Bicamerale: i tentativi di riforme costituzionali nel passato

Finora tre Bicamerali non sono mai riuscite a portare a termine la riforma della Costituzione.

Il Senato oggi vota il Disegno di legge costituzionale n. 813, quello con il quale verrà istituito e regolato il Comitato parlamentare per le riforme costituzionali, la Commissione dei 40, ossia la Bicamerale con 20 deputati e 20 senatori che ha il compito di studiare e presentare al Parlamento proposte di legge sulla modifica degli articoli presenti nei titoli I, II, III e V della Seconda Parte della Costituzione Italiana, anche se ci sono emendamenti del Pdl che vogliono includere anche il titolo IV, ossia quello relativo alla Magistratura.

Non è la prima volta che viene istituita una Bicamerale, siamo già arrivati al quarto tentativo. Che cosa è successo con i tre tentativi precedenti? Be' si potrebbe riassumere tutto con un "molto fumo e poco arrosto", ma vediamo nel dettaglio le tre precedenti Bicamerali.

Prima Bicamerale, Commissione Bozzi 1983-1985

Il primissimo tentativo d istituire una Commissione per le riforme risale al 1982 e porta, nell'aprile del 1983, all'approvazione di due documenti paralleli (una risoluzione alla Camera e un ordine del giorno al Senato), i due rami del Parlamento istituiscono una commissione di 20 deputati e 20 senatori. Il tentativo viene tuttavia interrotto dalla elezioni anticipate, ma una volta superate, con la nascita della IX legislatura il progetto viene ripreso e nell'ottobre del 1983 Camera e Senato approvano due mozioni simili ai documenti di aprile con le quali ogni Camera istituisce una Commissione di venti membri. La Prima bicamerale nasce dunque da due atti monocamerali simultanei e unisce due commissioni giustapposte che operano in parallelo per salvaguardare l'autonomia di una Camera dall'altra.

La prima seduta della "commissione dei quarantuno", cui al 20 senatori e 20 deputati si aggiungeva il presidente, il deputato Aldo Bozzi nominato dai Presidenti delle Camere, si svolge il 30 novembre 1983. Complessivamente le sedute plenarie di questa bicamerale sono 50, più 34 dell'Ufficio di Presidenza, 33 delle quali allargate ai rappresentanti dei gruppi. Gli argomenti discussi riguardano il Parlamento, il Governo, le fonti normative, il Presidente della Repubblica, i partiti, il sistema elettorale.

La relazione di maggioranza viene presentata da Bozzi il 29 gennaio 1985 e tra le numerose proposte che toccano sia la Prima sia la Seconda parte della Costitizione, risultato particolarmente interessanti le seguenti:
- la differenziazione del bicameralismo con il principio del silenzio-assenso, per cui le leggi approvate da una Camera possono essere richiamate dall'altra entro un determinato lasso di tempo, altrimenti si danno per approvate definitivamente;
- l'abolizione del semestre bianco, per cui il Presidente della Repubblica può sciogliere le Camere anche negli ultimi sei mesi del suo mandato;
- fiducia solo per il Presidente del Consiglio come nel cancellierato tedesco;
- attuazione dell'articolo 39 sull'organizzazione sindacale e partitica

Vengono presentate anche numerose relazioni di singoli parlamentari e di gruppi di parlamentari e dopo la presentazione della relazione di maggioranza vengono presentante molte altre proposte di revisione della Costituzione, ma l'avvio concreto dell'esame parlamentare dei progetti riguardanti i temi e le proposte oggetto dei lavori dei Comitati e della Commissione bicamerale è sostanzialmente rimesso all'iniziativa dei gruppi politici che però non raggiungono un accordo.

Qui il dossier sull'attività della Bicamerale Bozzi

Seconda Bicamerale, Commissione De Mita Iotti 1992-94


Arrivano gli anni '90, arriva Tangentopoli, arriva la fine della Prima Repubblica. Proprio nel biennio in cui il sistema politico italiano comincia a subire profondi cambiamenti che portano poi alla nascita della Seconda Repubblica, si tenta di nuovo una riforma della Costituzione e il compito di elaborare le proposte di revisione viene affidato con la legge costituzionale n. 1 del 6 agosto 1993 a una Commissione bicamerale istituita già nel 1992, formata da 30 deputati e 30 senatori e presieduta inizialmente (dal 9 settembre 1992) dal democristiano Ciriaco De Mita, che a marzo del 1993 viene sostituito dalla Ds Nilde Iotti che resta fino alla conclusione dei lavori il 7 aprile 1994.

La Seconda Bicamerale si articola in quattro comitati: forma di Stato, forma di governo, legge elettorale, garanzie costituzionali. Per primi due argomenti si definiscono delle proposte piuttosto accurate, ma per la legge elettorale vengono solo definiti gli indirizzi.
La legge costituzionale con cui viene istituita la Commissione Bicamerale definisce come ambito di interesse la Parte II della Costituzione, con l'esclusione del titolo VI, più la legge elettorale e progetti sui consigli delle Regioni a statuto ordinario.

A gennaio del 1994 viene presentato alle Camere il progetto di riforma elaborato dalla Bicamerale. Tra le proposte più significative ricordiamo:
- il rafforzamento del ruolo del Presidente del Consiglio dei Ministri, con l'introduzione della figura del Primo Ministro con poteri simili a quelli del Cancelliere tedesco, eletto dalle Camere in seduta comune a maggioranza assoluta. Se entro un mese dalle elezioni le Camere non scelgono il Presidente del Consiglio, allora vi provvede il Presidente della Repubblica, altrimenti il Parlamento viene sciolto;
- attribuzione al Presidente della Repubblica del potere di nomina e di revoca dei ministri;
- introduzione della sfiducia costruttiva;
- riduzione del numero dei ministri;
- limitazioni dell'adozione di decreti legge da parte del Governo che diventano inemendabili:
- ampliamento del potere regolamentare del Governo;
- abbreviazione a quattro anni della durata della legislatura;
- ridefinizione dell'inchiesta parlamentare;
- divisione della legislazione statale da quella regionale con precisa divisione delle competenze tra Parlamento e Consigli Regionali.

Che ne è stato di tutte queste proposte? Un nulla di fatto, perché poi si è conclusa in anticipo la legislatura, è finita la Prima Repubblica, è nata la Seconda ed è arrivato sulla scena politica italiana Silvio Berlusconi.

Terza Bicamerale, Commissione D'Alema 1997-1998


Dall'accordo tra il Polo e il Pds, nel 1997 nasce la Terza Bicamerale, istituita con la legge costituzionale n. 1 del 24 gennaio. Il 4 febbraio i Presidenti delle Camere nominano 35 deputati e 35 senatori e il giorno dopo c'è la prima seduta della Commissione plenaria con l'elezione del Presidente, Massimo D'Alema, e dell'Ufficio di Presidenza. Dall'11 febbraio cominciano i lavori e si procede a ritmi piuttosto serrati al fine di giungere all'elaborazione di progetti di revisione della Seconda Parte della Costituzione attraverso il lavoro di quattro Comitati: forma di governo, forma di Stato, Garanzie, Parlamento e fonti normative.
Il limite entro cui la Commissione deve presentare il progetto di legge è il 30 giugno 1997, termine che viene rispettato: la Bicamerale presenta proprio quel giorno il testo del progetto di legge al Parlamento e deputati e senatori depositano i loro emendamenti (oltre 40mila). Una nuova riunione è fissata per il 16 settembre 1997, poi il 4 novembre viene presentato il progetto definitivo. Tra le proposte più interessanti troviamo:
- assegnazione alle Regioni della potestà legislativa in relazione a materie per le quali essa non è stata riservate espressamente allo Stato;
- riconoscimento dell'autonomia finanziaria degli enti locali;
- governo semipresidenziale;
- riduzione del numero di deputati e senatori e differenziazione del bicameralismo;
- rafforzamento dei poteri del governo rispetto al Parlamento;
- differenziazione tra: leggi bicamerali paritarie (per le quali le Camere hanno uguale peso); non paritarie (se c'è contrasto tra le Camere spetta a quella dei deputati deliberare in via definitiva); monocamerali;
- aumento del numero dei membri laici del Consiglio Superiore della Magistratura;
- per giudici e pubblici ministeri, pur non giungendo a una vera e propria separazione delle carriere, viene impedita la sovrapposizione nelle funzioni;
- aumento dei membri della Corte Costituzionale da 15 a 20, con 5 membri nominati da rappresentati degli enti locali;
- possibilità per tutti i cittadini di rivolgersi alla Consulta.

Il progetto di riforma della Bicamerale arriva in Aula a gennaio del 1998, ma tra le forze politiche ci sono troppi contrasti e il 1° febbraio Silvio Berlusconi ribalta tutto e chiede il cancellierato e il proporzionale, poi pone un ultimatum il 27 maggio 1998 e il 9 giugno il presidente della Camera Luciano Violante annuncia che il presidente della Bicamerale Massimo D'Alema ha comunicato che l'ufficio di presidenza ha preso atto de venire meno delle condizioni politiche per la prosecuzione della discussione. Insomma, la riforma non s'ha da fare, Berlusconi viene considerato l'assassino di quel tentativo di revisione costituzionale.

Tuttavia, frutto dell'attività della Bicamerale del '97-98 è in parte considerata la legge Bassanini sulla semplificazione amministrativa, inoltre le viene riconosciuto il merito di aver quantomeno indirizzato il dibattito su temi che sono stati poi al centro della riforma del Titolo V della Costituzione.

Da qui si può scaricare il documento ufficiale su tutti i tentativi di revisione della Costituzione.

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