PD al capolinea, rimessaggio o rottamazione?

Puntuale come un treno svizzero, il Partito Democratico arriva sempre allo stesso capolinea, a due passi dal punto di rimessaggio, pronto per la rottamazione. Chi è oggi interessato alla “discussione” interna del Pd alzi una mano. Nessuno.

Il pidì vaga fuori orbita, intriso di personalismi e aria fritta, sideralmente lontano dal paese reale. Chi sa più nel Pd, cos’è un partito (democratico) e a cosa serve?

Nel dopoguerra Togliatti rivoltò il Pci come un calzino (nella Dc prima De Gasperi poi Fanfani fecero altrettanto) perché gruppi dirigenti e base costituivano un esercito che passava il tempo a lucidare i bottoni in attesa dell’ora X. Fu la vera rivoluzione del “partito nuovo”, non indolore, ottenuta sviluppando in ciascuno il senso di responsabilità e soprattutto il coraggio necessario per condurre una battaglia politica sui contenuti, sulle strategie, sugli strumenti e alla fine anche sugli uomini adatti, credibili e capaci a guidare la fase nuova.

Ma erano i tempi dei leader – di qua Togliatti, di là De Gasperi su su fino a Berlinguer da una parte e Moro dall’altra – e qui siamo invece nel tempo del “chiagni e fotti” del presunto “rottamatore” Matteo Renzi che fa il piccione-vittima lanciando il sasso e ritirando la mano e di Massimo D’Alema che fa il castigamatti-impallinatore, presunto salvatore del partito reale con ideali, tessere e apparati del tempo che fu.

Il sindaco di Firenze continua a sottrarsi al confronto politico interno al Pd perché sa che non serve a niente e tanto meno serve alle proprie ambizioni nella convinzione che il partito è il taxi su cui salire per conquistare Palazzo Chigi.

D’Alema & C sanno che senza Renzi in campo il Pd va ko, ma cercano di convincere il sindaco fiorentino a rinunciare alla candidatura per la segreteria del Pd in cambio di quella a premier, una rivisitazione della nota citazione bersaniana del “passerotto in mano e il tacchino sul tetto”. Tant’è che Renzi, conoscendo i suoi … polli, non ci sta, perché sente – non a torto - odore di tranello.

In un gioco degli specchi deformati e deformanti, per timore di perdere posizioni di potere, tutti diffidano di tutti e di tutto, fino a trincerarsi dietro gli antichi fossati fra ex comunisti ed ex democristiani. Tanto per guardare al … futuro.

Nel Pd, a parte fumose e sgangherate premesse, nessuno è impegnato su analisi e proposte in grado di incidere sulla crisi devastante, di aprire un dialogo concreto con il Paese reale, con tutti gli italiani, sempre più sfiduciati e distaccati dalla politica e dai partiti, pidì incluso.

I contenuti politici e programmatici, l’idea di quale partito e quale ruolo restano sullo sfondo, argenteria impolverata e fuori moda accatastata nel retrobottega. A chi serve e a cosa serve un PD così?

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