Al convegno "Fare il Pd" Renzi e i suoi non si presentano. Frecciatine di D'Alema

Per D'Alema Renzi "fa la vittima" e il rottamatore risponde: "Per candidarmi non devo chiedergli il permesso".

Il convegno voluto da Bersani e i bersaniani per presentare un documento in vista del congresso e intitolato "Fare il Pd", che si pone l'obiettivo di creare più unità tra le varie componenti del partito, ha avuto come conseguenza più immediata quella di accentuare le fratture.

Più che del futuro del Pd si è parlato infatti del grande assente, Matteo Renzi, l'unico dei leader che non si è presentato, fatta eccezione per Walter Veltroni, che sembra lontano dal correntone anti-Renzi. All'indomani del tiro al piccione, il sindaco di Firenze non è andato a presenziare lì dove c'erano, tutti insieme, Guglielmo Epifani, Pierluigi D'Alema, Massimo D'Alema, Dario Franceschini, Beppe Fioroni, Gianni Cuperlo. Non c'era neanche Enrico Letta, è vero, ma è giustificato perché in ben altre faccende infaccendato tra vertici di maggioranza e incontri con Papa e premier libico con relative conferenze stampa. Per lui, però, c'erano i suoi fedelissimi Marco Meloni e Alessia Mosca.

L'unico renziano presente è capitato lì per caso e non è uno scherzo: Giacomo D'Arrigo, coordinatore dei giovani Anci, è entrato nella sala alla ricerca della borsa che aveva lasciato nel piano inferiore della sede del Pd e passando dal terzo piano si è incuriosito vedendo tanta gente, ma quando ha capito di che cosa si trattava è scappato via.

Massimo D'Alema a chi gli chiedeva se è vero che sta nascendo un correntone anti-Renzi ha risposto che non è affatto così e che non sa chi si è inventato questa idiozia, ma il sindaco di Firenze avrebbe fatto meglio a essere presente, invece "gioca un po' a fare la vittima" e poi ha aggiunto che il candidato del centro sinistra sarà scelto come sempre dalle primarie quando ci saranno le elezioni.

Pronta la risposta del rottamatore che ai microfoni del Tg5 ha detto:

"Non credo di dover chiedere il permesso a Massimo D'Alema per candidarmi. C'è un'Italia fuori che vuole sapere che cosa vuole fare il Pd, io vorrei che il Partito democratico non fosse fatto di correnti ma di idee, basta con le correnti"

Poi suoi sui colleghi di partito Renzi ha aggiunto:

"Che questi signori così importanti e autorevoli passino un pomeriggio a parlare di Renzi, mi dispiace per loro. Mi sento spaesato. Anziché parlare delle mie mosse, si dessero loro una mossa"

Sul governo Letta, però, la posizione di Renzi non cambia: lo sostiene, fa il tifo per lui perché se il Presidente del Consiglio fa bene anche l'Italia sta meglio e lui non vuole fare l gioco del "mors tua vita mea", ma augura a Letta di andare avanti.

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