La riforma del mercato del lavoro di Elsa Fornero

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È la "fase due" del governo di Mario Monti, e a Elsa Fornero toccherà un compito difficile: quello di dialogare, come già avvenuto nei giorni e nelle settimane passate con le parti sociali per spiegare una riforma del lavoro che si annuncia epocale. Ma che cosa c'è di certo, per ora, nella riforma del mercato del lavoro?

C'è il modello di flexsecurity all'italiana di cui si parla da anni: con molta flessibilità all'ingresso e all'uscita del mercato del lavoro, ma nuovi ammortizzatori sociali. Vediamo in breve le misure di cui si parla oggi. La prima è una semplificazione: addio alle decine - c'è chi ne ha contati 60... - di contratti, si andrà verso il Cui, il Contratto Unico di Ingresso. Come funzionerà? Per un periodo di tempo variabile - prolungabile al massimo fino a tre anni - l'azienda avrà la mano molto libera per licenziare.

Raggiunta questa soglia, per il lavoratore scatteranno tutte le tutele dei lavoratori assunti a tempo indeterminato. In arrivo una svolta anche per quel che riguarda i contratti che molti precari conoscono bene. Non potranno più essere utilizzati per retribuire lavoratori che percepiscono meno di 25mila euro annui. Al momento, questi sono la stragrande maggioranza dei precari. Ma è sul fronte degli ammortizzatori sociali che sono in arrivo le novità più grandi.

Oltre al ritorno al passato per quel che riguarda la cassa integrazione - non esisteranno più le categorie ordinaria, straordinaria e di mobilità - è il reddito minimo. Reddito minimo? Ma cos'è? Lo spiegava bene La Stampa qualche tempo fa:

Il reddito minimo garantito, detto anche reddito di cittadinanza, è una misura di sostegno sociale che si applica - in genere - a categorie di cittadini che vivono un momento di difficoltà rispetto al lavoro: giovani in attesa di prima occupazione, ultracinquantenni disoccupati con difficoltà di reinserimento, persone in condizione di marginalità sociale. La misura - beninteso - ha sempre un carattere temporaneo ed è finalizzata ad un superamento della difficoltà contingente.

È bene ricordare che misure simili esistono già da tempo in tutta l'Eurozona, a eccezione di Grecia e Bulgaria.

Foto | TMNews

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