Lussemburgo, cade il Governo. Finisce il “regno” del premier Juncker

Dopo 18 anni Jean Claude Juncker costretto a lasciare la guida del Paese, a causa della mancata sorveglianza sull’operato dei servizi segreti

Il cristiano-democratico Jean-Claude Juncker, primo ministro lussemburghese da 18 anni si è dimesso quest’oggi, in anticipo rispetto a una legislatura che avrebbe dovuto concludersi nel 2014. Lo scorso autunno Juncker aveva superato il voto di fiducia grazie ai socialisti che quest’oggi hanno fatto mancare il loro sostegno.

Nel piccolo Lussemburgo finisce un’era cominciata il 20 gennaio 1995. Il partito socialista stacca la spina accusando. Alla base della caduta del Governo c’è un processo apertosi lo scorso febbraio, un procedimento che ha chiamato a giudizio due gendarmi membri di un’unità d’élite che avrebbero partecipato ad alcuni attentati negli anni Ottanta. All’epoca una ventina di bombe erano esplose, provocando un trauma nazionale: il Lussemburgo, come l’Italia e il Belgio, era piombato nel bel mezzo di una “strategia della tensione” volta a favorire un potere autoritario davanti alla debolezza dello Stato.

Diverse alte personalità sono state coinvolte nelle varie fasi del processo, nel quale è emerso, per esempio, di come Juncker fosse a conoscenza dei contatti permanenti fra il granduca Henri, capo dello Stato, e i servizi segreti britannici. E l’accusa che ha fatto salvare il suo Governo è stata proprio quello della mancata sorveglianza sui servizi segreti.

A staccare la spina al governo di coalizione sono stati i socialisti capeggiati da Alex Bodry che hanno chiesto elezioni anticipate entro tre mesi. Di superficie ridotta e con appena mezzo milione di abitanti, il Lussemburgo è un crocevia finanziario e, politicamente, uno dei Governi più stabili d’Europa. Almeno fino a oggi.

Via | Le Monde

Foto © Getty Images

  • shares
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO