Enrico Letta in Terra Santa: "L'Italia non vi lascia soli, sostegno ai negoziati"

In visita ufficiale in Israele e Palestina, Enrico Letta ha sottolineato l'impegno italiano per un immediato e fruttuoso processo di pace.

In visita ufficiale in Israele e Palestina in questi giorni, il primo ministro italiano Enrico Letta è stato protagonista questa mattina di una conferenza stampa congiunta con il presidente palestinese Mahmoud Abbas, nella quale è stato ribadito l'impegno italiano affinchè si avii un nuovo processo di pace tra Israele e Palestina.

Un impegno ribadito anche nel corso di un incontro, tenutosi ieri, con Benjamin Netanyahu a Gerusalemme, dopo la visita al memoriale dell'Olocausto della città santa:

"Sono fiducioso che i colloqui in corso tra israeliani e palestinesi possano avere risultati importanti e positivi."

Enrico Letta, durante il discorso, ha scandito ogni volta in maniera chiara la parola "Palestina", quasi a sottolineare il recente riconoscimento ufficiale di nazione indipendente, mentre la parola "pace" sembra sia quella più pronunciata, anche nei colloqui con il presidente israeliano Shimon Peres.

Nella sua prima visita fuori dai confini europei, Letta ha voluto ribadire chiaramente l'impegno non del governo, ma del Paese tutto, affinchè si trovi una soluzione pacifica e rapida al decennale conflitto in Terra Santa. Quest'oggi ha incontrato il presidente palestinese a Ramallah e, in una conferenza stampa congiunta, ha ribadito gli stessi concetti espressi ieri nella capitale israeliana:

"Sono qui a confermare che l'Italia spinge con tutta la sua forza verso il processo di pace, che è ripartito, affinché possa andare nella direzione giusta e raggiungere gli obiettivi che si è prefissato. L'Italia non lascerà mai solo il popolo palestinese."

Il Primo Ministro italiano ha poi annunciato un vertice bilaterale Italia-Palestina, che si terrà a Ramallah in autunno, al fine di cementare i rapporti con l'autorità palestinese anche su temi come la giustizia e i beni culturali. Letta ha poi ribadito le parole pronunciate ieri sull'operato del Segretario di Stato americano John Kerry, in missione permanente per avviare nuovamente quel processo di pace oramai fermo al palo da anni.

Un lavoro, quello di Kerry, apprezzato dai palestinesi:

"Siamo ottimisti, le intenzioni di Kerry sono serie e il tempo per sedersi nuovamente al tavolo dei negoziati è vicino."

Parole dal suono di apertura verso Israele: ieri Netanyahu aveva sottolineato l'importanza che l'Ue rimanga contro le organizzazioni terroristiche, ma aveva aperto al dialogo con la Palestina evidenziando la necessità di sedersi in una tenda e non uscirne senza un accordo firmato.

"Non c'è bisogno di una tenda per vederci, possiamo incontrarci anche a casa mia o sua e discutere. E non c'è nulla che impedisce di vederci."

ha risposto oggi Abbas. Segnali di tensione che sembrano affievolirsi tra Israele e Palestina, cui il mondo non può che guardare con favore anche in virtù di numerosi dossier che saranno sul piatto del processo di pace: Siria, Hezbollah, i rapporti con l'Iran, l'Egitto, tutti temi caldissimi che garantiscono al Medio Oriente il primato di regione più instabile a cavallo tra l'Asia, l'Africa e l'Europa.

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