Ecco perché George W. Bush supporta le politiche di Obama sull’immigrazione

L’ex presidente sta appoggiando la politica sull’immigrazione del suo successore. Per garantire un futuro al suo partito

È diventato un pittore tutt’altro che banale George W. Bush, il presidente “in pensione” del doppio mandato 2000-2008, quello passato alla storia per l’attentato alle Torri Gemelle e per la guerra preventiva all’Iraq. Ma ora sembra voler tornare sulla scena politica. Lui che per sette anni ha inseguito Osama Bin Laden senza mai riuscire ad acciuffarlo, lui che ha sempre fatto gli interessi dei suoi amici petrolieri, lui repubblicano che più repubblicano non si può, sembra essere diventato il più inatteso sostenitore delle politiche di Barack Obama.

Con un discorso a favore della riforma dell’immigrazione, l’ex presidente George W. Bush darà oggi un potente endorsement, quello della sua Fondazione, alla battaglia che Barack Obama sta combattendo al Congresso di Washington per rivoluzionare le modalità di ottenimento della cittadinanza statunitense. Il discorso è stato pronunciato nell’ambito della cerimonia di naturalizzazione di 20 immigrati.

La riforma approvata con maggioranza bipartisan al Senato passa ora alla Camera dove i repubblicani potrebbero stravolgerla. Il cuore della legge è l’iter che in 13 anni dovrebbe portare all’emersione di 11 milioni di immigrati clandestini.

Se da una parte c’è il rischio che alla Camera i repubblicani guidati da John Boehner neutralizzino la spinta riformatrice, dall’altra ci sono molti repubblicani che pensano già al 2016. Una riforma a favore degli immigrati “firmata” dai soli democratici potrebbe garantire al dopo-Obama una continuità di matrice democratica e Bush e soci non vogliono che questo accada. D’altronde Bush nel 2004 riuscì a ottenere una quota record di voti da parte degli immigrati promettendo proprio una riforma del settore. Venne rieletto e alla fine del secondo mandato si rammaricò di non avere portato a termine la riforma.

Da qui il sostegno a Obama che fa parecchio comodo a entrambi i presidenti: all’ex per indicare la via alla sua fazione, all’attuale per spuntarla alla Camera.

Un sostegno quello di Bush che va ben oltre la riforma dell’immigrazione e tocca anche il Datagate. In due interviste televisive rilasciate di recente Bush ha appoggiato pienamente la posizione di Obama. Tralasciando i paragoni fra i dualismi insanabili di casa nostra e la legittimazione reciproca che avviene fra le parti negli Stati Uniti (quantomeno pubblicamente), questo secondo endorsement è decisamente meno stupefacente.

Via | New York Times

Foto © Getty Images

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