Crisi, i dati dell'Eurispes: da ... "depressione"

Non c’è bisogno dei dati dell’Eurispes per capire l’aria che tira di questi tempi in Italia. Ma i numeri, in questi casi, confermano la realtà quotidiana in un Paese che vive con il “senso di depressione”, con molti “egoismi” da superare e con “doveri e responsabilità” da riscoprire.

Nel rapporto 2012 l’Eurispes dice che gli italiani danno la colpa di questa situazione "all'incapacità della classe politica (52,9%) e della classe dirigente in generale (30,8%), segue a distanza l'impossibilità di governare una crisi di dimensioni internazionali (8%) e l'inadeguatezza e la forte burocratizzazione della Pubblica amministrazione (2,3%)".

Secondo lo studio,il 2011 è un anno da dimenticare per l'economia nazionale e delle famiglie. Il 67% degli italiani sostiene che la condizione finanziaria del Paese è "nettamente" peggiorata negli ultimi dodici mesi, il 56,6% ritiene che si aggraverà ulteriormente e il 74,8% testimonia un decadimento della propria situazione.

Quasi la metà delle famiglie è poi costretta a usare i risparmi per arrivare alla fine del mese, mentre raggiungere il "traguardo" della quarta settimana diventa sempre più complicato per il 45,7% degli intervistati, ed è "impossibile" per il 27,3%.

Dati allarmanti (che hanno inevitabili ricadute sui consumi e sui rapporti tra cittadini e istituzioni) confermati dalle ultime rilevazioni dell'Istat, secondo cui le retribuzioni sono cresciute nel 2011 dell'1,8% su base annua, una crescita ai livelli minimi dal 1999. In particolare, a dicembre l'indice registra una variazione nulla rispetto a novembre e un aumento dell'1,4% rispetto a dicembre 2010. Anche il differenziale su base annua tra l'aumento delle retribuzioni contrattuali orarie (+1,4%) e il livello d'inflazione (+3,3%) è al livello più alto dall'agosto del 1995.

San Mario (Monti) salvaci tu? Beato chi ci crede …

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