Ore 12 - Evasione fiscale: una, cento, mille Cortina. Nè cappio né scuse ...

altroDi Cortina ce n’è una sola. Ma di posti dove si froda il fisco è piena l’Italia. Ora, dopo il noto blitz delle Fiamme Gialle dell’altro giorno nell’amena località dolomitica turistica dei vip, gli italiani si dividono (come sempre?) in due pacche.

Da una parte i “forcaioli”, dall’altra parte i “furbastri”.

I primi invocano pene severissime per chi non paga le tasse sottendendo una inammissibile forzatura ideologica: che la ricchezza è un male, anzi è il “male assoluto”. Si ripropone di fatto l’armamentario comunista (di Lenin, ma anche di Gramsci e del Pci fino a Berlinguer) della dittatura del proletariato che fa piazza pulita del “padrone”, quindi tagliando alla radice la possibilità di arricchirsi, sull’altare della concezione della lotta di classe da condursi con ogni mezzo (chi è ricco ruba) fino ad arrivare all’obiettivo del “tutti uguali”.

Le eccezioni di Deng Xiaping (che invitò i cinesi ad “arricchirsi”) confermano la regola. Di fatto, la storia ha bocciato il comunismo perché ha fallito privando al “singolo” la libertà (anche quella di migliorarsi e pure di guadagnare di più di un altro), senza la quale l’uomo diventa schiavo (se non di un padrone-imprenditore) di un dittatore, di un partito, di una Istituzione, di uno Stato.

I secondi sono ben rappresentati (si fa per dire) da Fabrizio Cicchitto (oggi zelante berlusconiano di ferro, ieri socialista lombardiano di sinistra) che bolla l’irruzione della Finanza perché: “Inaccettabile e chiaramente ispirata a una concezione ideologica del controllo fiscale”.

La polemica va stroncata con una domanda semplice semplice: se in Italia c’è una evasione fiscale enorme che svuota le casse dello Stato (il quale recupera tartassando sempre fino al midollo soprattutto i redditi fissi e i pensionati) si deve o no stanare e colpire chi evade perché froda lo Stato, quindi ruba a tutti gli altri che pagano? Con le manette? No, se non in casi specifici e gravi. Semplicemente basta il potere dei sindaci.

Scrive oggi Emanule Macaluso sul Riformista: “Può, chi evade il fisco in forme vergognose continuare ad avere la licenza di commercio o d’impresa? Può un professionista evadere e continuare a esercitare la professione?”. Ecco. Cominciamo da qui: togliere l'acqua dove nuota e ingrassa il pesciolino furbo.

Sorgerebbe l’alba di una nuova Italia. E non sarebbero sempre gli stessi italiani a pagare e gli stessi italiani a lucrare.

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