Caso Kazakistan. Letta riferisce in Parlamento: «Indagine interna accurata»

L'operato del Viminale e di Alfano sotto la lente di ingrandimento


Nel giorno del Parlamento chiuso per i guai giudiziari di Berlusconi, c'è stato però lo spazio per il nuovo capitolo del caso Ablyazov, o caso Kazakistan, con il governo italiano finito sul banco degli imputati per l'espulsione ingiustificata della moglie e della figlia del dissidente kazako, espulsione che ogni giorno che passa assume sempre più i connotati di una "extraordinary rendition", un sequestro illegale con contorni da spy-story internazionale.

Ho disposto una accurata e articolata indagine interna cui stanno lavorando ministeri e istituzioni coinvolte, i risultati saranno resi noti al piu presto e non sarano tollerati ombre e dubbi

Ha dichiarato il premier, che oggi è stato ascoltato in Aula durante il question time e ha dovuto rispondere alle interrogazioni dei parlamentari sulla vicenda. Letta si è dimostrato particolarmente rapido nel disporre un'indagine interna, soprattutto perché le pressioni sono arrivate dai ministri degli Esteri e della Giustizia, che non vogliono passare per complici della vicenda gestita interamente dal ministero degli Interni. Letta ha difeso la correttezza dell'operato delle autorità italiane ma ha aggiunto:

L'evidente stacco tra correttezza formale di alcuni passaggi e crescenti interrogativi sostanziali su tempi e modi attorno ai quali si sono sviluppati fanno sì che gli interogativi ci sono, è legittimo che vengano posti e trovino le risposte dovute

Il primo passo della verifica interna si è avuto ieri pomeriggio con una riunione al Viminale alla presenza di Alfano e del presidente del Copasir, il leghista Stucchi. E la presenza del Copasir, la commissione di vigilanza sui servizi segreti, è particolarmente indicativa perché oggi Dagospia parla di un possibile coinvolgimento dell'Aisi, i servizi segreti interni diretti dal generale Esposito, nell'operazione che per certi versi ricorda quella del sequestro dell'imam Abu Omar.

Il tutto mentre vengono alla luce nuovi particolari sulla vicenda: nei giorni precedenti al blitz della polizia che ha portato all'arresto e all'espulsione di Alma Shalabayeva e della figlia Alua, 6 anni, con l'accusa (falsa) di avere documenti non validi, la villetta della famiglia era tenuta sotto controllo da una società di sicurezza italiana, incaricata forse da una società israeliana. Ma in discussione c'è soprattutto il comportamento di Alfano che, dopo una prima richiesta di trasferimento forzato ricevuta dalla Questura di Roma, si è attivato in seguito a una telefonata dell'ambasciatore kazako in Italia e ha dato il via all'operazione senza consultare né la Farnesina, né Palazzo Chigi.

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