Ore 12 - Berlusconi richiamato in campo dall'elefantino "innamorato" Giuliano Ferrara

altroCome tutti gli innamorati, anche un finisseur come Giuliano Ferrara, quando si rivolge al “suo” Cavaliere, perde il senso della realtà infrangendola con la delicatezza di un elefante.

Nel suo pezzo di oggi sul Giornale (vessillifero dei nostalgici del passato regime) Ferrara suona la sveglia a Berlusconi, spingendolo, per un suo immediato e deciso ritorno in campo.

Scrive il direttore del Foglio: “Farsi rinchiudere dalla logica delle cose in una zona grigia di insofferenza, di protesta, di rancori e di rimpianti non è una politica. Sarebbe molto più produttivo per il lascito e anche per la residua vitalità del blocco berlusconiano incalzare la sinistra e il sistema tutto, sfidarlo a fare bene e più a fondo quel che in parte i governi di centrodestra avevano fatto, e quel che il fondatore incarnato del bipolarismo politico aveva promesso invano di realizzare”.

Ma l’impalcatura dell’”elefantino” fa acqua da tutte le parti, a cominciare dal primo paragrafo sul Cavaliere “artefice della successione a se stesso”. Chi ci crede? Non è il Cav il vero e unico padre-padrone del Pdl? Ferrara loda poi il senso di responsabilità di Berlusconi per il “sacrificio” dell’abbandono di Palazzo Chigi, dimenticandosi semplicemente che l’ex premier non aveva più la maggioranza in Parlamento e quindi Napolitano gli aveva preannunciato lo sfratto.

Ancora: Ferrara si fa scudo di Monti perché il neo premier non “spara” sul precedente esecutivo di centrodestra. Tradotto: “Vedete che quello di B&B era un buon governo!”. Monti guarda avanti, non indietro e comunque il Prof non può dire ciò che pensa di chi l’ha preceduto a Palazzo Chigi perché riceverebbe subito il benservito dal Pdl in Parlamento.

Ferrara scrive anche, bontà sua, che "L’azienda di famiglia deve difendersi dalla manipolazione politica e dalla crisi". E’ stato esattamente l’opposto. Sono stati (e sono) gli italiani a subire il peso nefasto delle leggi ad personam e ad aziendam imposte dal “Ghe pensi mi” e accettate supinamente da tutti i suoi amici e alleati, lautamente ricompensati.

Ferrara ha perso un’altra occasione per tacere. Tanto la maschera l’aveva già gettata da tempo. E la faccia l’aveva persa ancor prima.

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