Egitto, il premier Beblawi offrirà alcuni ministeri ai Fratelli Musulmani

Nella notte ancora scontri in Egitto. Il presidente ad interim Mansour firma il decreto per riformare la Costituzione e indire nuove elezioni

Hazem El Beblawi, nuovo premier egiziano ad interim, è intenzionato ad offrire alcuni ministeri ai Fratelli musulmani e al partito Nur salafita. A riferirlo è stato Ahmed al-Muslimani, portavoce della presidenza, in una dichiarazione rilasciata all'agenzia Mena. Per il premier e il presidente

non c'è nessuna obiezione a voler includere i membri di questi due partiti nel governo", ha riferito l'agenzia.

Scontri in Sinai: due morti

Il bilancio dell'attacco sferrato da alcuni militanti islamisti ad un checkpoint delle forze di polizia in Sinai è di due morti e sei feriti. Non è ancora stato chiarito se le le vittime siano civili o personale della base. L'attacco è stato portato con razzi e mitragliatrici, nel nord della penisola, non lontano dal confine con Israele.

Hazem Beblawi premier

L'ex ministro delle finanze egiziano Hazem Beblawi è stato incaricato dal neopresidente Adly Mansour di formare il nuovo governo. Lo riferisce un comunicato della Presidenza della Repubblica d'Egitto.

Il laico e liberale El Baradei, premio Nobel per la Pace, sarà invece vice presidente con delega agli affari esteri.

Le autorità tentano di placare le acque

Dopo le notizie di oggi, con l'apertura a Rawdan come primo ministro da parte degli islamisti di al Nour, sono evidenti i tentativi delle autorità egiziane di placare le burrascose acque in cui versa tutto il paese: nel primo pomeriggio un gruppo di ultras dello Zamalek si sono ritrovati di fronte al palazzo della Corte Costituzionale per chiedere la liberazione del loro leader Sayed Moshagheb, ma sono stati dispersi con i gas lacrimogeni.

Nel frattempo però sarebbero 650 gli indagati, tra i manifestanti, per i sanguinosi scontro di ieri: la maggior parte di questi sono accusati dell'assalto alla Guardia Repubblicana. Secondo l'emittente Al Arabiya le autorità egiziane riapriranno, domani mattina, il valico di Rafah, che collega il paese con la Palestina e che era stato chiuso nei giorni scorsi per questioni di sicurezza.

Resta tuttavia altissima la tensione con i Fratelli Musulmani, che non accettano in alcun modo le paventate riforme costituzionali via referendum, come da decreto firmato dal presidente Mansour: la fratellanza rifiuta in toto il decreto, definito "illegittimo".

I salafiti di al Nour: Rawdan premier ad interim

Secondo quanto riferiscono alcune fonti egiziane, il partito salafita al Nour, il secondo partito islamico per dimensioni dopo i Fratelli Musulmani, avrebbe dato il suo benestare alla nomina a premier di Samir Radwan (ex ministro delle finanze del governo Morsi, dimostratosi fedelissimo dell'esercito essendosi dimesso nel pieno rispetto dell'ultimatum al governo della scorsa settimana).

L'incarico, che sarebbe ad interim per traghettare, entro sei mesi, il paese verso nuove elezioni democratiche, verrebbe accettato da al Nour in quanto la candidatura di Rawdan rispetterebbe i criteri richiesti dai salafiti, secondo quanto dichiarato dal portavoce Nader Bakkar: nella notte il partito salafita avrebbe infatti raggiunto un accordo con le forze armate affinchè si sostenga il processo di transizione verso i prossimi appuntamenti referendari ed elettorali. Al Nour aveva appoggiato la destituzione di Mohamed Morsi e nelle ultime ore ha bocciato tanto la nomina a premier del premio Nobel per la Pace, Mohamed el-Baradei, che quella dell'economista Ziad Baha el-Din: con l'accordo su Rawdan la fratellanza musulmana è sempre più isolata.

Dal canto suo Rawdan ha fatto sapere di non aver ricevuto alcuna proposta ufficiale.

La "road map" per la democrazia

La tensione è stata altissima durante tutta la notte in Egitto, dopo il massacro di ieri: secondo l'esercito sono 54 i morti caduti durante la giornata di rabbia della fratellanza, una cifra che sale a 77 proprio secondo le stime dei Fratelli Musulmani, sostenitori dell'ex Presidente Mohamed Morsi.

Una crisi che qualcuno comincia già a interpretare come un'inizio di "guerra civile", anche se non è propriamente quanto sta realmente accadendo: le istigazioni alla ribellione ed al martirio dei Fratelli Musulmani sono si elementi importanti della crisi egiziana, che resta al momento una "sollevazione popolare", seppur sanguinosa e dall'esito fortemente incerto.

Ieri i Fratelli Musulmani hanno invitato tutti gli egiziani a scendere in piazza anche oggi per reagire ai morti di ieri, una reazione manifesta nonostante l'ultimatum dell'esercito che annuncia lo sgombero del sit-it a piazza Tahrir: sarà il "giorno del milione di martiri" come annunciato dalla fratellanza.

Nel frattempo, durante la notte, il presidente ad interim Adly Mansour ha gettato le prime basi per la transizione alle future elezioni d'Egitto: Mansour ha firmato un decreto che prevede nuove elezioni parlamentari per l'Egitto entro sei mesi, ma solo in seguito all'approvazione, per via referendaria, di alcuni emendamenti alla Costituzione (al momento sospesa, dopo la deposizione del presidente Morsi).

Gli emendamenti, fortemente voluti dai Fratelli Musulmani, verranno sottoposti a referendum entro quattro mesi e mezzo a partire da oggi e rappresentano in tal senso un tentativo valido del neopresidente di placare i bollori della piazza islamista.

In seguito all'approvazione della nuova Costituzione, entro 15 giorni i cittadini egiziani dovranno eleggere il nuovo Parlamento ed il nuovo Presidente, nella speranza che i prossimi siano mesi di reale transizione democratica (che poi è quanto chiedono, in modo differente, i cittadini egiziani che, fratellanza a parte, continuano ad esprimere "fiducia" nell'operato delle forze armate).

Il decreto di questa notte è un elemento fondamentale per i cambiamenti istituzionali richiesti dalla piazza, nonchè un vero e proprio tentativo di abbassare il livello di tensione nel paese: una tensione che preoccupa fortemente sia gli Stati Uniti che le Nazioni Unite, che pur mantenendo formali e diplomatiche distanze dalle decisioni del nuovo presidente, auspicano la fine immediata delle violenze. Il Segretario generale Onu Ban Ki-Moon ha detto di essere profondamente turbato per il decorrere degli eventi in Egitto ed ha chiesto formalmente alle autorità egiziane che si avviino presto delle indagini per accertare le responsabilità sui morti in piazza di ieri e dei giorni scorsi.

Sulla stessa lunghezza d'onda anche la Casa Bianca, che ha espresso preoccupazione, seppur confermando l'intenzione di continuare con gli aiuti economici al Paese (attualmente un miliardo e mezzo di dollari l'anno, completamente gestiti dall'esercito egiziano). Del Presidente Morsi non si hanno notizie da giorni: secondo alcune fonti sarebbe agli arresti in uno dei palazzi presidenziali (le voci su quale sia l'edificio sono disparate).

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