Processo Mediaset: tutte le minacce (a vuoto) del Pdl

Il Popolo delle Libertà grida all'Aventino, alle forme di "resistenza non violenta", alle dimissioni di massa, ai sit in davanti al Quirinale. Ma finché il Senato non voterà, in caso di condanna, per l'interdizione a Berlusconi, il governo Letta è salvo.

Se nelle ultime settimane qualunque cosa si è prestata a diventare una "mina sul Governo Letta", non ci vuole troppa immaginazione per capire quanto sia esplosiva la sentenza definitiva nel Processo Mediaset a carico di Silvio Berlusconi prevista per il 30 luglio. Il Cavaliere ha quindi solo venti giorni di vita politica, prima che scatti l'interdizione dai pubblici uffici? La possibilità c'è, ed è uno scenario che manda in tilt il Popolo delle Libertà, che si ritrova a passare dai grandi progetti per la rinascita di Forza Italia all'immaginare un futuro senza il loro leader.

E infatti dalle parti del Pdl arrivano minacce di ogni tipo. Sandro Bondi parla di "forme di resistenza non violenta"; che detta così sembra che il poeta berlusconiano abbia nel cassetto anche l'opzione violenta. Brunetta parla di riforma della giustizia per decreto: un mega intervento del governo per riformare la giustizia cattiva. Ovviamente non è una cosa immaginabile. Altri parlano di "colpo di stato" (subìto, non da mettere in atto), come se il premier fosse Berlusconi. La Santanché minaccia azioni di piazza; Verdini parla di un'assemblea permanente stile okkupazione che blocchi i lavori di Camera e Senato (idea che piace); Maria Stella Gelmini, pronta al sacrificio estremo, invoca le dimissioni di massa. Altri parlano di sit-in davanti al Quirinale.

Insomma, si minaccia di tutto e di più. Nel momento della verità nello scontro ventennale tra giustizia e Berlusconi (primo round, perché poi c'è anche il Processo Ruby) il Popolo della Libertà perde qualsiasi parvenza di sangue freddo ed entra nel panico. Anche perché un conto è minacciare un'azione comune, un conto è annunciare proteste di ogni tipo, a caso. In verità sono minacce che, ancora per un po', suoneranno solo a vuoto. Per quale ragione?

Il fatto è che, se anche la sentenza fosse di colpevolezza, sarà il Senato a voto segreto a rendere esecutiva l'interdizione dai pubblici uffici. Ovvero: per far dimettere Berlusconi dalla sua carica di senatore servirà il voto a maggioranza dell'aula. E se il Pdl fa cadere il governo, che chance ha Berlusconi di salvarsi? Nessuna. L'unica (piccola) speranza per il Cavaliere è che - approfittando del voto segreto - molti nel Pd decidano di salvare Berlusconi pur di tenere in vita il governo. Se invece il Senato voterà contro Berlusconi (com'è comunque più probabile), allora saranno gli ultimi rintocchi per l'esecutivo guidato da Letta.

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