Tra province e pensioni d'oro, Letta e la Consulta cancellano il governo Monti

In pochi mesi sono scomparsi i principali provvedimenti dell'esecutivo tecnico


Se mi lasci (il governo), ti cancello. Con una facile battuta si potrebbe sintetizzare così il destino dell'esecutivo Monti. Chiamato a salvare l'Italia, per un anno e qualche mese ha messo in cantiere e approvato provvedimenti strutturali che dovevano essere la pietra miliare per il nostro paese negli anni a venire. Ma, dopo le critiche inevitabili della piazza, è arrivata più inaspettata la bocciatura da parte della politica, che una volta tornata al governo dopo la parentesi dei tecnici, sta smantellando un pezzo dopo l'altro i capisaldi dei loro predecessori, con un aiuto anche da parte della Consulta.

Si è cominciato con l'Iva e con l'Imu: la priorità del governo sin dal suo insediamento è stata quella di cancellare la tassa sulla prima casa ed evitare l'ulteriore aumento di un punto di Iva. Provvedimenti che erano stati promossi dal governo Monti, con il voto favorevole – è utile ricordarlo – degli stessi che oggi vogliono cancellarle. Ma d'altronde Monti è tra i sostenitori del governo che sta smantellando le sue creazioni, quindi tutto torna.

Ma fa ancora più riflettere il destino di due provvedimenti dei tecnici incappati nelle maglie della Corte Costituzionale: quello sulle pensioni d'oro e quello sull'abolizione delle province. La Consulta, nel giro di poche settimane, ha dichiarato incostituzionali due misure approvate in pompa magna dal governo Monti, la prima prevedeva un contributo di solidarietà del 5% sulle pensioni di oltre 90.000 euro l'anno, del 10% oltre i 100.000 e del 15% oltre i 150.000. Il taglio delle pensioni d'oro, secondo la Corte, era discriminatorio perché toccava i redditi dei soli pensionati e non di tutti i lavoratori. Sentenza discutibile ma che pone dei seri dubbi sulla competenza di chi ha scritto la legge.

Stessa cosa per la seconda misura-simbolo del governo tecnico: il taglio delle province. In questo caso, la Consulta ha giudicato la norma incostituzionale perché non è materia da decreto legge. Anche qui, ci sarebbe da discutere sul modo in cui si è affrontata la materia. Ma oltre che la forma, conta anche la sostanza, e infatti il governo Letta ha annunciato che riproporrà l'abolizione delle province con un ddl costituzionale, ma con una netta differenza: non più accorpamento di più province, ma sostituzione di tutte quelle esistenti con collegi delle autonomie.

Ma non finisce qui, perché sul tavolo del governo ci sono le modifiche alle due riforme che portano il nome di Elsa Fornero, quella sul lavoro e quella sulle pensioni. La prima è unanimemente giudicata un flop, in grado di bloccare l'entrata nel mercato del lavoro, tanto che il successore della Fornero, Giovannini, si è dato come priorità il superamento della riforma, magari per tornare al sistema precedente. E sulle pensioni, nelle prossime settimane il governo esaminerà il disegno di legge Damiano-Baretta già soprannominato controriforma Fornero, perché "smonta" l'attuale riforma permettendo di andare in pensione, con penalità, al raggiungimento dei 62 anni di età e 35 di contributi. Insomma, ancora qualche mese e il governo Monti sarà come non fosse mai esistito.

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