Bufera sul governo: la moglie e la figlia del dissidente kazako non andavano espulse

Sotto accusa i ministri Alfano e Bonino, Letta promette verifiche. Le due donne consegnate al dittatore del Kazakistan

Non c'era motivo di espellere dall'Italia la moglie e la figlia di Mukhtar Ablyazov, principale oppositore del regime del dittatore kazako Nursultan Nazarbayev: a dirlo è una sentenza del Tribunale di Roma che ha accolto il ricorso degli avvocati delle due donne, che ora parlano di "extraordinary rendition", ossia cattura illegale. E sul banco degli imputati finisce il governo Letta, che in gran segreto ha permesso e operato questa espulsione dall'Italia.

I fatti risalgono alla fine di maggio, e sono stati resi noti qualche giorno dopo da un'inchiesta del Fatto Quotidiano. La moglie e la figlia di sei anni di Ablyazov, che abitavano a Roma nel quartiere di Casal Palocco, sono state fermate e poi costrette a imbarcarsi su un aereo che le ha ricondotte in Kazakistan. Ma, secondo il tribunale, non c'era alcun motivo perché i documenti delle due donne erano perfettamente in regola.

Il 28 maggio l'ambasciata kazaka aveva segnalato la presenza a Roma del dissidente Ablyazov (tuttora introvabile dopo essere fuggito nel 2009 dalla prigione). La segnalazione però è stata inoltrata alla Questura di Roma (ossia al ministero degli Interni), e non al ministero degli Esteri o della Giustizia, che si sarebbero dovuti occupare della pratica. Questa è la prima stranezza della vicenda, che fa finire sul banco degli accusati Angelino Alfano, visto che proprio dal Viminale è partito il blitz che ha portato all'arresto e all'espulsione delle due kazake.

Ma le critiche riguardano anche il ministro Bonino, che non si è espresso in merito alla vicenda, e il guardsigilli Annamaria Cancellieri, che si era subito affrettata a dire: "Mi sono informata, le procedure sono state perfette, tutto in regola e secondo legge", venendo poi smentita dal Tribunale del riesame. E il premier Letta? Inizialmente si è rifiutato di rispondere al cronista del Fatto che gli chiedeva spiegazioni, poi ha rilasciato uno scarno comunicato in cui annuncia l'avvio di una verifica interna.

Il tribunale ha stabilito che il passaporto delle due donne – ritenuto falso dalla polizia italiana – era invece regolare, e ha stabilito la restituzione alla famiglia dei beni sequestrati. Il Kazakistan è uno dei principali partner dell'Eni per quanto riguarda l'estrazione di gas naturali, e già nel 2010 aveva minacciato la Gran Bretagna di "chiudere i rubinetti" se avessero concesso asilo ad Ablyazov. Non è difficile quindi immaginare perché l'Italia si sia piegata così rapidamente alle richieste del dittatore kazako.

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

  • shares
  • Mail
3 commenti Aggiorna
Ordina:

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO