Il Movimento 5 Stelle e l'alleanza col Pd: l'apertura di Nicola Morra

Il capogruppo al Senato M5S spiega le condizioni affinché possa nascere un esecutivo col Partito Democratico.

Ogni volta che qualche parlamentare del Movimento 5 Stelle ha evocato una possibile apertura nei confronti del Partito Democratico, la smentita è arrivato poco dopo. C'è da dire che questa volta, però, le parole del capogruppo al Senato Nicola Morra sono praticamente le stesse che ha pronunciato durante la conferenza stampa con Beppe Grillo seguita all'incontro con Napolitano.

Soprattutto, affinché si possa verificare un'alleanza con il Pd ci sono tante condizioni che i pentastellati pongono: tra cui una convergenza su 5-10 punti ben precisi e una valutazione preventiva sul valore e la correttezza delle persone. Che detto così, sembra poco. Ma diventa un ostacolo molto più insidioso nel momento in cui meglio si capisce cosa c'è dietro questi paletti.

Il Movimento 5 Stelle, per accettare un'alleanza col Pd, vorrebbe che nel programma comune ci fossero alcuni dei capisaldi pentastellati: il reddito di cittadinanza, la riduzione dei costi della politica, la defiscalizzazione del lavoro, il parlamento pulito, il limite dei due mandati per parlamentare. È evidente che si tratta di proposte di buon senso, tutte. Tranne quel reddito di cittadinanza che ancora non si è capito se sia veramente fattibile oppure una semplice utopia, e sul quale comunque sarebbe difficile trovare un'intesa col Movimento 5 Stelle.

E poi c'è da passare la selezione delle "persone": quando il M5S parla di persone di "valore e corrette" crea una filtro a maglie molto più strette di quanto sembri. Questo perché non rientra nella categoria, per dire, nessuno della classe dirigente del Pd attuale (durante la conferenza stampa, per esempio, si era escluso che il premier potesse Letta). E quindi non sarà così facile per il Pd trovare le persone giuste.

Infine c'è la questione fiducia, un ostacolo ormai divenuto quasi simbolico per il Movimento 5 Stelle, ecco le parole di Nicola Morra a Repubblica:

Per noi il tema della fiducia è sempre problematico. Ricordo anche quello che è accaduto in Sicilia. Comunque non posso escluderla, naturalmente passando sempre per momenti assembleari.

È evidente che quando si parla di queste possibilità, non si tratta più di un governo Pd-Sel appoggiato anche dal M5S, ma di un governo in cui entra a pieno titolo anche il MoVimento. E se così fosse si potrebbe creare un esecutivo?

Se il Pd di presenta da noi con cinque o dieci punti realizzabili - e realizzabili immediatamente - non posso escluderlo. E magari, prima, si potrebbero presentare cinque disegni di legge con le loro firme e anche le nostre.

Parole che sono quanto meno più chiare di quelle che il M5S ci ha abituato a sentire quando si sono affrontati temi come questi. E sono parole che di sicuro non piaceranno a Berlusconi: ogni volta che viene ventilata un'alleanza Pd-M5S il Cavaliere perde di colpo ogni potere sui destini del governo Letta.

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