diretto alla Sharīa, la Legge coranica.

L'ormai ex presidente, profondamente religioso, ha rischiato però di seguire i passi del suo predecessore e in appena dodici mesi di mandato, complice anche l'azione di intermediazione tra Ḥamās e Israele per il conflitto esploso a Gaza, si attribuì enormi poteri in campo politico e giudiziario a suon di decreti presidenziali.

I cittadini si sono resi presto conto che la democrazia che cercavano non era quella professata da Mohamed Morsi e le proteste sono state inevitabili. L'Esercito si è ritrovato nuovamente col futuro nel Paese tra le mani e, come già accaduto nel 1952 e 30 mesi fa col colpo di Stato che portò alle dimissioni di Mubarak, è nuovamente intervenuto nel modo che gli è più congeniale: intimare al Presidente di dimettersi e prendere in mano il potere in vista delle nuove elezioni.

Oggi, mentre i cittadini egiziani festeggiano e gli esponenti dei Fratelli Musulmani fanno sapere che intendono opporsi a questo colpo di Stato, l'Egitto ha un nuovo presidente ad interim, il 68enne Adly Mansour, presidente della Suprema Corte Costituzionale.

Ora il Paese può nuovamente cominciare a pensare di intraprendere quel reale percorso di rivoluzione democratica auspicato con le ultime elezioni e tramontato pochissimi mesi dopo.

21.14 - Come anticipato nel corso di questa diretta, l'Esercito ha confermato la roadmap già trapelata. Mohamed Morsi è stato destituito, la Costituzione è stata sospesa temporaneamente e verrà creato a breve un consiglio presidenziale ad interim che si occuperà di portare avanti il Paese in attesa delle elezioni presidenziali anticipate.

21.02 - L'Esercito conferma ufficialmente che Mohamed Morsi non è più presidente dell'Egitto da due ore.

20.52 - il quotidiano filo-governativo al-Ahram cita una fonte anonima secondo la quale alle 17 di oggi l'Esercito avrebbe comunicato a Morsi che da quel momento in poi non sarebbe più stato Presidente.

20.32 - l'agenzia di stampa MENA rivela che l'annuncio ufficiale dell'Esercito sarà fatto in presenza dei leader militari e personalità di rilievo del gruppo Tamarod, il movimento ribelle che ha guidato le proteste.

20.23 - in attesa dell'annuncio ufficiale previsto tra una mezz'ora circa, l'esercito egiziano ha diffuso una nota via Facebook in cui nega fermamente di aver sparato contro i manifestanti a favore di Morsi, come trapelato in giornata:

Queste accuse sono del tutto false, mere bugie e montature.

20.15 - l'agenzia di stampa ufficiale egiziana MENA ha riferito che la roadmap politica sarà annunciata a breve dal leader dell'opposizione Muhammad al-Barade'i, Premio Nobel per la pace nel 2005 e attuale coordinatore del Fronte di Salvezza Nazionale.

20.03 - La TV di Stato egiziana, da ore sotto il controllo dei militari, trasmette ciclicamente i numeri dell'esercito da contattare in caso di emergenza.

Il presidente Morsi agli arresti domiciliari

19.55 - Anche gli Stati Uniti intervengono sulla questione egiziana e tramite il portavoce del Dipartimento di Stato Jen Psaki fanno sapere di essere "molto preoccupati" per quanto sta accadendo in queste ore e rivolgono al presidente Morsi l'invito a fare di più per venire incontro alle esigenze dei manifestanti:

La situazione in Egitto rimane fluida e gli Stati Uniti non possono confermare se sia in corso o meno un colpo di stato militare.

La conferma degli Stati Uniti, dall'altra parte dell'oceano, non era richiesta né era necessaria per capire cosa sta accadendo in questi istanti in Egitto.

19.45 - il tanto atteso comunicato dell'Esercito, quello che farà il punto della situazione alla luce degli eventi delle ultime quattro ore, è atteso per le 21 di oggi.

19.42 - Ecco un'immagine significativa di piazza Tahrir in questo momento. Migliaia di cittadini stanno festeggiando il colpo di Stato e la caduta del presidente Morsi. Fuori d'artificio illuminano la città a giorno, mentre l'Esercito tiene sotto controllo la situazione impedendo l'accesso alla piazza ai sostenitori di Morsi.


19.38 - Amr Zaki del Partito Libertà e Giustizia, il partito dei Fratelli Musulmani, ha confermato alla stampa che Morsi si trova nel palazzo presidenziale, mettendo fine alle indiscrezioni secondo le quali non si avevano più sue tracce.

19.24 - l'Esercito egiziano, sono fonti locali a rivelarlo, ha eretto delle barricate di filo spinato intorno alla caserma in ci stava lavorando il presidente Morsi. Veicoli militari stanno sbarrando la strada ai tanti sostenitori della Presidenza giunti nelle vicinanze per dimostrare il loro supporto.

18.59 - Uno dei consiglieri più vicini a Mohamed Morsi ha rivelato alla stampa di non sapere dove sia finito il Presidente. Fonti locali confermano invece che Morsi si trovi ancora nel palazzo presidenziale controllato a vista dai militari dell'Esercito.

18.50 - Alcuni reporter segnalano violenti scontri nei pressi dell'Università del Cairo, già teatro di sangue la notte scorsa. Manifestanti pro-Morsi si starebbero scontrando con un gruppo di cittadini che stavano festeggiando per la caduta del Governo. L'Esercito, però, non sarebbe ancora intervenuto.

18.25 - Fonti ufficiali hanno rivelato a BBC Arabic che l'aeroporto cittadino ha ricevuto ordine di non lasciar partire qualunque politico vicino ai Fratelli Musulmani, senza fornire nomi specifici.

18.20 - Gehad al-Haddad, portavoce del movimento dei Fratelli Musulmani, ha confermato via Twitter che in Egitto è in atto un "colpo di stato militare". I carri armati, scrive, hanno iniziato a girare per le strade del Cairo. Le foto in arrivo dai social network ne sono la prova.


18.00 - le conferme arrivano da tutte le parti. La Presidenza di Mohamed Morsi è finita. Il tanto annunciato colpo di Stato è avvenuto e i cittadini continuano a festeggiare ininterrottamente da un'ora, pronti per un nuovo capitolo che si appresta a cominciare.

17.41 - il New York Times cita fonti ufficiali della sicurezza egiziana e spiega che i militari hanno imposto al presidente Morsi e al suo vice Khairat el-Shater il divieto di viaggiare al di fuori dell'Egitto.


Anche Agence France-Presse conferma via Twitter il divieto di espatrio imposto dall'Esercito:


17.35 - L'americana ABC News conferma la notizia dell'arresto di Morsi citando comunicazioni della tv di Stato egiziana.

17.24 - le indiscrezioni si fanno sempre più insistenti: il presidente Mohamed Morsi è agli arresti domiciliari. I cittadini hanno vinto, l'Esercito è intervento come promesso e ha arrestato il presidente dopo appena un anno di mandato. Al di là della confermata arrivata dal quotidiano Al Hayat, però, non si hanno comunicazioni ufficiali. I cittadini continuano a festeggiare in modo pacifico, segno che qualunque intervento sia stato adottato dall'Esercito - arresto o meno - la Presidenza di Morsi è finita.

17.20 - Piazza Tahir è esplosa in un boato di festa, pare in seguito a una comunicazione non ancora ufficializzata. Secondo le indiscrezioni il Presidente Morsi potrebbe essersi dimesso, ma al momento non si hanno comunicazioni in tal senso. Secondo il quotidiano egiziano Al Hayat il presidente sarebbe stato arrestato e posto ai domiciliari. Che sia questa la fine della presidenza di Morsi?

Aggiornamento 16.50 - la Presidenza ha rilasciato un comunicato sulla propria pagina Facebook in cui ribadisce il diritto di Morsi di restare al potere e accusa ancora una volta l'opposizione di aver rifiutato un dialogo. La proposta di Morsi, quindi, è quella di formare un governo di coalizione.

3 luglio, ore 16.30 - l'ultimatum dell'esercito al presidente egiziano Morsi è scaduto. L'annuncio dei militari, atteso proprio per le 16.30, è stato rimandato di mezz'ora. Il destino del Paese si conoscerà alle 17.

La situazione nelle piazze, intanto, continua ad essere tesa. Da un lato ci sono i cittadini che chiedono le dimissioni di Morsi, dall'altra i sostenitori del Presidente, anche loro scesi in piazza per manifestare il loro dissenso contro le proteste che proseguono ormai da giorni.

Egitto, alle 16.30 scade l'ultimatum dell'esercito

3 luglio, ore 15.30 - Cresce l'attesa e Piazza Tahir, simbolo delle proteste egiziane, si riempie di minuto in minuto. I carri armati dell'Esercito, pronti a intervenire allo scadere dell'ultimatum, hanno circondato la sede della TV di Stato egiziana e tutto il personale, escluso quello impegnato nelle dirette tv, è stato evacuato.

3 luglio, ore 15.00 - manca ormai poco più di un'ora alla scadenza dell'ultimatum dell'Esercito e il presidente Morsi non mostra segni di cedimento. Dopo il discorso trasmesso alla tv di Stato, Morsi si è chiuso nel silenzio e si fanno sempre più insistenti le indiscrezioni secondo le quali il messaggio sarebbe stato registrato in precedenza e Morsi sarebbe già lontano. Non ci sono conferme e è evidente che un'azione del genere sarebbe del tutto incompatibile con l'intenzione di "morire per la democrazia" espressa stamattina.

Si preannuncia una giornata storica per l'Egitto. Alle 16.30 di oggi scadrà l'ultimatum dato dall'esercito al presidente Morsi. Se entro quell'ora non avrà presentato le sue dimissioni, saranno le forze armate a destituirlo.

La tabella di marcia è chiara: si prospetta un processo di transizione che potrebbe durate fino a 12 mesi caratterizzato dalla sospensione della Costituzione e la creazione di un consiglio presidenziale ad interim composto da tre membri e presieduto dal presidente della Corte Costituzionale, Adli Mansour

Il Paese, scrive il quotidiano egiziano al-Ahram, avrà un governo neutrale guidato da un capo militare. Sono in programma, secondo lo scenario prospettato dall'esercito, modifiche alla Costituzione che porteranno alle elezioni presidenziali anticipate entro pochi mesi.


La tensione nelle piazze del Paese cresce col passare delle ore. Piazza Tahir, il luogo simbolo delle proteste, è invasa da cittadini che chiedono in coro le dimissioni di Morsi.

Notte di scontri al Cairo: 16 morti

E' salito a 16 morti il bilancio degli scontri cominciati nella serata di ieri nel quartiere Giza de Il Cairo, a due passi dall'università della capitale. A darne la triste notizia è stato il ministero della Sanità egiziano, che ha confermato anche come oltre 200 persone sarebbero rimaste ferite, alcune in modo grave.

La situazione in città si fa sempre più incandescente e le prossime ore saranno cruciali per il futuro del Paese: oggi scade l'ultimatum imposto al presidente Mohamed Morsi dall'esercito, ma il capo di Stato egiziano sembra intenzionato a proseguire per la sua strada senza lasciarsi intimorire e senza curarsi delle conseguenze che le sue azioni avranno sul Paese e sui cittadini.

Morsi ha ribadito la sua posizione in un discorso trasmesso in diretta dalla tv di Stato, poche parole per precisare che non cederà alle richieste che arrivano un po' da tutti i fronti:

Non mi lascerò dare ordini, né dall'interno né dall'estero. Sono il primo leader dell'Egitto eletto democraticamente e solo la legittimazione costituzionale garantisce che non ci sarà guerra civile. Ho fatto degli errori, ma non ho altra opzione che l'eseguire le responsabilità che gli sono state democraticamente attribuite: proteggerò la legittimità, il prezzo è la mia stessa vita.

L'opposizione sceglie El Baradei

Aggiornamento 23.12 - Scorre rapidamente l'orologio per il presidente Mohamed Morsi, che dovrebbe dimettersi entro 24 ore come chiesto dall'esercito ieri. Nel frattempo alcune fonti riportano dei violenti scontri al Cairo ed in altre città egiziane.

In serata, nel quartiere Giza della capitale, si sarebbero verificati scontri tra i Fratelli musulmani, sostenitori del presidente Morsi, e manifestanti dell'opposizione laica e secolarista: negli scontri sarebbero morte 7 persone, ma sarebbero decine quelle ricoverate d'urgenza con ferite di arma da fuoco. La posizione dell'Esercito inoltre è osteggiata dai Fratelli musulmani, che chiedono a Morsi di non cedere al tentativo di "colpo di stato".

Aggiornamento 20.12 - Il Segretario di Stato Usa John Kerry non starebbe spingendo per nuove elezioni, ma auspicherebbe lo sviluppo in Egitto di un reale percorso democratico. Secondo quanto reso noto dal Dipartimento di Stato americano Kerry avrebbe incontrato il suo omologo egiziano Amr, cui avrebbe suggerito di prestare maggiore attenzione alle richieste dei cittadini in piazza.

Le voci sulle pressioni di Washington per le elezioni anticipate sono state definite "inaccurate".

Aggiornamento 17.51 - In una nota diffusa su internet l'opposizione egiziana, in piazza per protestare contro il governo di Mohamed Morsi, ha declinato la sua proposta di rappresentanza nei negoziati sul futuro dell'Egitto: Mohamed el-Baradei, premio Nobel per la Pace nel 2005 ed ex capo dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica. Solo pochi giorni fa era stato lo stesso el-Baradei, sul solito Twitter, a condannare in toto le violenze in piazza:


Il Fronte 30 giugno, che raccoglie vari gruppi di opposizione tra cui il movimento Tamarod, ha affidato ad el-Baradei, già coordinatore del Fronte di Salvezza Nazionale, il compito di rappresentare le richieste del popolo egiziano e di delineare uno scenario adeguato per affrontare la "road map" di uscita dalla crisi politica del paese.

Secondo fonti dello Stato maggiore dell'esercito, qualora Morsi non rispettasse l'ultimatum imposto ieri si potrebbe arrivare allo scioglimento del parlamento, alla sospensione della Costituzione: come scrivevamo, è l'Esercito che in realtà controlla il destino dell'Egitto.

Il premier mette il mandato a disposizione

Aggiornamento 13.23 - Il premier egiziano Hisham Qandil ha messo a disposizione il suo mandato nella mani del presidente Mohamed Morsi, se queste possono contribuire ad allentare la crisi in atto. Lo riferiscono fonti della presidenza egiziana.

Morsi è sempre più isolato politicamente e istituzionalmente: le defezioni di 5 ministri e 2 portavoce, e la possibilità di dimissioni del primo ministro, stanno fortemente compromettendo la tenuta del governo egiziano. Il presidente degli Stati Uniti Obama auspica una soluzione pacifica mentre l'Alto commissario per i diritti umani dell'Onu ha lanciato un appello al presidente Mohamed Morsi affinchè ascolti la piazza e si avvii un serio dialogo istituzionale.

Fronte di opposizione egiziano non vuole un golpe militare ma nuove elezioni presidenziali, come precisato dal portavoce Khaled Daoud:

"La democrazia non riguarda solo le urne. Quello che almeno 15 milioni di persone dicono e' che il presidente Morsi ha abusato della fiducia che i cittadini gli hanno dato col voto e ora chiedono che vada via."

ha detto Daoud, chiedendo che le forze armate proteggano tutti gli egiziani.

Morsi respinge l'ultimatum

Il ministro degli Esteri Moahmed Kamel Amr ha presentato le sue dimissioni irrevocabili questa mattina, l'ennesimo pezzo del governo Morsi ad abbandonare la nave: Amr era stato nominato nel 2011 proprio dal Consiglio Supremo delle Forze Armate. Lo ha riferito l'agenzia Mena.

In questo senso le sue dimissioni sono un atto di "obbedienza" all'ultimatum dell'esercito. Ultimatum respinto al mittente dallo stesso Presidente Mohammed Morsi già ieri sera, spiegando come non è sua intenzione "mollare" di un centimetro, spiegando inoltre come intenda continuare nel suo programma di riconciliazione nazionale.

In una nota in risposta al comunicato dell'Esercito di ieri sera la Presidenza ha affermato che quel messaggio potrebbe essere equivocato ed ha condannato ogni dichiarazione potenzialmente dannosa per il clima già rovente nel paese, che possa accrescere le già profonde spaccature nella società egiziana:

"Il Presidente si consulterà con tutte le forze del Paese per assicurare un patto di cambiamento democratico e la protezione del popolo."

queste le uniche garanzie di Morsi. I suoi sostenitori ed i Fratelli Musulmani hanno plaudito alla decisione del presidente; come detto da Yasser Hamza "il tempo dei militari è finito". Una tensione che non accenna dunque a placarsi: 29 mesi ininterrotti di mobilitazione, in parte eterodiretta dall'Esercito, non possono certamente essere risolti con ultimatum ed obbedienza cieca all'establishment.

Ultimatum dell'esercito a Morsi: "accordo entro 48 ore"

La situazione in Egitto si fa sempre più incandescente. Gli oppositori non sono gli unici ad avere lanciato un ultimatum al Presidente egiziano Mohamed Morsi. Se da un lato c'è il movimento ribelle Tamarod che chiede a gran voce le dimissioni di Morsi e gli ha dato tempo fino alle 17 di domani per farlo, dall'altro c'è l'esercito egiziano che nel tardo pomeriggio di oggi ha diramato un comunicato, letto alla tv di Stato, con cui ha intimato alle forze politiche di dare una risposta delle richieste del popolo trovare un accordo con gli oppositori.

Se le forze politiche non forniranno una risposta concreta alla crisi in atto entro il termine stabilito, le forze armate saranno "obbligate a presentare una road map la cui applicazione sarà controllata direttamente". Un colpo di Stato, insomma, che si potrà evitare se Morsi deciderà di muoversi per mettere fine a queste violente proteste che hanno già fatto quindici vittime e hanno portato al ferimento di oltre 600 persone.

Intanto il Governo cade a pezzi. Cinque ministri - Turismo, Rapporti col parlamento, Telecomunicazioni, Ambiente e Risorse idriche - hanno presentato una lettera di dimissione in cui spiegano di essere contrari alla politica del Governo e di volersi unire alle proteste dei cittadini.

Ultimatum dell'opposizione a Morsi: "vada via entro le 17 di domani"

1 luglio 2013 - si è notevolmente aggravato il bilancio degli scontri in Egitto. Il numero dei morti, secondo quanto riferito da fonti mediche locale, è salito a sette, mentre i feriti sarebbero più di 600. Cinque persone sono rimaste uccise a sud del Cario - 4 ad Assiut, uno a Beni Suef - e altre due sono morte nell'assalto al quartier generale dei Fratelli Musulmani, dato alle fiamme a suon di molotov, come denunciato dagli stessi sostenitori di del presidente Morsi, da almeno 150 manifestanti.

Intanto il movimento ribelle Tamarod ha diffuso un nuovo comunicato in cui chiede ancora una volta le dimissioni del Presidente egiziano Mohamed Morsi. Stavolta, però, si tratta di un vero e proprio ultimatum. Pena: disobbedienza civile.

Diamo a Mohamed Morsi fino alle 17 di martedì 2 luglio per lasciare il potere e permettere alle istituzioni statali di preparare le elezioni presidenziali anticipate.

La giornata di domani si preannuncia quindi ancora più tesa e sanguinolenta di ieri.

Scontri in piazza, un morto

Aggiornamento 21:28 - Secondo quanto dichiarato da un portavoce militare alla televisione egiziana l'esercito ha dichiarato lo stato di massima allerta per tutte le sue unità e stabilito una task force operativa congiunta tra il Capo di stato maggiore ed il ministro della Difesa Abdel Fattah el Siss.

I Fratelli musulmani intanto denunciano l'opera di 150 manifestanti, che hanno dato fuoco con molotov alla loro sede del Cairo: la decisione dell'esercito è stata presa proprio in virtù degli scontri che si stanno verificando in tutto il paese, per seguire la situazione e assicurare lo spiegamento il più rapido possibile in caso di crollo della sicurezza.

Aggiornamento 20:32 - Si stanno verificando scontri in numerose piazze egiziane, oggi mobilitate su invito del movimento Tamarod contro "il regime del presidente Morsi": in particolare si sarebbero create tensioni tra i due schieramenti in piazza, tra chi inneggiava a Morsi e tra chi lo conestava.

Il bilancio è al momento terribile: un morto, trenta feriti negli scontri a Beni Suef,nell'alto Egitto, città in cui sono state date alle fiamme due sedi dei Fratelli Musulmani, il partito che ha portato al potere Mohammed Morsi dopo la caduta di Mubarak.

A Il Cairo è assaltata la sede dei Fratelli musulmani con lancio di bottiglie incendiarie: al momento l'edificio è in fiamme. Si sono verificati scontri tra manifestanti e con la polizia: il Fronte di salvezza nazionale, l'opposizione al presidente Morsi invoca un atteggiamento più pacifico ed invita a restare in piazza. La tensione si è alzata progressivamente durante tutto il corso della giornata, fino a degenerare negli scontri di questa sera, in un certo senso "annunciati".

Aggiornamento 17:30 - Sono decine di migliaia le persone in piazza Tahrir e non solo, decine di migliaia di voci che chiedono all'unisono le dimissioni del presidente Mohammed Morsi. Al momento non sono stati segnalati incidenti e scontri; la polizia fa sapere di aver provveduto al sequestro di svariati tipi di oggetti atti ad offendere: ssplosivi, armi da fuoco e anche colpi di artiglieria.

Sarebbero state inoltre fermate ed arrestate 17 persone armate, che si stavano recando ad una manifestazione pro-Morsi: erano tutti su di minibus da Alessandria verso Il Cairo per partecipare al raduno della piazza di Rabea Adauiya, nel quartiere cairota di Nasr City. Il palazzo presidenziale di Ittahadeya è stato completamente blindato con muraglioni di cemento armato.

La giornata di mobilitazione imponente ricorda quelle enormi mobilitazioni che portarono alla cessione del potere da parte di Hosni Mubarak. Decine di migliaia di persone sono scese in piazza anche ad Alessandria, Port Said, Sharkiya, Kafr el Sheikh, Gharbiya, Menoufiya.

Egitto, giorno di mobilitazione contro Morsi

Ieri è stata una giornata difficile per l'Egitto: otto morti, centinaia di feriti e di arrestati, una tensione che sale costantemente nel regno che fu dei faraoni prima e di Mubarak poi, l'ultimatum di Mahmud Badr, leader di Tamarod, la repressione del Presidente Morsi.

Oggi l'Egitto, o meglio una parte di esso, scenderà nuovamente in piazza per chiedere, nuovamente, le dimissioni del presidente Mohammed Morsi: il movimento Tamarod sostiene di aver raccolto 22 milioni di firme contro il presidente (eletto appela un anno fa) e di essere intenzionato, con ogni mezzo, a togliergli lo scettro del potere.

Otto marce da quartieri diversi del Cairo convergeranno su piazza Tahrir, dove sono già assiepate alcune migliaia di persone, e al palazzo presidenziale di Ittahadeya, mentre continua il sit-in delle forze islamiche pro-Morsi davanti alla moschea di Rabaa el Adaweya.

Le previsioni non indicano una giornata tranquilla, anzi con ogni probabilità il livello dello scontro sarà decisamente più alto; per questo motivo il gran imam di Al Azhar, Ahmed el Tayyeb, ha lanciato un appello a tutti (manifestanti e forze dell'ordine) affinchè quella di oggi sia una giornata pacifica:

"E' necessario fare prevalere l'interesse superiore della patria ed evitare atti che possono metterlo a rischio. Lancio un appello a tutti gli egiziani di dare prova di moderazione ed evitare qualsiasi forma di violenza oggi."

L'Egitto, ammonisce il gran imam, si trova in questo momento ad un passo dalla "catastrofe": gli otto morti di ieri, nel corso delle violentissime manifestazioni anti-Morsi, non fanno ben sperare per oggi. La tensione, palpabile in ogni città d'Egitto, è costantemente crescente, anche nelle parole del leader del movimento Tamarod, che sostiene che "il regime è finito" ed ha invitato tutti i cittadini egiziani a scendere in piazza per far valere i loro diritti e invocare le dimissioni di Morsi.

Il presidente egiziano, dal canto suo, ha respinto ogni richiesta di dimissioni:

"Ci possono essere dimostrazioni, ma non si può mettere in discussione la legittimità costituzionale di un presidente eletto."

ha spiegato Morsi in una delle sue rarissime interviste a quotidiani esteri (il Guardian). Secondo il presidente egiziano le proteste in Egitto sono una realtà, ma decisamente meno importante di come la dipingano i media stranieri, lamentando ingerenze straniere nelle manifestazioni (ma rifiutandosi di dire chi e in che modo). Morsi si è inoltre pentito pubblicamente di una sua dichiarazione di qualche tempo fa, da cui è scaturita la nuova ondata di proteste, quanto aveva parlato dei suoi "ampi poteri" garantiti dalla Costituzione e spiegando come quella frase abbia creato un grande equivoco da cui poi sono scaturite le proteste.

Ieri ad Alessandria inoltre un giovane studente americano è morto ammazzato durante gli scontri tra polizia e manifestanti, cosa che porterà la situazione egiziana ad essere ulteriormente monitorata anche da parte della Casa Bianca: Obama, dal Sudafrica, ha già espresso tutti i suoi timori per l'ondata di violenza nel paese nordafricano.

Gli Stati Uniti, nella mattinata di oggi, hanno evacuato il personale non necessario dell'ambasciata Usa al Cairo ed adottato misure di sicurezza straordinarie per tutte le sedi diplomatiche americane nel più popoloso dei paesi arabi (80 milioni di abitanti).

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