Ore 12 - Finanziaria: solo demagogia o vera spinta per la ripresa?

altroCome volevasi dimostrare. Il mutamento del clima politico (dopo lo strappo berlusconiano con il cosiddetto emendamento “salva-premier”), l’abbandono del dialogo e il ritorno al braccio di ferro fra maggioranza e opposizione, incide su tutto. E negativamente.

A cominciare dal giudizio (e azioni conseguenti) sulla Finanziaria approvata ieri dal consiglio dei Ministri in soli 9 minuti e mezzo. A questo punto le valutazioni sul piano triennale assumono, al di là del merito, una valenza meramente politica. E in Parlamento e nel paese non mancheranno scosse e sussulti che, alla fin fine, ne renderanno difficile l’approvazione entro l’estate. A meno di procedere a colpi di voti di fiducia. Che, in questo clima, vorrebbe dire dar fuoco alle micce.

In altre parole si procederà per schieramenti: da una parte governo e maggioranza a fare quadrato sulla manovra, dall’altra Pd e opposizione, a contestare tutto e tutti.

Sarà anche vero (in parte) quel che dice Bersani: “Nella Finanziaria c’è solo demagogia, non si avanza sulle liberalizzazioni, sono stati dimenticati lavoratori e pensionati”. Di salari, è vero, non c’è traccia. Invece c’è una mano ai pensionati. Bersani oggi è il ministro ombra dell’Economia ma fino a ieri è stato Ministro reale del governo Prodi. Cosa ha davvero liberalizzato? I tassisti romani? Suvvia!

Tremonti non lancia lo slogan dei rifondaroli del precedente governo “anche i petrolieri e i banchieri piangano!” e non tocca gli extraprofitti dei padroni delle autostrade e dei monopolisti dell’energia (che in Italia vuol dire Eni che dà allo Stato in un anno una cedola di 1,6 miliardi!). Ma quale briglia ha messo Prodi ai potentati economico- finanziari petrolieri, banche, assicurazioni? Niente. Allora, a credibilità zero, meglio tacere.

La domanda vera, al di là della bagarre politico-ideologica dominante, è un’altra: riusciranno le misure del governo a mettere in moto la ripresa? O siamo di fronte a una mera operazione di facciata? A una riverniciatura dell’esistente?

L’Italia era e resta in crisi. A maggio il debito pubblico ha toccato la cifra record di 1.646,7 miliardi di euro! Una voragine! Addirittura c’è il rischio (meglio dire una certezza), di vedere a breve aumentare il debito pubblico. Abbiamo un deficit per il 2008 del 2,5%, una crescita del Pil dello 0,5%. Si rischia l’aumento dell’inflazione unito a un non meno pericoloso rischio di ripresa del debito pubblico. Appunto: male e malanno.

Il metodo di Tremonti è senz’altro innovativo. E’ così anche nella sostanza o, come scrive Massimo Giannini su Repubblica “E’ un pacchetto di norme che oscillano tra il populismo liberale e il dirigismo compassionevole”?

Berlusconi conferma che “non mette le mani nelle tasche degli italiani”. Quindi nessun aumento delle tasse. Ottimo! Specie se poi si tagliano a fondo le spese “improduttive”. Ma se il giro di vite riguarda Regioni e Enti locali (stavolta non potranno aumentare imposte e addizionali), quale sarà la conseguenza? Semplice. Tagli drastici ai servizi e al welfare. Cioè peggioramento del livello di vita per chi già sta peggio ma anche per il ceto medio che già fatica.

E’ evidente che nel pacchetto non manca una componente demagogica. Ma come faranno il Pd di Veltroni e la Cgil di Epifani a dire no alla “carta dei poveri” (una specie di “tessera del pane” dei tempi bui) del governo di centro destra, a contrastare un governo che avanza all’insegna dello slogan “meno spese e meno tasse?”.

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