Parlamento "sospeso": Napolitano potrebbe intervenire?

Cosa può fare il Presidente della Repubblica in questa situazione? E cosa potrebbe voler fare Giorgio Napolitano?

Mettiamo, per ipotesi, che Giorgio Napolitano non fosse uno degli artefici di questo governo Letta. Mettiamo per ipotesi che, con tutto quel che è successo oggi in Parlamento in seguito alla comunicazione da parte della Corte di Cassazione della data (30 luglio 2013) in cui si terrà l'udienza per il terzo grado del processo Mediaset, Giorgio Napolitano decidesse di intervenire, in quanto Presidente della Repubblica, visto che il Parlamento vede sospendere i propri lavori per un giorno su proposta del Pdl proprio per reazione a questa decisione della Corte di Cassazione.

Cosa potrebbe fare?

Naturalmente, i poteri del Presidente della Repubblica sono saldamente disciplinati dalla Costituzione Italiana.

All'Articolo 87, la Carta dice, fra l'altro, che il Presidente della Repubblica può

Mandare messaggi alle Camere

I moniti, insomma. Quelli magistralmente messi in scena da Maurizio Crozza. Quelli che "fanno sentire la voce" dell'occupante del Quirinale e che cadono sistematicamente nel vuoto.

Ok, altro?

L'Articolo 88, naturalmente, recita:


    «Art. 88.

    Il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse.

    Non può esercitare tale facoltà negli ultimi sei mesi del suo mandato, salvo che essi coincidano in tutto o in parte con gli ultimi sei mesi della legislatura»


Napolitano, ben lungi dal trovarsi nel semestre bianco, visto che è stato rieletto, può, dunque, sciogliere le Camere. La Carta non stabilisce le motivazioni per cui questo scioglimento debba avvenire. C'è dunque discrezionalità da parte del Presidente della Repubblica? Più o meno.

Tanto per cominciare c'è la prassi. Facciamoci venire in soccorso dall'ottima guida della Giuffré Editore, storica casa editrice specializzata in diritto.


    «Nessuna norma scritta disciplina le cause che portano allo scioglimento anticipato, però se ne possono individuare almeno tre:
    - ragioni di opportunità politica segnalate da una consistente maggioranza dei partiti presenti in Parlamento;
    - impossibilità di formare un governo che abbia la fiducia delle Camere;
    - situazioni sociali o politiche particolari nelle quali è consigliabile il ricorso al voto popolare».

Il primo caso è da escludersi: sono i partiti di maggioranza, che hanno voluto questa situazione. Figurarsi se la segnalano come ragione per lo scioglimento. Il secondo caso, allo stesso modo, non può nemmeno lontanamente essere preso in considerazione. Almeno finché il governo Letta non verrà effettivamente sfiduciato e non si potrà dire aperta la crisi di governo. Resta il terzo caso.

E' questa una situazione sociale o politica nella quale è consigiabile il ricorso al voto popolare? E chi lo stabilisce? La discrezionalità del Presidente, naturalmente. Perché è possibile che per un esponente del Movimento Cinque Stelle sia il momento di tornare alle urne (siamo sicuri, con questa legge elettorale?), che per uno del Partito democratico non sia affatto il momento (altrimenti non si spiega la sudditanza), che per un pidiellino dipenda dal momento. E dunque, l'interpretazione è lasciata alla soggettività del Presidente Napolitano. Che, essendo il motore primo di questo governo (o comunque un suo artefice: decade, dunque, l'ipotesi di partenza), difficilmente interverrà per sciogliere le Camere.

Lancerà un messaggio, magari. Un monito, che verrà ripreso da un titolo di giornale, richiamando al senso di responsabilità e alla coesione nazionale.

Scorrendo gli altri poteri, scopriamo o ricordiamo che Napolitano, per dire, può dichiarare lo stato di guerra (Art. 87). Chissà, magari anche internamente. Oppure (sempre Art. 87) può conferire onoreficenze: magari potrebbe darne qualcuna a chi ha creato questa situazione surreale.

Ironie a parte, va ricordato anche che ogni atto del Presidente della Repubblica (Art. 89) deve essere


    «controfirmato dai ministri proponenti, che ne assumono la responsabilità [... oppure...]
    Gli atti che hanno valore legislativo e gli altri indicati dalla legge sono controfirmati anche dal Presidente del Consiglio dei ministri».

Insomma. Difficile che Napolitano dichiari lo stato di guerra o dia onoreficenze. Ma che nella situazione attuale un Presidente della Repubblica (e in particolare questo) intervenga per sciogliere le Camere, appare davvero molto improbabile.

  • shares
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO