Rapporto Onu: Militari israeliani torturano e stuprano minori palestinesi. Tel Aviv nega


Dopo il rapporto Unicef, riguardante i maltrattamenti dei bambini palestinesi in carcere, è stata presentata una nuova indagine che fotografa una realtà inquietante nei territori occupati.

Il 14 giugno scorso, l'Organizzazione delle Nazioni Unite, ha diffuso un rapporto nel quale si accusa Israele di maltrattare, torturare, violentare e usare come scudi umani i bambini palestinesi.

Dall'inchiesta emerge che i minori, frequentemente fermati nei territori occupati con l'accusa di aver lanciato pietre contro i soldati israeliani o i coloni, rischiano pene fino a 20 anni di carcere. La media degli arresti di palestinesi che non hanno ancora raggiunto la maggiore età è di 2 al giorno.

I metodi di arresto sono non proprio "ortodossi": i minori vengono ammanettati, bendati e tradotti in luoghi che rimangono ignoti a genitori e parenti.

Senza alcun rispetto della Convenzione dei diritti del fanciullo, che lo Stato di Israele ha ratificato nel 1991, ai giovani arrestati viene riservato un trattamento "pedagogico":

Le accuse nei loro confronti sono lette in ebraico, una lingua che ovviamente non conoscono, e vengono costretti a firmare confessioni scritte, anche queste in ebraico

Con la finalità di estorcere confessioni, i minori sono sottoposti ad umiliazioni psicologiche e corporali, come il divieto di andare in bagno per molte ore e deprivazione di cibo e di acqua. Inoltre è scritto nero su bianco che ragazzi e ragazze, in stato di arresto, subiscono

sistematiche violenze fisiche, verbali e anche sessuali

Il rapporto pone l'accento su come la costruzione del muro e delle barricate a Gaza abbia

un devastante impatto sul diritto alla vita, sulla sopravvivenza e sullo sviluppo dei bambini nei Territori Occupati

Ricordiamo che, nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania , ai minori palestinesi è interdetta la registrazione dell'atto di nascita, l'accesso al sistema giudiziario, a scuole decenti, e anche l'accesso all'acqua potabile.

Un ultimo aspetto segnalato dallo studio dell'Onu è l'impunità dei soldati israeliani. Alcuni militari, ritenuti colpevoli di avere utilizzato un bambino di 9 anni per fargli aprire una valigetta, sospettata di contenere esplosivo, sono stati sospesi solo per tre mesi.

Ygal Palmor, ministro degli Esteri di Israele, ha commentato che il report si basa su fonti secondarie, non verificate e che non si è chiesta la collaborazione del governo israeliano.

Kirsten Sandberg, capo della commissione di inchiesta dell'Onu ha risposto che il report è stato condotto in maniera seria, basata su fatti concreti, rigettando fermamente qualunque accusa di politicizzazione.

Le posizioni di Israele sulle indagini degli enti internazionali che documentano le violazioni dei diritti umani rimangono sempre molto oltranziste. A tale proposito, l'inviato delle Nazioni Unite nei Territori Palestinesi, Richald Falk, ha subito, lo scorso mese, pressioni da parte di Stati Uniti e Israele affinché si dimettesse.
La sua colpa sarebbe quella di aver sollevato l'urgenza di un indagine sulle condizione dei prigionieri palestinesi. Questa iniziativa gli ha fatto piovere addosso anche l'accusa di essere antisemita.

Tale accusa, diventata ormai "classica", assume come al solito un duplice effetto. Il termine "antisemita", subendo uno slittamento semantico, finisce da un lato per diventare monopolio dell'autoritarismo e nazionalismo israeliano, che mira a bloccare qualsiasi forma di resistenza sociale; dall'altro genera odio e risentimento, tra le frange razziste e ignoranti, nei confronti degli ebrei stessi.
Tuttavia Falk non si è lasciato intimorire, e ricordando di essere lui stesso ebreo, ha dichiarato :

Attaccare chi invia il messaggio è un modo per distogliere l'attenzione dal messaggio stesso. Non sono disposto a farmi intimidire

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