Processo Mediaset: cos'è successo oggi in Parlamento

Il PdL ha chiesto tre giorni di sospensione dei lavori in Parlamento.

Chi era fermamente convinto del fatto che i guai giudiziari di Silvio Berlusconi non avrebbero assolutamente compromesso i lavori del parlamento e la stabilità del governissimo firmato Enrico Letta, evidentemente scrive ancora la letterina a Babbo Natale.

Dopo la decisione della Cassazione riguardante il Processo Mediaset (la prima udienza avverrà il prossimo 30 luglio), provvedimento interpretato da Il Popolo della Libertà come l'ennesimo smacco della magistratura nei confronti di Silvio Berlusconi, il partito di centro-destra ha chiesto di fermare i lavori alla Camera per tre giorni.

Il Partito Democratico ha dato il via libera per lo stop solamente per la giornata di oggi. Le conseguenze, inevitabile e scontate, sono state le seguenti: ennesima spaccatura all'interno del partito di centro-sinistra, che fatica a ritrovare (o probabilmente non ha mai avuto) una propria omogeneità, e aspre critiche, giusto per utilizzare un generoso eufemismo, da parte del Movimento Cinque Stelle e non solo.

Dopo la votazione sulla sospensione dei lavori, i deputati grillini hanno ricoperto i colleghi del PD con cori di scherno ("Buffoni, schiavi, servi"), in un confronto che ha rasentato anche la colluttazione fisica. Piero Martino, Partito Democratico, ha lanciato una serie di fogli ad un deputato pentastellato e lo scontro a viso aperto ha avuto inizio. Le due fazioni sono state divise dai commessi e il presidente della Camera, Laura Boldrini, è stata costretta a sciogliere la seduta.

Come già scritto, la nuova spaccatura interna nel Partito Democratico ha trovato conferma nelle dichiarazioni di Michele Anzaldi, Matteo Biffoni, Ernesto Carbone, Paolo Coppola, Filippo Crimì, Marco Donati, Silvia Fregolent, Federico Gelli, Ernesto Magorno e Ivan Scalfarotto. L'ennesimo segnale di come il Partito Democratico sia totalmente incapace di dettare una linea comune:

La gestione del voto da parte della dirigenza del gruppo Pd Camera sulla sospensione delle attività parlamentari è stata incomprensibile, nessuno è stato informato, nessuno ha capito cosa è successo. È urgente che il gruppo si riunisca per capire se ci sono responsabilità e se i meccanismi decisionali sono efficaci oppure vadano ridiscussi.

Anche Paolo Gentiloni e Michela Marzano hanno dichiarato pubblicamente di non aver votato. Il segretario del PD, Guglielmo Epifani, ha accusato il PdL di tirare troppo la corda:

La richiesta di sospendere i lavori del Parlamento per tre giorni, a seguito delle decisioni della Corte di Cassazione, costituisce un atto irresponsabile e inaccettabile, che lega campi che vanno rigorosamente tenuti distinti, quello giudiziario e quello parlamentare.

Passando dall'altra parte, invece, troviamo un Popolo della Libertà ovviamente compatto come non mai, con Renato Brunetta che ha così motivato la decisione del proprio partito di voler fermare i lavori:

Non vogliamo nè Aventini nè stop dei lavori. Avanziamo solo una richiesta di sospensione dei lavori parlamentari per oggi e domani per consentire al nostro partito di tenere una assemblea permanente e la direzione nazionale. Penso che sia un atto dovuto da parte del Parlamento in segno di rispetto per il nostro dibattito, le nostre scelte, le nostre discussioni.

Daniela Santanché

, con la sua solita indole distensiva, ha praticamente ricattato il governo (difficile trovare altro termine):

Se dovesse arrivare un no sulla richiesta di moratoria dei lavori parlamentari capiremo che non c'è un governo di coalizione. Far cadere un governo non è un'azione politica, è una conseguenza di un'azione politica.

Anche la Lega Nord ha espresso il proprio dissenso mentre Nichi Vendola, SEL, ha parlato di "idea delinquenziale". I senatori del Movimento Cinque Stelle hanno, invece, protestato in modo più pittoresco, togliendosi giacca e cravatta.

In poche parole, un intero paese fermo sui problemi giudiziari di un singolo cittadino.

La verità è questa e ogni ulteriore commento viene da sé.

Foto | © Getty Images

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