Ore 12 - Monti, dalla mano felpata agli artigli?

altro Se dalle ali estreme (Lega, Idv e sinistra post comunista) piovono pietre, non si può negare l’impegno e il rigore di Mario Monti e del suo governo dei professori per ridare credibilità e slancio all’Italia contribuendo nel contempo alla stabilità dell’Euro.

Tuttavia, non solo per i perduranti limiti e per le permanenti contraddizioni della nostra politica, lo sbocco dell’operazione generale resta incerto. Il principale teatro delle operazioni non è nazionale, bensì europeo. E non è del tutto chiaro qual è davvero l’obiettivo della Germania e dei Paesi “forti”.

Il premier Monti promette che non ci saranno altre manovre, cioè altre stangate. Sarà davvero così? I dubbi sono leciti. Nel nuovo trattato della Ue, sarà davvero chiesto all’Italia l’impegno di garantire una riduzione del rapporto fra debito e Pil di 5 punti percentuali l’anno per i prossimi 20 anni?

Avverte Giorgio La Malfa: “Una tale riduzione è insostenibile per un Paese come il nostro con una economia che al massimo cresce del 2/3 per cento l’anno. Ciò comporterebbe una deflazione interminabile”. E travolgente, con una ulteriore spinta alla recessione.

Monti è uno strenuo difensore del trattato di Maastricht e della moneta unica: lo sono altrettanto, al di là delle dichiarazioni, anche gli altri premier, a cominciare dalla Merkel? C’è il rischio di addebitare ai Paesi in crisi, Italia compresa, l’eventualità di una debacle, senza via di ritorno, dell’euro.

Mario Monti è abilissimo nel suo impeccabile aplomb. Forse è giunto il tempo di mostrare ai partner europei gli artigli e “stanare” chi tenta il doppio gioco per far saltare il banco e tornare ai … “bei tempi” del marco. Chi vuole intendere, intenda.

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