Turchia, il capo consigliere del premier: "Complotto, usano la telecinesi per assassinare Erdogan"

L'opinionista televisivo turco Yiğit Bulut sostiene la tesi del complotto internazionale contro Erdogan.

Che i media turchi fossero in gran parte filogovernativi non è una notizia: la prova provata, come si suol dire, l'avevamo avuta già all'inizio della protesta di Gezi Park a Istanbul, quando a 36 ore dall'inizio degli scontri nessun organo di stampa e nessuna televisione nazionale turca aveva dato notizia delle proteste di piazza Taksim, propagatesi a macchia d'olio in tutta la Turchia, dal Bosforo all'Anatolia.

E non stupisce nemmeno il tentativo, tutto politico-mediatico, di inoculare l'idea, all'opinione pubblica turca, che le proteste, gli scontri, la disubbidienza civile, le richieste dei manifestanti e dell'opposizione nel Paese siano in realtà la prova di un grande complotto internazionale ordito ai danni del premier Recep Tayyip Erdoğan, una tesi questa degna del regime più autoritario che si possa immaginare (cosa che il governo turco, nei fatti e nella sostanza, non è).

L'ultima trovata è dell'opinionista televisivo Yiğit Bulut il quale sostiene da tempo, oramai si parla di vera e propria insistenza, proprio sul fatto che dietro le proteste turche ci siano numerose potenze straniere, le quali userebbero addirittura la telecinesi nel tentativo di uccidere il primo ministro: la telecinesi, che in realtà si chiama psicocinesi, è un fenomeno paranormale per il quale un individuo sarebbe in grado di agire sull'ambiente che lo circonda, manipolando oggetti inanimati.

Insomma, la fantomatica capacità di spostare gli oggetti con il pensiero (quella di Uri Geller o Gustavo Rol, per intenderci).

Il fatto è che Bulut, che definisce Erdogan un "punto di riferimento per il mondo", al complotto telecinetico ai danni della Turchia, sembrerebbe crederci davvero:

"Sono più che convinto che in molti centri di telecinesi si influenzi a distanza il destino della Turchia: stanno facendo questo lavoro continuamente per causare la morte del primo ministro Erdogan."

La serietà di Bulut è grave tanto quanto le accuse che lancia, tra l'esilarante ed il ridicolo: se un grande problema in Turchia è proprio l'informazione, controllata, eterodiretta, schiacciata sotto le pressioni politiche, altrettanto grande è il problema dello spazio che la stessa informazione da a certi professionisti dell'opinione e del complotto internazionale.

Nel paese con più giornalisti in carcere al mondo (molto più di Cina ed Iran) è evidente che l'informazione è parte integrante della crisi politica e sociale che vive il paese: l'opinionista Yiğit Bulut è stato nominato consigliere capo del primo ministro poche ore fa, probabilmente proprio grazie alla sua battaglia per "la verità". A scriverlo su Twitter è lo stesso Bulut:


Siamo certi che ad Erdogan una mente tanto eccelsa non potrà che fare bene.

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