Renato Brunetta contro Grasso e Boldrini

Il Presidente del Senato e il Presidente della Camera nel mirino dell'ex Ministro per la Pubblica amministrazione, che li attacca su Facebook: «Sono esito di un momento politico temerario, allorché Bersani coltivava sogni di maggioranze strampalate».

Renato Brunetta ha scelto Facebook e il primo sabato di luglio per attaccare il Presidente della Camera Laura Boldrini e il Presidente del Senato Pietro Grasso.

La nota pubblicata dall'ex ministro della Pubblica amministrazione non lascia spazio a fraintendimenti o equivoci.


    Grasso e Boldrini dissonanti rispetto a paese.

    «Le presidenze delle due Camere sono oggi totalmente dissonanti rispetto al sentimento di una larghissima maggioranza, non solo del Parlamento ma dell'intero Paese. Rischiano di vanificare così il cammino difficile ma produttivo che la grande coalizione di Letta e Alfano sta intraprendendo. Non abbiamo certo bisogno di massimi rappresentanti delle istituzioni che lavorino per disegni organici a minoranze estremiste.

    Ci sono gesti che preoccupano. Nei giorni scorsi il presidente Boldrini si è schierata senza nemmeno un velo di pudore dalla parte della Fiom rifiutando di incontrare non tanto l'ad di Fiat Marchionne, quanto la grandissima parte dei lavoratori di Val di Sangro, quasi che la cittadina presidente debba rispondere non al popolo italiano ma a Landini e Vendola. Il presidente Grasso, a sua volta, domenica scorsa aveva di fatto preconizzato una nuova maggioranza sostenuta dai grillini, costringendo il capo dello Stato a riparare i danni minimizzando.

    In fondo capiamo Boldrini e Grasso: sono esito di uno momento politico temerario, allorché Bersani coltivava sogni di maggioranze strampalate. Ma quella stagione è finita, ed è bene che la strana coppia recuperi il senso delle istituzioni e la finisca di coltivare velleità non in linea con il proprio compito di rappresentanza democratica».


Renato Brunetta con Silvio Berlusconi

Ora, si può essere d'accordo o meno con Brunetta nelle conclusioni che trae e nel suo esaltare le larghe intese contro le sparute minoranze (personalmente non condivido i toni, e ritengo che bene abbia fatto la Boldrini a esercitare il suo pieno diritto a non incontrare Marchionne, per dire).

Ma c'è una cosa sulla quale si deve per forza essere d'accordo: Boldrini e Grasso sono due Presidenti figli di un momento in cui sembrava che dovesse cambiare tutto. E in fondo, a legger Brunetta, vien da pensare che Bersani, il vituperato Bersani, avesse cercato di intercettarlo, quel cambiamento. Solo che alla fine né il Pd né Napolitano né Grillo glie l'hanno consentito. Restano i due "presidenti strani", che non piacciono a Brunetta.

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