Brasile: Giornata di protesta sindacale. La difficile posizione del Presidente Rousseff


Oggi, 11 luglio, è previsto uno sciopero generale. Proteste analoghe, in 190 anni di storia del Brasile, ci sono state solo quattro volte. L'ultima contro il Presidente Fernando Collor de Mello, che poi fu costretto a dimettersi.

Ad indire la giornata di protesta sono state le sigle di Central Unitaria de Trabajadores (CUT), Fuerza Sindical, Unión General de los Trabajadores (UGT), Coordinación Nacional de Luchas (Conlutas) y Central General de los Trabajadores Brasileños (CGTB).

La CUT, il sindacato più grande del Paese, ha diffuso un comunicato in cui specifica che non si tratta di una manifestazione contro il governo presieduto da Dilma Rousseff, ma piuttosto un modo per difendere i diritti dei lavoratori e sostenere le istanze emerse dalla protesta dello scorso giugno.

Tuttavia bisogna registrare come, dopo anni di concertazione e di pace sociale, anche i sindacati vicini al Partito dei Lavoratori (PT) abbiano voluto scendere nelle strade delle maggiori città brasiliane per segnalare la necessità di una radicale inversione di rotta delle politiche governative.
Si deve anche rimarcare che alcune sigle, come quella di Fuerza Sindical, non hanno manifestato intenzione di porsi in un atteggiamento dialogante con il governo e per questo chiedono le dimissioni immediate del Presidente Rousseff.

Le rivendicazioni portate avanti dai sindacati, in accordo con i movimenti sociali (tra cui ricordiamo Conselho Indigenista Missionário, il Movimento dei Lavoratori Senza Terra e l’Unione Nazionale degli Studenti) possono essere così riassunte:
Riduzione dell'orario di lavoro a 40 ore settimanali (attualmente 44), investimenti pubblici nella sanità, nell'istruzione e nei trasporti, la realizzazione della riforma agraria, un progetto di legge che permetta di ampliare il numero dei lavoratori terziari, aumento delle pensioni

Inoltre i sindacati chiedono che il referendum di riforma politica, promesso dal Presidente, abbia luogo al più presto.
La maggioranza del parlamento brasiliano, che ha interesse ad indebolire la figura di Rousseff e a mantenere i propri privilegi, ha infatti bocciato la proposta avanzata dal PT di una consultazione popolare entro il prossimo ottobre. L'opposizione vorrebbe un rinvio al prossimo anno, sostenendo che sarebbe meglio far coincidere il referendum con le elezioni generali del 2014. La CUT e le altre sigle dei lavoratori, invece, si battono affinché questioni come quelle del finanziamento ai partiti e del sistema elettorale non siano più rimandate.

La corruzione è stata una delle ragioni che ha fatto scattare la protesta, non dare risposte immediate attraverso forme di partecipazione democratica, come il referendum, potrebbe avere un effetto destabilizzante e implicare derive populiste difficilmente governabili.

Oggi il trasporto pubblico subirà blocchi prolungati nelle maggiori città brasiliane, da Río de Janeiro a Sao Paulo, da Brasilia a Porto Alegre. L'attenzione delle forze dell'ordine è molto alta. Potrebbe essere un' occasione per dare vita a nuovi tumulti metropolitani.

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

  • shares
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO