Enrico Letta contro la legge elettorale: "Una vergogna a rischio di incostituzionalità"

Intervistato da Arel il Presidente del Consiglio Letta si scaglia contro il Porcellum: "va cambiato"

In un'intervista alla rivista Arel, anticipata da Europa questa mattina, il Presidente del Consiglio Enrico Letta ha espresso un giudizio durissimo sulla legge elettorale firmata dal fu ministro leghista Calderoli, il Porcellum; ribadendo il suo impegno, preso dinanzi all'assemblea parlamentare, dunque solenne, l'inquilino di palazzo Chigi ha confermato la sua ferma intenzione di modificare nella sostanza l'attuale legge elettorale.

Letta, che ricorda come il governo più democratico possibile sarebbe stato quello retto dall'ex segretario Pd, "il latitante" Pierluigi Bersani, ha spiegato come la sua nomina non sia stata dipendente dal caos post elezioni, dettata dall'emergenza di trovare un uomo in grado di soddisfare i gusti politici della più ampia fetta di Parlamento, quanto piuttosto dalla Carta costituzionale, dalle decisioni del Presidente della Repubblica, dall'eccezionalità di una situazione post-elettorale degna del rompicapo più intricato.

Proprio sui risultati elettorali, la sferzata del Presidente del Consiglio è netta, tutta sull'attuale legge denominata Porcellum dallo stesso firmatario, il leghista Roberto Calderoli (all'epoca ministro):

"Il Porcellum è un monstrum che non garantisce né rappresentanza né governabilità. Una vergogna, peraltro a rischio di incostituzionalità, che va superata al più presto. Mi sono impegnato a farlo dinanzi al parlamento. Ciò detto, non dobbiamo cercare scorciatoie e cadere nell’errore di considerare la legge elettorale la causa unica di tutti i mali della politica italiana. È un abito – informe, slabbrato, da sostituire – su un corpo che, però, anch’esso sempre di più svela la propria inadeguatezza e pesantezza rispetto alle trasformazioni della società italiana e, dunque, anche dell’elettorato."

L'insosteniblità del bicameralismo paritario italiano, il numero dei parlamentari eccessivo, le ingessature del sistema politico istituzionale del Belpaese, sono questi gli elementi di criticità forte del sistema Italia, definito da Letta come un

"bipolarismo muscolare e inconcludente che ha inibito ogni serio tentativo di riforma."

Letta ha ricordato come il governo Monti, al pari di quello da lui stesso presieduto, sia stato il frutto proibito di una situazione economica, politica e speculativa senza precedenti: uno spazio pari ad un millimetro, quello che ha diviso l'Italia dal baratro.

Tuttavia buona responsabilità dell'attuale situazione, va detto, va attribuita ad una democrazia bipolare ventennalmente cristallizzata a destra nella difesa berlusconiana e a sinistra nell'eterno scontro tra ex-comunisti ed ex-democristiani (e nell'antitesi berlusconiana): Letta però interpreta il Partito Democratico come un progetto grandioso, un'iniziativa politica senza precedenti in Italia che, certamente, può fallire ed errare, ma che resta un contenitore innovativo di idee e personalità per la sinistra italiana.

Una sinistra in divenire, in profondo cambiamento secondo Enrico Letta, che in qualche modo si sintetizza (negli atteggiamenti) in quanto stiamo vedendo nell'operato dell'esecutivo "d'eccezione" che egli presiede:

"Questo governo riunisce esponenti di formazioni che negli scorsi anni si sono fronteggiate aspramente, senza produrre nel complesso un gran bello spettacolo. Colpa dei nostri limiti, ma anche delle regole del gioco e del contesto nel quale si è svolto il confronto: un impianto costituzionale architettonicamente splendido, ma da ammodernare, un po’ come certi nostri stadi.

Sul programma di governo, che è un po' la grande incognita delle grandi intese e della grande coalizione capitanata da Enrico Letta, il premier rispolvera il mantra cui si è votato l'intero esecutivo:

"Lotta alla disoccupazione giovanile – la nostra prima priorità – cui stiamo dedicando ogni sforzo, ogni colloquio, ogni incontro con i leader europei. Mi pare che la direzione sia tracciata, sia a livello nazionale sia in sede europea e internazionale."

Fuori dai confini nazionali invece Enrico Letta inquadra la crisi italiana in una più macroscopica crisi europea, una crisi fatta di disoccupazione e valori, una crisi che ha portato alla disaffezione dei cittadini europei nei confronti delle istituzioni nazionali e comunitarie; una risposta, l'unica a quanto traspare dall'intervista a Letta, sta nel percorso, mai intrapreso all'atto pratico a dire la verità, che conduce verso i tanto agognati Stati Uniti d'Europa, quell'unità sovranazionale europea tanto ben descritta da Altiero Spinelli:

"Gli Stati Uniti d’Europa. Subito. E sarebbe la risposta più ambiziosa sia a un grande problema dell’umanità sia a un grande problema dell’Italia. Il punto è che la bacchetta magica, sfortunatamente, non ce l’ha nessuno. "

Se di bacchette magiche non ce ne sono, basterebbe una comunione d'intenti: l'unione politica, monetaria e militare europea è l'unico percorso che si può intraprendere (e che non si è mai imboccato, fino ad oggi) per una reale Unione Europea.

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