Forza Italia 2.0? Per ora nel Pdl è tutti contro tutti

Daniela Santanchè, il nuovo partito, il governo di larghe intese, il ruolo di Berlusconi. Il Popolo delle Libertà è alle prese con dilemmi quasi esistenziali.

Chi sogna il ritorno di Forza Italia in versione 2.0 e chi lo vive come una sciagura. Chi vuole Daniela Santanchè vicepresidente della Camera e chi vorrebbe che la pasionaria berlusconiana stesse ben lontana dalle cariche istituzionali. Chi vuole affossare il prima possibile il governo di larghe intese e chi invece vuole tenerlo in vita per non pagare il conto della mossa "irresponsabile". E ovviamente, sotto traccia ma sempre viva, c'è la questione di chi vuole Silvio Berlusconi unico leader e chi sogna un partito che inizi a pensare alla successione del capo 77enne.

Si capisce come per il Popolo delle Libertà, nell'attesa di traslocare nella nuova creatura chiamata Forza Italia 2.0 (o come ha scritto Ilvo Diamanti Forza Italia 20 anni dopo), la situazione non sia idilliaca. Il tutti contro tutti è andato in scena ieri sera in una riunione di gruppo a Montecitorio che doveva servire per delineare la situazione e invece è servita solo, ma dopo scontri accesissimi, a decidere che si farà un'altra riunione martedì prossimo.

D'altra parte il tema dell'incontro tra i deputati Pdl era quasi esistenziale, visto che i temi sul tavolo suonavano tipo "chi siamo e dove andiamo". E affrontare tutto questo mentre il Cavaliere se ne sta a 600 chilometri di distanza senza minimamente preoccuparsi (tanto lui ha già deciso tutto) dev'essere ancora più difficile. L'unica cosa che si capisce è che i pidiellini non sono d'accordo su nulla. Qualche esempio: Raffaele Fitto vuole fare il muso duro al governo ed eventualmente farlo anche cadere; Angelino Alfano spiega che questo è un governo particolare e che comunque bisogna attendere che la macchina per Forza Italia sia pronta.

Fabrizio Cicchitto poi sembra proprio scendere da un altro mondo: mentre tutti parlano del partito leggero, all'americana, senza radicamento, ancorato al solo leader carismatico (insomma la stessa roba del '93), lui si spinge a chiedere "un partito più radicato, con meno manager e più idee". E non per scherzo. Capezzone invece, ormai imbalsamato nella sua figura di primo della classe odioso, ricorda a tutti che la vera priorità è preoccuparsi per il caro leader e i suoi problemi con la giustizia. Alla fine a portare un po' di quiete ci prova Mariastella Gelmini, che riesce quasi a fare un figurone ricordando a tutti che c'è chi sta peggio, il Pd: "Così perdiamo consensi, non dobbiamo fare come il Partito Democratico che è in congresso permamente".

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