Processo Mediaset: possibile rinvio per la sentenza

Santacroce apre alla possibilità di un rinvio, mentre Libero chiede la grazia per Berlusconi e Il Giornale dà l'assalto al giudice che ha confermato la condanna per Berlusconi.

Che sia una conseguenza delle tante minacce sul governo (e non solo) piovute dal Pdl dopo la decisione di fissare per il 30 luglio la sentenza definitiva al Processo Mediaset, o che invece sia una possibilità esclusivamente tecnica non è dato sapere. Fatto sta che Giorgio Santacroce, il primo presidente della Corte di Cassazione, ha reso noto che "nella sua discrezionalità e su istanza della difesa nulla vieta di disporre un rinvio della discussione".

Che vuol dire? Che la sentenza della Corte su Silvio Berlusconi potrebbe slittare a settembre, sopendo così ancora per qualche tempo gli spiriti bollenti dei pidiellini. Ma a una condizione, non di poco conto: che la difesa del Cavaliere, Nicolò Ghedini e Franco Coppi, presenti un'istanza di rinvio dimostrando che la prescrizione per (parte) del Processo non cade, come pensa la Corte, il 1° agosto; bensì più avanti, attorno al 26 settembre.

Qualche mese guadagnato per Silvio Berlusconi, se le cose andassero effettivamente in questo modo. Non si capisce però che cosa cambi: non è che tra il 30 luglio e il 24 settembre possa accadere qualcosa che blocchi tutto il procedimento. Si tratta di un semplice tirare a campare in attesa dell'illuminazione? Chi lo sa. Forse per guadagnare qualche tempo nella speranza che lo scenario evocato oggi da Libero possano concretizzarsi: la grazia concessa da Napolitano a Berlusconi per "salvare la democrazia”.

E se Libero immagina scenari di pacificazione democratica ad personam, il Giornale veste i panni del poliziotto cattivo e dà l'assalto, col suo consono stile, al giudice Alessandra Galli, che l'8 giugno confermò in appello la condanna a Berlusconi. Qual è la colpa del giudice? Senz'altro la fretta con cui si è mossa pur di condannare il Cavaliere:

Basta ricordare le visite fiscali inviate in ospedale per controllare se Berlusconi fosse davvero malato, i ripetuti dinieghi di rinvio per impedimento elettorale, le motivazioni della condanna depositate nel termine minimo previsto dal codice, e quasi mai rispettato nei processi normali, ovvero quindici giorni.

Attivismo che, però, scrive il Giornale, ha avuto uno sgradito "effetto collaterale":

Il giudice Galli doveva scrivere le motivazioni di un altro processo, assai meno noto al grande pubblico: il processo per stupro a carico di un dentista milanese, accusato di avere drogato le sue pazienti e avere ripetutamente abusato di loro. (...) Il 12 luglio la Corte dichiara il dentista colpevole del reato di violenza sessuale aggravata dallo stato di soggezione delle vittime, e gli infligge sette anni di carcere. Ma oggi, ad esattamente un anno di distanza dalla sentenza, il dentista è ancora a piede libero.

Non è la prima volta che il Giornale va all'attacco del giudice, e visti gli animi surriscaldati di questi giorni, è anche difficile capire come prendere questo tipo di notizie.

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