Datagate: la posizione di Putin

Niente estradizione verso gli Usa (per ora), ma nemmeno niente asilo se Snowden non smetterà di rilasciare leaks (richiesta inaccettabile). Così Mosca provoca gli Stati Uniti ma senza arrivare a farli davvero arrabbiare.

Presidente russo

Proteggere Edward Snowden, la talpa del Datagate, ma solo fino a un certo punto. La posizione di Vladimir Putin nel caso di spionaggio internazionale che sta appassionando tutto il mondo può essere riassunta così. Allo zar di Mosca che ha riportato al freddo i rapporti con gli Stati Uniti non può dispiacere fare i dispetti a Obama, ma senza esagerare, senza rischiare di fare davvero arrabbiare quello che sulla carta (e non solo) è comunque un alleato che si può stuzzicare e provocare, ma contro il quale non si può veramente andare contro.

Si può spiegare così la mossa di Putin, che da un lato nega agli Usa l'estradizione di Snowden - che si trova ancora nell'aeroporto russo di Sheremetevo - ma dall'altro dice che la richiesta di asilo, che la talpa della Nsa ha girato a 21 paesi tra cui l'Italia, potrebbe essere accolta solo se Snowden smetterà di danneggiare gli alleati americani (e quindi di rilasciare leaks), aggiungendo un chiarificatore "non importa quanto strano possa sembrare questo detto da me". Ma allo stesso tempo non ci sarà nessuna estradizione, perché "negli Stati Uniti per queste cose c'è la pena di morte".

Putin novello difensore dei diritti umani? Difficile a credersi, ma la cosa più importante è che la richiesta del presidente russo è di quelle che Snowden non potrebbe mai accettare (almeno in questa fase), pena vanificare la ragione stessa dietro la sua decisione di "tradire" la patria e accettare di diventare un esule in cerca di asilo. E infatti, appena venuto a conoscenza delle richieste di Mosca, il protagonista di tutta questa vicenda si è tirato indietro: "Apprendendo ieri la posizione di Putin sulle condizioni necessarie per restare in Russia, ha rinunciato alla sua richiesta", ha fatto sapere il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov.

A causa del rifiuto di smetterla con i leaks per avere l'asilo in Russia, la posizione di Snowden nell'ottica di Mosca è drasticamente cambiata. Non più un agente dello spionaggio in cerca di rifugio da parte del paese che lo insegue, ma un difensore dei diritti umani: "Dal momento che si considera un difensore dei diritti umani, non ha manifestato l'intenzione di cessare le sue attività, questo il motivo per cui deve scegliere un paese dove andare, dove recarsi". E quindi, Putin difensore dei diritti umani? Assolutamente no, visto che è proprio la decisione di rientrare in questa categoria che ha compromesso la sua possibilità di restare in Russia.

Insomma, la difesa della Russia nei confronti di Edward Snowden sembra più di facciata che altro. Mirata più a giocare con il nemico/alleato che a difendere la battaglia della talpa del Datagate nei confronti della trasparenza (come potrebbe fare per esempio l'Islanda) o a fare davvero il volto cattivo agli Usa (come potrebbero fare alcuni paesi del Sud America). E infatti inizia a circolare la voce che anche la mancata estradizione sia solo momentanea e che la Russia sia in cerca di una via d'uscita che le permetta di salvare la faccia: Snowden potrebbe essere estradato in un paese terzo, forse dell'est Europa, da cui poi prenderebbe il primo aereo disponibile verso Washington, con il beneplacito di Putin.

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