Processo Mediaset: l'ultima speranza di Berlusconi

La Corte Costituzionale deve solo verificare la legittimità della condanna al Cavaliere. Nel caso confermasse la sentenza, sarà il voto segreto al Senato a decidere dell'interdizione dai pubblici uffici. Ed è a quel voto che si aggrappa il leader del Pdl.

La notizia di ieri che parte del Processo Mediaset si sarebbe prescritto attorno al 30 settembre - rischiando così di dover rifare il processo d'appello - ha chiaramente velocizzato la pratica in Tribunale, in cui si è deciso che la Corte di Cassazione si sarebbe riunita il 30 luglio per l'ultima parola. Niente di irregolare: è la legge stessa che chiede di accelerare l'iter nel caso "la prescrizione maturi durante la sospensione feriale".

E così in piena estate arriverà al suo termine il Processo Mediaset, per cui il Cavaliere è già stato condannato in primo grado nell'ottobre scorso (quattro anni, di cui tre coperti da indulto, e a cinque anni di interdizione). Una pena più lieve in seguito alla ex Cirielli, che ha dimezzato i tempi dei processi prima che scatti la prescrizione e fatto sì che dei 5 anni in cui a Berlusconi si imputa il reato di frode fiscale ne fossero rimasti solo due (2002 e 2003). Pena interamente confermata in appello.

Ma di cosa è accusato il Cavaliere? La tesi dei pm De Pasquale e Spadaro è che sin dalla nascita le società del gruppo Mediaset abbiano creato fondi neri attraverso l'acquisizione di diritti televisivi dalle grandi case statunitensi. Il produttore di origine egiziana Frank Agrama dava vita alla triangolazione creando società appositamente per mediare i diritti televisivi. Questo passaggio, non necessario, permetteva di far lievitare i costi dei diritti attraverso "operazioni estero su estero", dopodiché Agrama e Berlusconi si dividevano i guadagni illeciti sfuggendo al fisco italiano.

Questa la tesi dell'accusa, che un processo di primo e di secondo grado hanno interamente confermato. Nel merito, quindi, l'accusa è valida; perché la Corte Costituzionale ha il solo compito di verificare la legittimità dei primi due gradi di giudizio e che la condanna sia stata emessa rispettando il codice. Che cosa può succedere? Lo spiega il Corriere della Sera:

La Cassazione potrà accogliere uno dei molti motivi di ricorso contro la condanna elaborati dall’avvocato Niccolò Ghedini e dal professor Franco Coppi, e in questo caso annullare la sentenza: o senza rinvio, con assoluzione secca e definitiva dell’ex premier, o con rinvio a un altro processo di Appello su specifici punti indicati poi nella motivazione. Oppure la Corte potrà far diventare definitiva la condanna di Berlusconi sia nella reclusione a 4 anni (di cui 3 già cancellati però dall’indulto del 2006) sia nella pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni

Ma se anche venisse condannato, per Silvio Berlusconi ci sarebbe un'ultima speranza a cui aggrapparsi per sfuggire all'aspetto peggiore, per lui, di tutta questa vicenda: l'interdizione dai pubblici uffici. Sarà infatti la giunta per le immunità prima e il Senato poi a dover dichiarare la decadenza di Berlusconi da senatore e la sua incandidabilità per 5 anni. Il che significa che sarà il voto segreto a decidere del destino di Berlusconi. E in teoria, quindi, il Cavaliere potrebbe salvarsi. Nessuno ce l'ha mai fatta. Nemmeno Cesare Previti, nel 2007, decise di forzare la mano fino a questo punto, rassegnando le sue dimissioni prima che il Parlamento votasse.

La speranza per Berlusconi è tutta nelle mani del Pd. Da solo il Cavaliere non ha i voti per impedire al Senato di espellerlo dalla vita pubblica. Ma nel segreto dell'urna qualcuno nel Pd - senza dichiararlo - potrebbe decidere di salvare il Cavaliere in cambio di una promessa vincolante sulla tenuta del governo Letta o chissà che altro. Uno scenario decisamente improbabile, ma è l'ultima spiaggia per Berlusconi. E non ci sono dubbi che ci stia lavorando su.

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