Berlusconi, gli “arditi” del Pdl accendono zolfanelli

Pur nel suo stile da pitonessa Daniela Santanchè, pasionaria del Cav, non ha tutti i torti quando dice: “Letta, una delle scimmiette, non vedo non sento non parlo”.


Gli “arditi” del frastornato Berlusconi decidono di staccare la spina – se pure per poche ore – al Parlamento mentre cercano zolfanelli per appicciare il fuoco nelle piazze d’Italia in vista del d-day del 30 luglio; il Pd si squaglia e si azzuffa in Aula con il M5S; Grillo&Casaleggio salgono al Colle e “dettano” l’agenda a Napolitano; il capo del governo non vede, non sente, non parla.

A dire il vero Letta insiste nel rassicurare sulla tenuta dell’esecutivo certo che non ci saranno ripercussioni dalla sentenza della Cassazione anticipata a fine luglio. Insomma, il premier “mente” sapendo di mentire.

Ma può dire e fare diversamente, con il “suo” partito (Pd) più terrorizzato dello stesso Cavaliere della sentenza del 30 luglio, perché in caso di condanna salterebbe l’unico collante (Berlusconi) che permette ai democrat di stare ancora sotto lo stesso tetto? Letta e il suo governo hanno quindi una sola via d’uscita, la non condanna di Berlusconi. Come dire, una speranza vana.

Quando la spada della giustizia imporrà al Cavaliere Berlusconi Silvio da Arcore l’obbligo dei servizi sociali, il ritiro del passaporto e l’interdizione dai pubblici uffici gli italiani – gli uni contro gli altri …. armati – vedranno un altro film: se da protagonisti o da comparse, si vedrà.

Intanto i più fantasiosi (o i più realisti?), certi della pesante condanna di Berlusconi, già prefigurano una sua uscita dalla scena, alla Craxi, con fuga a casa di Putin, ad Antigua, in Kenya.

Siamo nel filone dei più classici reality show ma la bassa cucina della politica nostrana ha propinato in passato altre fughe di … “rango”, a cominciare da quelle del Cavaliere Mussolini Benito da Predappio e del Re d’Italia. Parafrasando il vecchio Marx, la storia si ripete sempre due volte: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa. E, si sa, gli italiani amano la prima, quanto la seconda.

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