Ore 12 - Monti fra la "rabbia" dei tassisti e il movimento del "forcone". E i partiti?

altro Le proteste e le minacce dei tassisti e del movimento del “forcone”, pur molto diverse fra loro, rappresentano un pezzo di questa Italia contraddittoria e “conservatrice” con cui confrontarsi e misurarsi.

Abbiamo già scritto che l’Italia non è la Libia o l’Egitto, né la Tunisia, né nessun altro paese dove c’è stato o c’è tumulto di piazza con i tank per le strade, con morti e feriti. Chi dice che quello è l’epilogo getta benzina sul fuoco. Le tradizioni democratiche, il tessuto sociale e la collocazione geopolitica dell’Italia non consentono quel tipo di deriva.

Però non uccidono solo le pallottole. Qui il rischio, lo ripetiamo, non è la guerra civile. Anche se “professionisti” più o meno infantili sono pronti a giocare alla rivoluzione e fazioni e “bande” contrapposte non vedono l’ora di attizzare il fuoco e spingere il Paese nel caos. La gente comune, cioè la stragrande maggioranza degli italiani, rifiuta la destabilizzazione.

Ma il passaggio fra l’irresponsabilità populista del “ghe pensi mi” berlusconiano e l’azione di risanamento-rilancio non è indolore, specie se il governo dei “professori” riceve dai partiti (Pdl, Pd, Udc) un appoggio solo tattico e formale, per nulla presenti e impegnati nel rapporto con il Paese reale.

L’iceberg della irresponsabilità demagogica è dato dalla Lega che conduce una violenta campagna contro il governo che «massacra il Nord» esaltando nel contempo la «ribellione dei siciliani - la rivolta dei forconi». Cioè il movimento di autotrasportatori, agricoltori, pescatori, piccoli produttori, che protestano non solo per il prezzo dei carburanti, ma perché la crisi economica nel Sud ha contraccolpi ancora più pesanti che al Nord. Quindi 
in Sicilia la protesta dei “padroncini” autotrasportatori blocca il traffico mobilitando altri ceti. A Roma e in altri centri del Nord c’è l’assedio dei tassisti che temono le “liberalizzazioni” e, come altre categorie, non vogliono cambiare nulla nei vecchi assetti amministrativi.

Si chiede Emanuele Macaluso sul Riformista: ”Ma quale guida e che sbocco possono avere questi movimenti?”. Sbagliano i tassisti e quelli del “forcone”. Ma dov’è la politica? A livello locale è chiusa nei fortilizi istituzionali per garantirsi privilegi e potere. A livello nazionale lascia a Monti il lavoro “sporco” impegnandosi a “incassare”, dopo, nelle urne.

Ancora Macaluso: “Occorre dire la verità a tutti. Nel momento in cui sono stati intaccati i modestissimi redditi dei pensionati che, tra l’altro, pagano le tasse, nessuno, dico nessuno, può tirarsi indietro. I movimenti del “forcone” possono diffondersi e creare condizioni di ingovernabili.
Gli incontri a Palazzo Chigi è giusto farli e possibilmente, concluderli, ma non è da quel palazzo che puoi governare una inedita e grave questione sociale come quella che la crisi determina a Nord e al Sud. Attenzione, la demagogia o il pompierismo aristocratico e distaccato dalla gente alimentano le proteste e negano ogni soluzione ai problemi”. Già.

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