Crisi di governo, diretta: oggi le dimissioni di Letta, poi consultazioni

Crisi governo extraparlamentare: oggi le dimissioni di Letta, poi le consultazioni.

a:2:{s:5:"pages";a:7:{i:1;s:0:"";i:2;s:42:"Il voto del 2 ottobre 2013 che salva Letta";i:3;s:35:"Crisi di governo, 30 settembre 2013";i:4;s:35:"Crisi di governo, 29 settembre 2013";i:5;s:48:"Crisi di governo: Mario Monti pronto a soluzioni";i:6;s:36:"Crisi di governo: l'aut aut di Letta";i:7;s:35:"Quando Berlusconi richiamava i suoi";}s:7:"content";a:7:{i:1;s:5127:"ore 10:00 - “Se Renzi ci stupisce non è detto che gli voteremo contro – spiega il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini chiarendo che - mai nella vita entreremo in un governo di sinistra”. La soluzione ideale per la Lega Nord, continua Salvini, sarebbe andare alle elezioni subito:

Renzi sarebbe il terzo premier incaricato senza passare dal voto: queste cose succedono solo a Cuba o nella Corea del Nord.

ore 09:53 - Dovrebbe essere un’assemblea di parlamentari del Movimento 5 Stelle a decidere se e con quali modalità il gruppo politico dovrà partecipare alle prossime consultazioni del capo dello Stato. Dopo avere chiesto la messa in stato d’accusa di Giorgio Napolitano, il M5S potrebbe anche rifiutarsi di salire al Colle per esprimere la posizione del gruppo sull’attuale crisi di governo.

ore 09:48 - La prima reazione del Movimento 5 Stelle alla svolta di Renzi arriva dal cofondatore del movimento Gianroberto Casaleggio:

Fare previsioni fino al 2018 mi pare molto azzardato. Con Renzi per noi non cambia niente. Siamo interessati ai problemi dei cittadini e non dei partiti. Non voteremo la fiducia, valuteremo le singole proposte.

In merito ai dissidenti all’interno del movimento, Casaleggio ha risposto laconico:

Espelleremo i dissidenti dal Movimento? Non siamo stalinisti.

ore 09:40 - “Non siamo disponibili ad aderire a un governo connotato politicamente come di sinistra o di centrosinistra” ha dichiarato il segretario del Ncd, Alfano, rispondendo a Renzi che ha annunciato un nuovo esecutivo con la stessa coalizione che appoggiava Letta. “O si fanno grandi cose, come le riforme, o si va al voto e noi siamo pronti”, ha precisato. Alfano ha difeso l’ex premier Letta e il governo:

Cade per uno scontro nel Pd (...) Letta meritava parole più generose. Nulla è scontato. Se non si darà spazio alle nostre istanze, diremo no al nuovo governo,
ha avvertito Alfano.

14 febbraio 2014, ore 08:55: la crisi di governo è un fatto. Ieri, Giorgio Napolitano ha ricevuto il vicepremier, Angelino Alfano, che poi si è prodotto in una conferenza stampa in cui ha spiegato che dirà sì solamente a un governo d'emergenza.

Oggi Enrico Letta salirà al Colle per rassegnare formalmente le proprie dimissioni. A quel punto, la crisi di governo (che si preannuncia esclusivamente extra-parlamentare), sarà un fatto.

E inizierà il valzer delle consultazioni, che Giorgio Napolitano vorrebbe brevissime.

Crisi di governo, 13 febbraio 2014

20.10 Sarà Silvio Berlusconi a guidare la delegazione di Forza Italia che si recherà al Colle per iniziare le consultazioni di rito con Giorgio Napolitano. Consultazioni che seguono ogni crisi di governo.

19.20 Il Ncd di Alfano dovrebbe appoggiare il governo Renzi, a condizione però che non sia un governo politica, di sinistra e con orizzonte 2018.

17.43 Enrico Letta non partecipa alla direzione del Pd, cui scrive una missiva pubblicata dal sito del Governo:

«Carissimi,

penso che, in una giornata importante come questa, sia fondamentale che la discussione si sviluppi, e le decisioni conseguenti siano assunte, con la massima serenità e trasparenza. Per questo preferisco aspettare a Palazzo Chigi le determinazioni che verranno prese, in modo che tutti in Direzione si sentano liberi di esprimere valutazioni ed esplicitare le decisioni che ritengono opportune.

Vi ringrazio,

Enrico Letta»

Contestualmente, il premier ha annullato una visita a Londra in programma da tempo. Secondo quanto scrive l'Ansa, intanto, dopo l'intervento di Renzi Angelino Alfano e i tre ministri in quota Ncd (Maurizio Lupi, Gaetano Quagliariello e Beatrice Lorenzin), hanno raggiunto Letta a palazzo Chigi.

Crisi di Governo: la direzione del Pd del 13 febbraio 2014

Crisi di governo - Matteo Renzi

13 febbraio 2014 - La crisi di governo si apre alla direzione del Pd? - Dopo la sopravvivenza del governo ad ottobre, con il "tradimento" da parte di una parte della destra berlusconiana - poi confluita nel Nuovo Centro Destra di Angelino Alfano - e con il cavaliere che si arrendeva, votando la fiducia al governo Letta, ecco che è il Partito democratico di Matteo Renzi ad aprire di fatto la crisi di governo.

Alla direzione del Pd si fanno già i saluti di rito e si parla del premier in carica al passato, ringraziandolo tanto per l'operato.

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Il voto del 2 ottobre 2013 che salva Letta

2 ottobre 2013: è iniziato al senato il discorso di Enrico Letta volto a chiedere la fiducia per il Governo.

Crisi di governo, 1 ottobre 2013

22:05 - Per domani mattina Berlusconi ha chiesto un incontro con i cosiddetti dissidenti, già ribattezzati "alfaniani".

22:01 - Confermata la divisione in seno al Pdl: Silvio Berlusconi vuole che i suoi votino la sfiducia a Letta, esattamente il contrario di quanto chiesto da Alfano.

20:46 - Ancora in corso la riunione dei pidiellini che, a quanto pare, sono divisi in due gruppi: uno parla direttamente con Silvio Berlusconi, l'altro, invece, che comprende Angelino Alfano, è supervisionato da Gianni Letta.

20: 41 - Si è conclusa la riunione del Pd, Pierluigi Bersani all'uscita ha dichiarato solo che il suo partito sostiene Enrico Letta e vuole sentire cosa dirà domani mentre aspetterà di vedere che cosa farà il Pdl.

20:16 - Il Presidente del Consiglio Enrico Letta ha respinto le dimissioni dei cinque ministri del Pdl che le avevano presentate lo scorso 28 settembre.

18:07 - Dario Franceschini ha fatto sapere che domani il governo chiederà la fiducia.
Il Movimento 5 Stelle ha chiesto una mozione di sfiducia, molto probabilmente per procedere alla votazione anche nel caso in cui le altre forze politiche si fossero accordate per evitarla.

18:03 - Dopo ore dall'incontro tra Letta e Napolitano, il Quirinale ha diramato un comunicato ufficiale in cui riassume l'esito del colloquio al quale era presente anche il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio Filippo Patroni Griffi (e dunque non Dario Franceschini come invece avevano scritto tutte le agenzie). Considerato il "clima di evidente incertezza" scaturito dalle dichiarazioni di Silvio Berlusconi e di altri membri del suo partito e dalle dimissioni dei ministri del Pdl, la nota del Colle spiega che:

"il Presidente del Consiglio ha tratto, d'intesa con il Presidente della Repubblica, la decisione di illustrare in Parlamento - che è la sede propria di ogni risolutivo chiarimento - le proprie valutazioni sull'accaduto e sul da farsi. Il Presidente del Consiglio concorderà la data dei dibattiti con i Presidenti delle Camere"

Dunque è confermato che Letta parlerà in Parlamento.

17:05 - Alle ore 18 è in programma un altro incontro tra Berlusconi e i suoi colleghi del Pdl.

17:01 - Sono in corso numerose consultazioni tra Enrico Letta e membri del Pdl. Intanto Carlo Giovanardi ha detto ai giornalisti che c'è una parte consistente del partito del Cavaliere che non vuole aderire a Forza Italia, ma che vuole che resti tutto com'è e soprattutto è disposta a votare la fiducia al Parlamento, spiegando che sono in piedi trattative che potrebbero portare tutto il Pdl a dire sì a Letta domani.

Le dichiarazioni di Giovanardi sono state rafforzate da quelle di Angelino Alfano che ha detto che il Pdl deve votare compatto la fiducia a Letta.

13:46 - Mentre in via del Plebiscito è in corso l'incontro tra Berlusconi e i vertici del Pdl, al Quirinale è tornato Enrico Letta, accompagnato da Dario Franceschini. Il premier è andato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per un colloquio prima di domani, giorno in cui dovrà riferire in Parlamento e chiedere la fiducia.

13:00 - Da poco a Palazzo Grazioli è iniziato un incontro tra Silvio Berlusconi e i vertici del Pdl, cioè i capigruppo di Camera e Senato, Renato Brunetta e Renato Schifani, il coordinatore Denis Verdini e anche il segretario Angelino Alfano. Ieri sera c'è stato un altro incontro in cui l'ex vicepremier avrebbe manifestato l'intenzione, con altri ex ministri, di uscire dal Pdl perché intenzionati a votare la fiducia al governo Letta.

Il partito di Berlusconi, insomma, è alla resa dei conti.

1 ottobre 2013: dopo il fuorionda di Berlusconi, fatto ascoltare ieri nel corso di Piazzapulita, la trasmissione televisiva condotta da Corrado Formigli, e l'irritazione del Quirinale (Berlusconi, in sostanza, sarebbe convinto di una specie di "complotto" sulla sentenza Mondadori da parte del Colle. Dal Quirinale rispondono per le rime), si ricomincia.

In seno al Pdl, Berlusconi sostiene di aver ricucito tutti gli strappi, ma i ministri dimissionari e ostili al nuovo corso "estremista" sembrano pensarla diversamente. Tant'è, il Cavaliere, dopo il colpo gobbo a Letta per festeggiare il genetliaco essendo su tutti i giornali, ha provato a dettare i tempi della via d'uscita dalla crisi. Cioè, leggi al volo per bloccare l'aumento dell'Iva (che, a proposito, parte oggi) e il discorso sull'Imu, finanziaria (o legge di stabilità, come preferite) e poi al voto.

Il Cavaliere, però, fa i conti senza gli osti. Il primo oste è Enrico Letta, che domani, mercoledì 2 ottobre, vuole andare in Parlamento a riferire, chiedere la fiducia e, possibilmente, ottenerla, lampo (con che numeri ancora non si sa).

Il secondo è Giorgio Napolitano, che dal Colle, di tornare alle urne prima del 2015, proprio non ne vuole sapere. Oggi si preannuncia un'altra giornata di scontri a distanza, mentre si cominciano a fare i conti col pallottoliere per capire cosa accadrà domani.

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Crisi di governo, 30 settembre 2013

18:30 Silvio Berlusconi, dopo un incontro con i gruppi parlamentari Pdl, spiega che i dissensi interni sono stati chiariti, e detta la road map della crisi. Approvare in una settimana la legge di stabilità, la legge che bloccherebbe l'aumento dell'Iva (che però scatterà da domani) e quella per chiudere la partita-Imu, evitando il rischio di dover pagare la seconda rata. Dopo aver approvato questi provvedimenti, scioglimento delle Camere "andiamo al voto e vinciamo".

17:00 Il ministro Dario Franceschini, contrariamente alle prime dichiarazioni, conferma che "l'intenzione del governo è quella di chiedere la fiducia". In un primo momento, lo stesso ministro per i Rapporti con il Parlamento aveva spiegato che la votazione non era scontata. Si era parlato anche di un dissidio tra Napolitano e Letta: il capo dello Stato avrebbe voluto la conta dei voti per far andare avanti il governo, mentre il premier avrebbe espresso perplessità per paura di screditarsi alla guida di un governo dai numeri risicati. Ora il dissidio sembra rientrato.

Intanto arriva il duro commento dell'Osservatore Romano sulla crisi:

Una crisi che appare irresponsabile provocare non solo per le sue ripercussioni economiche, ma per le ricadute sull'intera classe politica italiana. Il timore è che il tessuto condiviso di regole su cui si basa ogni convivenza civile, lacerato in questi anni di conflitto esaperato, rischi di uscire definitivamente compromesso da una chiamata permanente allo scontro.

15.00: come annunciato ieri sera nel corso della trasmissione televisiva Che tempo che fa, Enrico Letta chiederà la fiducia in Parlamento. Mercoledì mattina il premier sarà in Senato, mentre nel pomeriggio passerà alla Camera (ovviamente se da Palazzo Madama gli arriverà il disco verde). Letta farà delle comunicazioni alla Camera a partire dalle 16 ma il voto di fiducia non è scontato. Secondo il ministro Franceschini "Dipenderà da come andrà il dibattito".

Il tutto accade mentre nel corso della giornata, il Giornale ha pubblicato un editoriale di Sallusti che ha suscitato le ire dei Ministri dimessi ma dissidenti rispetto alla linea di Berlusconi.

13:00 I cinque ministri Pdl hanno ufficialmente presentato "dimissioni irrevocabili". Lo comunica una nota di Palazzo Chigi. Intanto l'ormai ex vicepremier Alfano, commentando la scelta ufficializzata oggi, attacca il direttore del Giornale Alessandro Sallusti, che questa mattina ha firmato un editoriale al veleno contro le voci critiche all'interno del Pdl.

"Con noi non funzionerà il metodo Boffo" si legge in una nota diramata da Alfano assieme ai quattro colleghi Lupi, Quagliariello, De Girolamo e Lorenzin, nota che continua con un duro attacco a Sallusti.

Noi non abbiamo paura. Se pensa di intimidire noi e il libero confronto dentro il nostro Movimento politico, si sbaglia di grosso. Se intende impaurirci con il paragone a Gianfranco Fini, sappia che non avrà case a Montecarlo su cui costruire campagne. Se il metodo Boffo ha forse funzionato con qualcuno, non funzionerà con noi che eravamo accanto a Berlusconi quando il direttore de Il Giornale lavorava nella redazione che divulgò l'informazione di garanzia al nostro presidente, durante il G7 di Napoli, nel 1994

30 settembre 2013: il risveglio dal weekend è brusco e intenso, con versioni diverse, ovviamente, a seconda che siate lettori di De Benedetti, dei giornali di area berlusconiana, del Fatto Quotidiano o di quel che volete voi, avrete una visione della situazione differente, così come delle sue conseguenze.

I fatti non ci sono, ci sono le congetture. Secondo quel che trapela in giro, Napolitano vorrebbe che Letta non si dimettesse e che cercasse voti in Parlamento per la fiducia e per proseguire nella stabilità (quale, non si sa); che ci sarebbe – così si dice, e siamo già al secondo condizionale – un piano b, con un governo di scopo (di nuovo?) guidato da Saccomanni; che il Pdl sarebbe allo sbando, con la guerra intestina fra i falchi che ormai sono diventati, per Lorenzin, Lupi e Alfano, degli estremisti, e i diversamente berlusconiani come Angelino (che poi, è incredibile che qualcuno debba professare la propria appartenenza politica con un aggettivo personalistico. Dà la misura della farsa).

Intanto la borsa scende, lo spread sale, Mediaset perde e il Pd tace. Insomma: tutto facilmente prevedibile.

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Crisi di governo, 29 settembre 2013

23.00: si chiude la giornata politica con la certezza che entro la settimana il premier chiederà la fiducia al Parlamento.

21.30: Enrico Letta è in diretta a Che tempo che fa

20.43: la solita prudenza e nessuna certezza trapelano dalle parole di Giorgio Napolitano dopo il suo incontro con Enrico Letta.

L'unica cosa chiara e certa è che il Presidente del Consiglio riferirà in Parlamento in date da concordarsi con i rispettivi Presidenti delle Camere.

20.40: è finito l'incontro fra Enrico Letta e Giorgio Napolitano. Ecco il comunicato stampa ufficiale del Quirinale.

19.30: è in corso l'incontro al Quirinale fra Enrico Letta e Giorgio Napolitano.

18.20: chi pensava che Alfano avrebbe potuto far parte del blocco di pidiellini pro-Letta-bis – magari anche in virtù di quel Vedrò che unisce premier e vicepremier – dovrà ricredersi. Angelino, infatti, ha ribadito la propria fedeltà al Cav, come scrive l'Ansa, sebbene con una critica agli "estremisti" del partito.

La mia lealtà al presidente Berlusconi è longeva e a prova di bomba. La lealtà non è malattia dalla quale si guarisce. Oggi lealtà mi impone di dire che non possono prevalere posizioni estremistiche estranee alla nostra storia, ai nostri valori e al comune sentire del nostro popolo. Se prevarranno quegli intendimenti, il sogno di una nuova Forza Italia non si avvererà. So bene che quelle posizioni sono interpretate da nuovi Berlusconiani ma, se sono quelli i nuovi berlusconiani, io sarò diversamente berlusconiano.

La definizione diversamente berlusconiano, diventa, ovviamente, un hashtag su Twitter, pronta per gli sfottò: #diversamenteberlusconiano.

15.00: prosegue l'emorragia dal Pdl. Da Quagliariello alla Lorenzin a Frattini, si allunga l'elenco di chi, almeno a parole, si chiama fuori, dissociandosi dalla decisione di Berlusconi di imporre le dimissioni ai suoi Ministri (e dei Ministri di eseguire, ovviamente). Vedremo poi alla prova dei fatti cosa accadrà.

Sarebbero fra i 25 e i 30 i senatori pidiellini disposti a sostenere un nuovo governo Letta, in caso di rimpasto governativo.

Naturalmente, per avere le idee un po' più chiare è necessario attendere l'esito dell'incontro fra Letta e Napolitano, ma le parole del Presidente della Repubblica sono già piuttosto chiare.

13.05: Giorgio Napolitano dice no alle elezioni anticipate se non come ultima spiaggia:

Siamo in una fase un po' criptica. Io cercherò di vedere se ci sono le possibilità per il prosieguo della legislatura. Procederò con una attenta verifica dei precedenti di altre crisi, a partire dalla crisi del secondo governo Prodi.

Solo e soltanto se sarà impossibile dare un Governo al Paese si procederà con lo scioglimento delle Camere e le conseguenti elezioni anticipate.

12.55: Silvio Berlusconi non ci ha messo troppo a prendere la parola dopo l'ordine dato ai cinque ministri del Pdl e oggi, in collegamento telefonico con la kermesse di Forza Italia a Napoli, si è detto più forte che mai, pronto a combattere:

Non sono stanco di combattere, sono in piena forma. Stanotte dopo 59 notti in cui non riuscivo a dormire, ho dormito 10 ore di fila. Sono pronto a riprendere la battaglia. Siamo in un frangente difficile per il Paese, i signori della sinistra hanno il vizio di ribaltare la realtà.

E la guerra, dice Berlusconi, passa per nuove elezioni che verranno sicuramente vinte da Forza Italia:

L'unica via è andare convinti verso le elezioni il più presto possibile. Tutti i sondaggi ci dicono che vinceremo. Non potevano sostenere un governo delle tasse che aumenta la pressione fiscale e l'Iva. Un governo delle tasse non serve al Paese.

10.45: oggi l'incontro Letta Napolitano al Quirinale. Si va verso il rimpasto governativo?

Crisi di governo - Enrico Letta

Enrico Letta vuole fare il bis. E il piano ci sarebbe già, per un nuovo governo. Con l'avallo di Giorgio Napolitano, che non può non avallare perché questo tipo di intese ce l'ha nel dna.

Si potrebbe fare, questa l'idea perseverante, un Letta-bis con il sostegno dei moderati del Pdl. Le "colombe". Quelli meno legati a Berlusconi, insomma.

La questione è spinosa, perché potrebbe non piacere a un ramo del Pd. E perché porterebbe, di fatto, Letta a cercare il suo unico sostegno possobile. Quello di una rinata Democrazia Cristiana.

Crisi di governo, il comunicato di Letta

23.00: la dichiarazione del Presidente del Consiglio, Enrico Letta, pubblicata sul sito del Governo, chiude in qualche modo la delicatissima giornata politica, rimandando al Parlamento le prossime mosse degli schieramenti. E' raro vedere un comunicato ufficiale che contenga toni simili.

Segno che ormai il dado è tratto.


    Ora in Parlamento. Davanti agli italiani. Alla luce del sole


    Dichiarazione del Presidente del Consiglio, Enrico Letta

    Berlusconi per cercare di giustificare il gesto folle e irresponsabile di oggi, tutto finalizzato esclusivamente a coprire le sue vicende personali, tenta di rovesciare la frittata utilizzando l'alibi dell'IVA. La responsabilità dell'aumento dell'IVA è invece proprio di Berlusconi e della sua decisione di far dimettere i propri parlamentari mercoledì, fatto senza precedenti, che priva il Parlamento e la maggioranza della certezza necessaria per assumere provvedimenti che vanno poi convertiti. Per questo, ieri si era deciso di andare al chiarimento parlamentare e si era concordemente stabilito di posporre a dopo il voto in Parlamento i provvedimenti economici necessari. Gli italiani sapranno rimandare al mittente una bugia così macroscopica e un simile tentativo di totale stravolgimento della realtà. In Parlamento ognuno si assumerà le proprie responsabilità d’innanzi al Paese.

Crisi di governo: infografiche

Crisi di governo

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Crisi di governo: Mario Monti pronto a soluzioni

22.10: Mario Monti, esperto di ribaltoni e governi tecnici, torna a dire la sua sulla situazione politica. Le urne? Proprio non gli piacciono. E sebbene la sua formazione politica sia quasi del tutto ininfluente, nel computo dei numeri potrebbe anche avere un nuovo ruolo decisivo (ecco le maggioranze alternative possibili):

«Aspetteremo ora con rispetto le decisioni del Primo Ministro Enrico Letta e poi del Capo dello Stato Giorgio Napolitano. Scelta Civica non mancherà di dare il proprio contributo a soluzioni di governo credibili, proiettate sull'intera legislatura e caratterizzate da impegni precisi nei contenuti e nel calendario di attuazione».

Crisi di Govenro: il tweet di Enrico Letta

19.45: pochi minuti fa, il Tweet di Enrico Letta


Crisi di governo: le prime reazioni politiche

19.30: ecco le prime reazioni politiche.

Maroni (Lega Nord) dice che si deve andare al voto subito. Per Zoggia (Pd) è prematuro parlare di scenari possibili e bisogna andare in aula. Epifani ha parlato di "livelli impensabili" di irresponsabilità da parte del Pdl. Per Gasparri (Pdl) il suo partito aveva presentato proposte per scongiurare l'aumento dell'IVA.

Crisi di governo: le dimissioni dei ministri Pdl

Crisi di Governo - Dimissioni ministri Pdl

Crisi di governo: le homepage dei quotidiani online

28 settembre 2013, ore 19.14 Sembra essere arrivata la resa dei conti: Angelino Alfano ha appena annunciato le dimissioni dei ministri del Pdl: "I ministri del Pdl rassegnano le proprie dimissioni". La crisi di governo è ufficiale? A quanto si capisce, la richiesta sarebbe arrivata direttamente da Berlusconi e il pretesto per tutto ciò sarebbe nel sempre più probabile aumento dell'Iva.

"I ministri del Pdl presentino subito le dimissioni per non essere complici dell'aumento dell'Iva", questa la richiesta giunta dal Cavaliere alla quale gli esponenti pidiellini dell'esecutivo guidato da Enrico Letta hanno risposto "obbedisco".

"Ho invitato la delegazione del Popolo della Libertà al governo a valutare l'opportunità di presentare immediatamente le proprie dimissioni per non rendersi complici, e per non rendere complice il Popolo della Libertà, di una ulteriore odiosa vessazione imposta dalla sinistra agli italiani"

Il diktat del Cavaliere prosegue così:

"La decisione assunta ieri dal presidente del Consiglio dei Ministri Enrico Letta, di congelare l'attività di governo, determinando in questo modo l'aumento dell'Iva è una grave violazione dei patti su cui si fonda questo governo, contraddice il programma presentato alle Camere dallo stesso Premier e ci costringerebbe a violare gli impegni presi con i nostri elettori durante la campagna elettorale e al momento in cui votammo la fiducia a questo esecutivo da noi fortemente voluto. Per queste ragioni, l'ultimatum lanciato dal Premier e dal Partito Democratico agli alleati di governo sulla pelle degli italiani, appare irricevibile e inaccettabile"

È evidente quali siano le ragioni dietro a tutto questo: i tentativi di Berlusconi per fermare la giunta per le immunità che deve decidere della sua decandenza sono andati a vuoto, l'aut aut di Letta di questa mattina ("o il governo o Berlusconi") ha messo i ministri con le spalle al muro e la questione dell'Iva è capitata nel momento "migliore" per usarla come pretesto per quella che sembra essere l'apertura ufficiale della crisi di governo.

La prima reazione ad arrivare è quella di Guglielmo Epifani, segretario del Pd: "Le dimissioni dei ministri del Pdl sono una ulteriore azione di sfascio per l'azione del governo. I ministri del Pdl aprono formalmente nei fatti una crisi di governo, dovremo valutare esattamente le conseguenze di questo. L'irresponsabilità sta salendo a livelli che non erano razionalmente valutabili".

Gioisce invece il superfalco berlusconiano Daniele Capezzone: "Dal presidente Berlusconi è venuta la decisione migliore. La situazione era ed è insostenibile sia dal punto di vista delle scelte fiscali del Governo sia da quello del mancato rispetto da parte della sinistra dei principi democratici e del diritto degli elettori di Forza Italia ad una piena rappresentanza politica e istituzionale".

Ma cosa succede con le dimissioni dei ministri Pdl? Prima di tutto i ministri di devono dimettere singolarmente, non esistono le dimissioni di massa. Poi, e soprattutto, si vedrà se si riuscirà a trovare nell'attuale Parlamento delle possibili maggioranze alternative che consentano a un Letta Bis o a un governo nuovo di proseguire la legislatura.

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Crisi di governo: l'aut aut di Letta

Al termine del Consiglio dei Ministri serale, il governo delle larghe intese sembra di nuovo fragile e in bilico, anche se è una situazione che si protrae da mesi.

Il comunicato stampa del Presidente del Consiglio, Enrico Letta, parla di un rifiuto nei confronti degli aut-aut (il Pdl vuole una "verifica sulla giustizia")


Ecco il testo del comunicato:

Il presidente del consiglio dei ministri, Enrico Letta, ha manifestato in apertura l’esigenza ineludibile di ottenere un chiarimento politico e programmatico in Parlamento tra le forze della maggioranza che sostiene il governo.

“Dinanzi a noi - ha detto il presidente del Consiglio - c'è la necessità di un confronto il più duro e netto possibile. Non sono disponibile ad andare oltre senza questo passaggio di chiarezza. Un'efficace azione di governo è evidentemente incompatibile con le dimissioni in blocco dei membri di un gruppo parlamentare che dovrebbe sostenere quello stesso esecutivo. O si rilancia, e si pongono al primo posto il Paese e gli interessi dei cittadini, o si chiude questa esperienza”.

“Non ho alcuna intenzione - ha concluso - di vivacchiare o di prestare il fianco a continue minacce e aut-aut. Quanto accaduto mercoledì scorso proprio mentre rappresentavo l'Italia all'assemblea generale delle Nazioni Unite - contestualità non casuale - è inaccettabile”.

In attesa del chiarimento si è reputato dunque inevitabile il blocco di ogni decisione governativa su temi, anche rilevanti, di natura fiscale ed economica. La sospensione è dovuta in particolare all'impossibilità di impegnare il bilancio su operazioni che valgono miliardi di euro senza la garanzia di una continuità nell'azione di governo e Parlamento.

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Quando Berlusconi richiamava i suoi

26 agosto 2013 - A due giorni dal vertice di Arcore, il Pdl non appare più così unito come sembrava dalle prime dichiarazioni di Alfano. A minare la solidità del partito prima le dichiarazioni di Daniela Santanché, che hanno riacceso le polemiche tra falchi e colombe, poi le voci di possibili defezioni tra i senatori Pdl, che appoggerebbero un Letta-bis. Insomma, il Cavaliere non sembra più così sicuro di voler far cadere il governo, e rilascia una dichiarazione per mettere a tacere i suoi.

In questa situazione di difficoltà per il nostro Paese e di confronto tra le forze politiche, il dibattito all'interno del Popolo della Libertà, che nasce come chiaro segnale di democrazia, viene sempre più spesso alimentato, forzato e strumentalizzato dagli organi di stampa. La passione e l'impegno generoso dei nostri dirigenti e dei nostri militanti, anche negli ultimi giorni, vengono riportati e descritti a tinte forti, quasi fossero sintomi di divisione e di contrasto. Perciò, invito tutti a non fornire con dichiarazioni e interviste altre occasioni a questa manipolazione continua che alimenta le polemiche e nuoce a quella coesione interna, attorno ai nostri ideali e ai nostri valori, che è sempre stata ed è il tratto distintivo del nostro movimento

Come a dire che, sì, diamo la colpa ai giornali, ma evitiamo di cadere nei tranelli e di rilasciare dichiarazioni controproducenti. Sia per le conseguenze che possono avere sui mercati, sia soprattutto perché a Berlusconi interessa la contromossa del Quirinale, e per quello bisogna dare una parvenza di unità.

Crisi di governo: Alfano, Berlusconi non può decadere


18.43

: non può che aprirsi la crisi di governo, a questo punto. La dichiarazione di Alfano lascia spazio a pochi dubbi.

18.34: dopo 4 ore è finito il vertice ad Arcore. Si attendono le dichiarazioni di Angelino Alfano.

11.50: è Mara Carfagna a suonare la carica di quel che potrebbe accadere. Da giorni la strategia del Pdl è chiara: cercare di attribuire al Pd la colpa della crisi di governo (se mai, il Pd ha la colpa di questo governo, che condivide con Napolitano. Ma è un'altra storia). Ecco cosa scrive la deputata sulla pagina dei gruppi parlamentari del Pdl:

«L’antiberlusconismo viscerale del Partito democratico, di Sel e del Movimento 5 Stelle, loro unico minimo comune denominatore, rischia di travolgere la tradizione giuridica e costituzionale italiana in un vortice di non senso assai pericoloso, dove la prima vittima non potra’ che essere il governo guidato da Enrico Letta, e composto in larga parte da personalita’ di sinistra».

Le mani sono ben tese in avanti, aspettando l'esito del vertice di Arcore. Tutto lascia pensare che i falchi si mangeranno le colombe.

24 agosto 2013: la crisi di governo esiste più o meno da quando esiste questo governo. Ecco cosa dovrebbe dire chiunque abbia considerato un minimo tutti i paletti, i richiami, le tirate per la giacchetta, i punti irrinunciabili da quando Letta è premier. Ci si vanterà anche del "fare" del decreto (e del fare 2, che arriverà a settembre), ma ogni giorno che passa, ogni sostegno in più per questo esecutivo è una stampella che sorregge un colosso d'argilla, profondamente malato.

La malattia si chiama larghe intese.

Oggi, ad Arcore, il Pdl potrebbe decidere per lo strappo finale. I falchi lo vogliono, le colombe no. Ma deciderà Berlusconi, è ovvio. E anche se Gianni Letta preme per una soluzione morbida, anche se Alfano e i ministri che occupano dicasteri del governo non vogliono la crisi, la parola spetta a lui. Al condannato in via definitiva che ha costruito un partito a sua immagine e somiglianza e che ora si vede chiesto, senza tanti giri di parole, di mettersi da parte.

Perché dovrebbe farlo? Dall'altra parte il Pd si ostina a stampellare, ma almeno su un punto è irremovibile: niente grazia o amnistia, in giunta si vota per la decadenza di Berlusconi, in conformità con quanto prevede la legge. E ci mancherebbe altro, non è mica un evento rivoluzionario, è un atto dovuto. I democratici sono già avviati verso le loro lotte intestine, in ogni caso. E potrebbero tranquillamente perdere il treno delle prossime elezioni – ammesso e non concesso che Giorgio Napolitano sciolga le camere – se non dovessero riuscire a proporsi con un progetto credibile.

Insomma: la crisi di governo è la crisi del Pd e del Pdl. Che sono diversi e dovranno decidere che fare da grandi. Il Pdl se affrancarsi a Berlusconi o condannarsi ad affondare col feudatario. Il Pd se galleggiare fra differenze insanabili dovute al frankenstainiano progetto di Veltroni, il peccato originale, o se trovare una strada diversa. Che significa scindere la componente di sinistra da quella democristiana.

Entrambi i partiti, in ogni caso, rischiano di implodere su loro stessi. Fosse successo prima, verrebbe da dire che Beppe Grillo è lì pronto ad approfittarne (e che dunque Pd e Pdl troveranno il modo perché ciò non accada). Ma anche Grillo si è preso una sonora scoppola alle amministrative, e i suoi non hanno certo conquistato gli italiani con il loro oltranzismo comprensibile ma caciarone.

Forse la crisi di governo è la crisi della politica.

Crisi di governo?

22 agosto 2013: due settimane d'agosto, e sembra sia passata un'eternità. Il vertice fra Enrico Letta e il Pdl è fallito miseramente: il Pd sembra intenzionato a non cedere e a votare per la decadenza di Berlusconi in giunta (d'altro canto, non può fare diversamente).

Il Pdl pone, evidentemente, la questione come una condizione necessaria per il mantenimento al suo posto del governo Letta e per le larghe intese: o il Pd cede, o si apre la crisi di governo. E tanti saluti al senso di responsabilità.

In particolare, Berlusconi sarebbe una specie di leone in gabbia e avrebbe già in cantiere un videomessaggio per staccare la spina al governo Letta e ricominciare la litania della campagna elettorale, verso le elezioni anticipate. Un film già visto.

Intanto, Enrico Letta cerca disperatamente di gettare acqua sul fuoco, richiama all'importanza del bene del paese, si stringe alle sue adorate larghe intese.

E il Movimento Cinque Stelle? Sta a guardare. Pronto a presentare la sua proposta a settembre.

Il piano B. di Letta ed Epifani

8 agosto 2013: non c'è ancora la crisi di Governo. Ma c'è uno stillicidio, goccia dopo goccia, di una larga intesa che scivola via.

Cos'è cambiato, in sei giorni, dall'ultimo aggiornamento di questa lenta, lunga diretta?

Dunque, tanto per cominciare, come sappiamo, il Pdl ha fatto la sua manifestazione – con tanto di palco non autorizzato, ma va be' –, poi c'è stato il caso del giudice Esposito, che non c'entra nulla col processo, ma è perfetto per fare un po' di casino, il Pd è rimasto quasi sempre a guardare (ma Epifani ha detto per due volte due frasi che evidentemente, in Italia, sembrano rivoluzionarie. Che sono: «Le sentenze si rispettano» e «La legge è uguale per tutti»), si è riunita la giunta per le immunità e le elezioni e ha deciso che la prossima seduta è fra un mese, il 9 settembre 2013.

Tant'è, la presa di posizione di Epifani è bastata per far adirare il Pdl.

E così, se i ministri e i parlamentari berlusconiani non si sono affatto dimessi, comunque tuonano, a vario titolo, contro le incaute (?) osservazioni di Epifani. Annunciano (ma l'avevamo già capito) la loro partecipazione entusiasta ai referendum dei radicali e costringono Letta ed Epifani, quantomeno, a pensare che fare se si dovesse andare al voto subito.

Un piano B. Dove la B. sta anche per Berlusconi, ovviamente.

Nel frattempo, Brunetta e Schifani sono andati da Napolitano. Hanno posto condizioni. Il Presidente della Repubblica ha detto che sta riflettendo. La riflessione dura da tre giorni.

E Repubblica, che ama anticipare scenari, parla di possibile voto a novembre. Sarebbe questo il piano di Letta ed Epifani: dimissioni per «non farsi logorare», se Berlusconi insistesse sul salvacondotto.

2 agosto 2013: Pdl pronto alle dimissioni di massa

20.20: riepiloghiamo quanto emerso dalla riunione del Pdl. Silvio Berlusconi ha, come di consueto, arringato i suoi, raccontando la sua versione dei fatti e accusando la magistratura: è il solito complotto contro di lui, nulla di nuovo.

In chiusura del discorso, l'ex presidente del consiglio ha parlato dell'eventualità di prepararsi a elezioni anticipate, cosa che potrebbe davvero far vacillare i già complessi equilibri del governo Letta.

Subito dopo, come dicevamo, Angelino Alfano ha chiarito che tutti i ministri del governo in forza al Pdl sono pronti alle dimissioni, e si è chiesta a gran voce la riforma della giustizia (che sarebbe in qualche modo la merce di scambio per non andare anticipatamente alle urne).

Quindi, i parlamentari del Pdl, per voce di Schifani, hanno annunciato che rimettono il proprio mandato nelle mani di Berlusconi, e sono dunque pronti alle dimissioni.

Infine, da Schifani e Brunetta arriva la richiesta di grazia per Berlusconi, da rivolgersi a Napolitano, che, secondo i pidiellini, dovrebbe intervenire per

«ripristinare la democrazia».

19.34: arriva davvero, la crisi di governo? In riunione Pdl, Alfano annuncia che i ministri del partito sono pronti a dimettersi dal governo.

2 agosto 2013: se c'è una conseguenza politica della condanna con conseguente ineleggibilità di Silvio Berlusconi, è l'indebolimento del governo Letta.

Lo sa bene anche il Presidente del Consiglio.

Il quale, ieri sera, dopo la conferma della condanna di B., ha espresso posizioni vicine a quelle del Capo dello Stato, invitando alla pacatezza e al rispetto:

«Esprimo piena adesione alle parole del presidente Napolitano sul pronunciamento della Cassazione. La strada maestra è il rispetto per la magistratura e per le sue sentenze. Per il bene del Paese è necessario ora che, anche nel legittimo dibattito interno alle forze politiche, il clima di serenità e l'approccio istituzionale facciano prevalere in tutti l'interesse dell'Italia rispetto agli interessi di parte».

E poi, in riunione con i parlamentari di Scelta civica, ha cercato di scongiurare in ogni modo la crisi:

«Sarebbe assurdo interrompere ora l'attività del governo. Dobbiamo andare avanti in questa direzione per risolvere i problemi dei cittadini. Sarebbe un delitto fermarsi ora».

Sarebbe questo il virgolettato di Enrico Letta, come riporta l'Ansa.

Venti di crisi, ma il Senato sospende i lavori per accontentare B.

11 luglio 2013: nella notte, il Pdl ha deciso di non dar vita alla crisi di governo. Questo significa che le larghe intese proseguiranno così, navigando a vista. Oggi, frattanto, si vota per istituire il comitato che dovrà occuparsi delle riforme costituzionali.

Possibile che a nessuno venga in mente che le riforme costituzionali siano improponibili, con questo clima?

13.15: la conferenza dei capigruppo approva la richiesta di sospensione dei lavori parlamentari, come richiesto dal Pdl. Hanno votato contro Sel e M5S. ora tocca all'Aula votare il nuovo calendario dei lavori, visto che la conferenza non si è espressa all'unanimità.

13.00: Maurizio Lupi, Ministro per le Infrastrutture e i Trasporti, a un convegno della Cisl, annuncia che la decisione della cassazione di calendarizzare l'udienza del processo Mediaset al 30 luglio

«non mette a rischio la maggioranza ma potrebbe mettere a rischio la democrazia del Paese».

12.45: Maurizio Gasparri annuncia che il Pdl ha chiesto

«Una sospensione dei lavori parlamentari solo per oggi»

Crisi di governo?

Siamo sull'orlo di una crisi di governo. E' evidente. E' evidente dal fatto che il Pdl abbia chiesto la sospensione dei lavori delle Camere per tre giorni. E' evidente dal fatto che il Pdl non partecipa al vertice di maggioranza di oggi. E anche l'incontro fra Grillo e Napolitano assume nuovi contorni.

Che le cose stiano rotolando lentamente verso l'unica conclusione possibile delle larghe intese, è opinione anche di Roberto Maroni (che ovviamente cavalca come può la situazione).

«Mi pare che oggi il Governo sia sull'orlo vero della crisi, lo sapremo tra poche ore».

Sia al Senato sia alla Camera sono state convocate le conferenze dei capigruppo.

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