Caso Kazakistan: nel governo tutti contro Alfano. E il dittatore kazako era già certo dell'espulsione

Ministri e premier chiedono spiegazioni al Viminale, mentre aumentano le stranezze nell'espulsione della moglie e della figlia del dissidente kazako


Aumentano di giorno in giorno gli aspetti poco chiari nella vicenda dell'espulsione della moglie e della figlia del dissidente kazako Mukhtar Ablyazov, tra i principali oppositori del dittatore Nursultan Nazarbayev. E anche se la maggior parte dei quotidiani continua a non parlarne – l'unica eccezione degna di nota è Il Fatto – nel governo sta crescendo una fronda contro il ministro degli Interni Alfano. E anche se non si può parlare di crisi su una vicenda di questo tipo, di certo si sta arrivando a una resa dei conti: in particolari le titolari di Esteri e Giustizia, Bonino e Cancellieri, non ci stanno a essere indicate tra le colpevoli dell'ingiusta espulsione, la cui responsabilità va interamente ascritta al Viminale. E anche Letta sta indurendo i toni.

È stata aperta un'inchiesta interna al Viminale per stabilire se siano state seguite correttamente le procedure di verifica dei passaporti delle due donne (falsi, secondo le autorità italiane, ma poi rivelatisi validi) e la successiva espulsione a tempo di record con imbarco su un volo diretto in Kazakistan. E in Parlamento il Movimento 5 Stelle e lo stesso Pd hanno chiesto al governo di riferire in aula, tanto che Enrico Letta ha chiesto senza mezzi termini ad Alfano di "dare risposte precise", cosa che finora non ha fatto. Non solo, ma le risposte dell'Interno hanno mandato fuori strada anche il ministero della Giustizia, con Anna Maria Cancellieri che nei giorni successivi all'espulsione aveva assicurato che le procedure erano state corrette. Ma si era basata sulle comunicazioni ricevute dal Viminale, e ora non ci sta a passare per colpevole.

Così come Emma Bonino, dopo che la Farnesina (che avrebbe dovuto occuparsi della vicenda) è stata del tutto scavalcata dallo strano attivismo del Viminale. "Evitiamo all'Italia l'ennesima figuraccia", avrebbe detto la titolare degli Esteri a Letta, chiedendo una verifica interna agli organi di governo. E intanto c'è un nuovo mistero nella vicenda, mistero che riguarda proprio l'aereo che ha prontamente riportato in Kazakistan la moglie e la figlia del dissidente.

L'aereo non era italiano ma austriaco, ed era stato noleggiato dall'ambasciata kazaka in Italia prima che fosse notificato il provvedimento di espulsione. In Austria è stata aperta un'indagine da cui è emerso che il pilota è stato allertato alle 11 di mattina del 31 maggio, negli stessi minuti in cui il giudice di pace del Cie di Ponte Galeria prendeva la decisione sull'espulsione. Decisione che, secondo i verbali, è arrivata alle 11 e 20. Quindi l'ambasciata kazaka sapeva dell'espulsione prima che venisse decisa.

Ma non è l'unica stranezza sottolineata dagli avvocati delle due donne. In primo luogo la decisione della Questura di Roma, una volta accusate le due donne di possesso di documenti falsi, di non procedere all'arresto (che avrebbe comportato l'apertura di un procedimento penale con tutte le garanzie per le imputate) ma all'espulsione immediata. E poi c'è uno strano giro di informative dell'ambasciata kazaka inviate solo alla questura di Roma e non ai ministeri: la questura si è basata su due informative che riferivano la presenza a Roma delle due donne, ma non su una terza che parlava di passaporti validi kazaki, che avrebbero impedito ovviamente l'espulsione coatta. Infine, la relazione tecnica della Polizia di Frontiera che ha stabilito in tempi da record che i passaporti erano falsi, venendo smentita dal tribunale del riesame. Tutti punti su cui Alfano sarà chiamato a chiarire.

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