Un Parlamento sospeso. Perché? Il giorno più nero della legislatura. O della Repubblica?

Una giornata surreale: la sospensione dei lavori delle Camere è priva di senso.

Parlamento sospeso

Di solito non mi piace scrivere commenti con la prima persona singolare: è sottinteso che quel che scrivo lo pensi proprio io (me, medesimo), se non mi limito a raccontare i fatti (ed è altrettanto sottinteso che i fatti io li racconti secondo il mio punto di vista: l'oggettività non esiste, la lasciamo alle telepromozioni e agli imbonitori). Ma ci sono situazioni in cui è l'unica certezza che resta, la prima persona singolare. E allora proviamoci. Sono italiano. Faccio (anche) il giornalista. Mi interesso di politica da sempre. Ho la fortuna, il piacere e l'onore di dirigere una testata online che sta crescendo e che non teme di dire le cose come stanno, che ha una redazione folta e diffusa con la quale, spesso, è piacevole intrattenere scambi di vedute, per quanto fugaci. Amo parlare di tutto con persone che ritengo stimolanti, analizzare la realtà, farmi un'opinione (anche se non ho un'opinione su tutto). Nonostante tutto questo, sono interdetto e non ho capito.

Andiamo con ordine. Oggi ho seguito gli eventi che sono occorsi in Parlamento. Un Parlamento che ho contribuito ad eleggere, essendomi presentato regolarmente alle urne lo scorso febbraio, nonostante la tentazione dell'astensionismo fosse forte.

Oggi ho saputo che prima il Pdl ha chiesto che i lavori delle Camere fossero sospesi per tre giorni (come reazione alla calendarizzazione dell'udienza di Cassazione per il processo Mediaset il 30 luglio prossimo). Ho saputo che il Pd e scelta civica hanno accettato di riunire i capigruppo per parlarne. E alla fine hanno deciso, in aula, di sospendere per un giorno solo i lavori delle Camere.

Perché è successo? Io non l'ho capito.


Non l'ha capito nemmeno Paolo Gentiloni, che dice di non aver votato (il che, se permettete, è più grave del fatto che non l'abbia capito io). Non l'ha capito un pezzo del Pd, non l'ha capito nemmeno Scelta civica, a quanto pare. Ma anche Scelta civica ha votato per la sospensione. Quindi, forse, in realtà, hanno capito tutti.

I "no" sono arrivati da un'opposizione strana quanto la maggioranza: Lega Nord, Sel e M5S. Il che ben sintetizza l'enorme confusione politica che attraversa il paese.

Anche i grandi commentatori politici latitano. Perché non si sa che dire, di fronte a tutto questo, se non l'unica cosa possibile. Enrico Letta dovrebbe, per senso del dovere nei confronti del Paese, rassegnare le proprie dimissioni. E Napolitano dovrebbe tentare di riavviare le consultazioni. E allora comincerebbero i se e i ma e il ritorno a votare o meno e con quale legge elettorale, perché manco si è messo mano all'argomento e l'Italia è ostaggio di se stessa, mica solo di Berlusconi. Di se stessa e della sua incapacità gattopardesca di provare anche solo a immaginare a una qualsiasi forma di cambiamento.

In tutto questo, fuori dal tempo anche lui, ma in modo diverso, Grillo dice di essere ciò che tiene a bada chi vorrebbe prendere i fucili.

Ma non si è accorto che, nel frattempo, sono finiti anche i fucili.

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