Monti minaccia: «Contratto di coalizione o sfiduciamo il governo»

L'ex premier minaccia di staccare la spina a Letta


Se nel Pdl i falchi danno ogni giorno ultimatum al governo, e nel Pd ricordano che le larghe intese non sono l'unica coalizione possibile, per quale motivo anche la componente centrista dell'esecutivo non dovrebbe fare la voce grossa? Deve essere questo che ha pensato l'ex premier Mario Monti, che dopo settimane di silenzio sta preparando il ritorno alla ribalta: prima recriminando il fatto che all'estero è stimato e in Italia no (magari farebbe bene a chiedersi il perché) e ora minacciando di far cadere il governo.

Lo fa "tuonando" dalla sua pagina Facebook usando toni ultimativi.

Ha ragione Matteo Renzi : "Piccoli passi non bastano". Il Governo Letta ha iniziato bene, ma la sua missione - trasformare l'Italia in un Paese competitivo e capace di crescere, mantenendo la ritrovata disciplina di bilancio - richiede riforme radicali.

Il problema sono quindi gli atti del governo, ma subito dopo l'ex premier denuncia la mancanza di unità di intenti non solo tra i partiti che ne fanno parte, ma anche al loro interno. E qui arriva la minaccia:

Scelta Civica, il primo partito ad avere proposto, già prima delle elezioni, un governo di grande coalizione, ha dichiarato recentemente che il Governo Letta deve e può proporsi come orizzonte l'intero quinquennio della legislatura. Con altrettanta chiarezza, però, mi sento in dovere di affermare che, senza un cambio di marcia, non riteniamo di poter contribuire a lungo a sostenere una coalizione affetta da crescente ambiguità.

Sobria, ma pur sempre minaccia. Monti denuncia le spaccature in Pd e Pdl, ma è costretto a riconoscere che anche Scelta civica non se la passa bene, e che non è facile amalgamare le personalità provenienti dalla società civile con chi è già in Parlamento da anni. Ma la responsabilità dello stallo del governo è, per Monti, colpa dei due partiti maggiori.

Il PD sceglierà nei prossimi mesi il capo del partito e non è chiaro se tale figura comporti anche la candidatura a capo del governo. Vi sarà comunque, come è naturale, un dibattito a tutto campo sulla linea politica ed è difficile esso non influenzi il governo. Il PdL sta a sua volta affrontando una situazione difficile, anche per le vicende di Silvio Berlusconi, al quale va peraltro dato atto di essersi finora lealmente astenuto dal farne pesare le conseguenze sul governo. Non è comunque accettabile che singoli partiti, nel partecipare all'attività di un governo che dovrebbe durare per anni, si posizionino quotidianamente - nella sostanza e nella comunicazione - come se fossero già in campagna elettorale.

Ma, tra le righe, quello che non piace a Monti è che il suo governo tecnico venga usato come capro espiatorio dal Pd e soprattutto dal Pdl per quanto riguarda la materia fiscale: in primis l'aumento di un punto percentuale dell'Iva, che senza dubbio venne deciso da Monti, ma che poi venne votato in Parlamento dalla coalizione che lo appoggiava, e che ora è al governo e dichiara di volerlo evitare a tutti i costi. Stesso discorso per l'Imu.

La soluzione proposta da Monti è quindi un "contratto di coalizione" sull'esempio tedesco:

In Germania, le grandi coalizioni nascono sulla base di un "Koalitionsvertrag", un vero e proprio contratto, scritto e molto dettagliato, che i partiti devono rispettare. La grande coalizione che appoggia il governo Letta ha, come sola base, le brevi dichiarazioni programmatiche del Presidente del Consiglio alle Camere del 29 aprile. Troppo poco.

Resta da vedere quale sarà la risposta degli altri alleati, considerando anche che l'appoggio di SC non è vitale per la maggioranza. Ma soprattutto sarà da vedere se i parlamentari centristi seguiranno ancora il loro leader.

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