La Consulta boccia la riforma e il taglio delle Province: "Non è materia da decreto"

Per la Corte Costituzionale la riforma e il riordino delle Province non è materia da regolare con un decreto legge.

La riforma delle Province contenuta nel decreto Salva Italia (n. 201/2011) e il loro riordino, previsto dal dl n. 95/2012, è illegittima dal punto di vista costituzionale. Lo ha stabilito la Consulta dicendo che non è una materia che si può disciplinare con un decreto legge.

Nel corso dell'udienza pubblica di ieri, martedì 2 luglio 2013, la Corte Costituzionale ha esaminato i ricorsi presentati dalle Regioni contro il decreto Salva Italia che con l'articolo 23 ha modificato profondamente le competenze delle Province e la composizione dei loro organi di governo prevedendo che essi non possano essere costituiti da più di dieci componenti eletti dai Comuni e con il presidente scelto eletto all'interno del consiglio provinciale.
Inoltre, la Consulta ha esaminato, in base ai ricorsi avanzati dalle autonomie, il decreto 95/2012 che prevede il riordino delle Province in base al criterio di popolazione (350mila abitanti) e di estensione (2.500 chilometri).

Oggi i giudici costituzionali hanno preso una decisione dichiarando illegittimi alcuni commi dell'articolo 23 (4, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21 bis) del decreto legge n. 201/2011 e gli articoli 17 e 18 del dl numero 95/2012 perché violano l'articolo 77 della Costituzione, che disciplina appunto l'utilizzo del decreto legge, in relazione agli articoli 177 e 133 che sono quelli che riguardano le competenze dello Stato e delle Regioni.

In pratica, la Consulta contesta il metodo, appunto il varo di un decreto legge da parte del governo Monti, poiché si tratta di una misura cui ricorrere per fronteggiare casi straordinari di necessità e urgenza e che dunque non può essere utilizzato per una riforma organica e di sistema quale quella prevista in relazione al taglio e al riordino delle Province.

La Consulta ha invece approvato la riforma della geografia giudiziaria che taglia circa mille tribunali minori. Sono state dichiarate non fondate le questioni sollevate dai tribunali di Pinerolo, Alba, Sala Consilina, Montepulciano e Sulmona contro la loro soppressione e il ricorso del Friuli Venezia Giulia è stato giudicato inammissibile. In pratica il decreto legislativo n. 155 del 2012 che prevede tale riforma è stato giudicato illegittimo dal punto di vista costituzionale solo relativamente alla soppressione del Tribunale di Urbino che dunque è l'unico che si salva tra quelli indicati nel decreto come destinati a chiudere.

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