Mezz'ora di lavoro gratis per non chiudere: gli operai dicono sì, la Fiom si oppone

Un'azienda del bellunese propone ai propri operai di lavorare 30 minuti in più senza aumento di stipendio per evitare la chiusura. No del sindacato


In tempi di crisi può succedere anche questo, che un lavoratore si trovi a dover scegliere tra mezz'ora in più di lavoro non pagato o il rischio di rimanere disoccupato. E a questo punto è quasi inevitabile scegliere per il male minore, anche se i sindacati non ci stanno. Quello che sta succedendo alla Joint & Welding di Sedico, in provincia di Belluno, è piuttosto indicativo della situazione lavorativa in Italia: da un lato un datore di lavoro che cerca qualche soluzione estemporanea per evitare la chiusura, dall'altra i lavoratori che devono scegliere tra due mali.

La Joint & Welding non è la Fiat, non è una multinazionale ma una piccola impresa che conta una trentina di operai, un'azienda come ce ne sono tante in Italia, dove la dirigenza e i lavoratori sono molto vicini, e ci si dipinge come una grande famiglia. Ma è davvero così? Eddi Della Rosa, il titolare della fabbrica, per ovviare alle difficoltà economiche ha proposto agli operai di lavorare 30 minuti in più al giorno con lo stesso salario, con la prospettiva – se la situazione migliorerà – di restituire i soldi a fine anno. La Fiom, interpellata inizialmente, si è opposta, ma tutti gli operai, tranne tre o quattro, hanno firmato l'accordo.

E qui scoppia il caso sindacale, perché 4 dei 28 operai che hanno firmato l'accordo contattano il rappresentante locale della Fiom, Benedetto Calderone, e denunciano di essere stati indotti ad accettare la mezz'ora in più di lavoro non pagato. E allora lo scenario che si apre, e che è denunciato dal sindacato, diventa diverso: non più l'azienda a gestione familiare ma un'impresa in cui gli operai lavorano a giornata, e sono più che mai portati a sottostare a richieste da parte della dirigenza pur di non perdere il posto.

E come se non bastasse, la Fiom tira anche in mezzo il discorso della concorrenza sleale: "Ci appelliamo a Confindustria affinché intervenga subito: non si può avvallare un comportamento di questo tipo, è concorrenza sleale nei confronti delle altre aziende" è la posizione del rappresentante Fiom.

Da parte dell'azienda, Della Rosa nega qualsiasi pressione indebita verso gli operai e rinnova la volontà di rimborsare per il lavoro in più, a fine anno se le buste paga saranno aumentate. Ma il caso è esploso, e oltre alla Fiom anche gli altri sindacati esprimono preoccupazioni, soprattutto perché, come dice Franca Porto, segretario regionale della Cisl, "ormai accordi di questo tipo non si scrivono nemmeno, ci si scambiano in fabbrica degli affidamenti ma non si mette niente nero su bianco". Quindi l'azienda bellunese può quantomeno vantarsi di aver fatto tutto alla luce del sole. Il punto però è constatare che si è arrivati al punto di dare per scontati questi accordi, che se fatti in buona fede sono umilianti sia per chi li propone che per chi li accetta, e se fatti in malafede sono prova di sfruttamento o, nella migliore delle ipotesi, di improvvidi tentativi di limare i costi, e in questo modo non si va lontano.

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