Italia unter alles: cosa dicono in Germania della crisi e di noi


"Am deutschen Wesen, soll die Welt genesen", ovvero "Grazie alla presenza tedesca, il mondo guarirà". Questo motto, coniato dal poeta romantico ottocentesco Emanuel Geibel, va tenuto bene a mente se si vuole capire il comportamento della Germania nella crisi dell'Euro.

Certo, oggi questo proverbio non è più molto popolare: essendo stato utilizzato nel corso della storia soprattutto da imperatori, nazisti e conservatori, è vissuto con imbarazzo dai tedeschi più progressisti. Eppure ci dice qualcosa di utile sulla storia culturale della Germania.

Per fare un'analogia: molti di noi rabbrividiscono a sentire "Franza o Spagna, purchè se magna", e tuttavia è difficile negare che questa frase rappresenti un atteggiamento di fondo che ha contato (e conta ancora) molto nella storia del nostro paese.

Molti tedeschi condividono con francesi, britannici ed americani una convinzione particolare - che invece manca quasi del tutto agli italiani: quella che la loro società e le relative istituzioni siano le migliori, e che gli altri paesi avrebbero solo da guadagnare dal prenderli ad esempio.

Quando poi si parla di crisi dell'euro, entra in gioco anche un altro fattore: la memoria ancora fresca delle riforme del governo Schroeder. Tra gli anni '90 e l'inizio dei 2000, l'economia tedesca era in difficoltà: fresca di riunificazione, con una crescita scarsa e la disoccupazione alle stelle, ancora nel 2003 la Germania veniva definita dalla stampa anglosassone come "the sick man of Europe".

Tutti i tedeschi ricordano bene quegli anni, e li citano spesso quando si parla della crisi nei paesi del sud Europa. Il ragionamento è: "noi abbiamo riformato le pensioni e tagliato lo stato sociale (comunque molto più generoso del nostro, ndr), e siamo tornati a crescere. Ora è il vostro turno di stringere un po' la cinghia".

Quando il potente ministro delle finanze Schaueble o quello degli esteri Westerwelle mettono il veto sul potenziamento del fondo salva stati e sugli Eurobond e ripetono ossessivamente la loro ricetta per i paesi in crisi (risparmio, disciplina di bilancio, riforme strutturali), è questo che intendono: fate come noi, e guarirete. "Am deutschen Wesen..", per l'appunto.

Secondo molti osservatori, tuttavia, le cose purtroppo non sono così semplici: alcuni, come il premio nobel per l'economia Paul Krugman, ritengono che l'idea teutonica di una "austerità espansiva" non abbia nessun fondamento economico.

I tedeschi credono che la loro esperienza mostri che l'austerità funziona: in fondo, anche loro hanno passato un brutto periodo una decina d'anni fa, ma poi hanno stretto la cinghia, e alla fine tutto si è sistemato. Non servirà probabilmente a niente, ma vale la pena di ripeterlo ancora: l'esperienza tedesca può essere generalizzata solo se troviamo qualche alieno là fuori con cui avviare scambi commerciali - e in fretta!

Il punto è che, come spiega Krugman nel prosieguo del suo post, la soluzione tedesca alla crisi degli anni '90 è stata portare la bilancia commerciale in attivo: più esportazioni che importazioni. Il problema è che poichè il mondo è un sistema chiuso, e i paesi europei esportano in gran parte tra di loro, è logicamente impossibile che molte altre economie seguano questo modello.

O meglio: sarebbe possibile se la Germania riducesse le sue esportazioni o aumentasse la sua domanda interna, al solo scopo di lasciare che gli altri paesi europei ne approfittino. Una soluzione che, per il momento, è tanto probabile quanto l'inizio di una politica di scambi commerciali con Marte.

(2 - continua)

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