Ore 12 - Scalfari cita Lama, Camusso replica. E Giuseppe Di Vittorio ...

altroCorsi e ricorsi storici, si potrebbe dire leggendo ieri l’editoriale di Eugenio Scalfari su Repubblica (in cui si cita l’intervista del 1978 di Luciano Lama sulla “Linea dell’Eur”: sacrifici dei lavoratori in cambio di occupazione) e la risposta di oggi di Susanna Camusso che sottolinea i passaggi non ricordati di quella intervista e le differenze tra il 1978 e oggi.

“La Cgil oggi, come Lama ieri – scrive il segretario generale della Cgil – mette al centro occupazione e lavoro, ma mentre allora i salari crescevano, anche se molto erosi dall´inflazione, oggi siamo alla perdita sistematica del loro potere d´acquisto”. E ancora: “La distribuzione del reddito tra profitti e retribuzioni non aveva lo squilibrio di oggi. Tutti, ormai, leggono in questa diseguaglianza la ragione profonda della crisi che attraversiamo”. Poi la Camusso si lamenta; “ “Quanta disattenzione alle proposte vere della Cgil, quando indichiamo come priorità un Piano per il Lavoro: l´urgenza è la riduzione della precarietà che viene prima, molto prima, di altri temi”.

Come non accostare questo obiettivo della Cgil di oggi (lotta alla precarietà , lavoro, diritti) alla parola d’ordine unitaria della svolta dell’Eur del 1978 (Sacrifici per il pieno impiego) e alla attualità del Piano del Lavoro (1949-50) della Cgil di Giuseppe Di Vittorio? Quel Piano, avversato anche da Cisl e Uil, indicava il nemico principale nella disoccupazione e cercava una larga unità di forze sociali e politiche per un programma di investimenti in settori strategici quali edilizia, agricoltura, energia, scuola.

E Di Vittorio, con resistenze interne alla stessa Cgil e allo stesso Pci di Togliatti, dichiarò che per una tale politica i lavoratori – pur in condizioni di vita misere – erano disposti a fare seri sacrifici. L’ex bracciante di Cerignola puntava a sradicare la disoccupazione dilagante, strategia ostacolata anche dai sindacati e partiti “riformisti” che volevano un sindacato impegnato solo sugli occupati, addirittura un sindacato che doveva organizzare soltanto chi aveva lavoro.

Come non ritrovare alcune concezioni egoiste e corporative tutt’ora presenti nel sindacato italiano e non solo nel sindacato? Quel Piano aveva molti limiti, inteso soprattutto come Piano di “solidarietà”, incapace di unire i braccianti del Sud con gli operai del Nord per il cambiamento del modello di sviluppo. Ma fu comunque importante per il salto di qualità nelle coscienze dei lavoratori a farsi portatori di interessi generali del Paese.

Una riflessione sui limiti di allora può essere ancora utile per affrontare i nodi attuali. Ieri come oggi, al centro l'occupazione e la tutela dei diritti. Non solo dei lavoratori occupati. Fa bene Susanna Camusso a insistere: “Per la Cgil l’urgenza è la riduzione della precarietà che viene prima, molto prima, di altri temi”.

Al sindacato serve coerenza. E il governo Monti assicura: “Nuovi assunti senza l’articolo 18, ma in cambio addio al precariato”. Passare dalle parole ai fatti.

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