Caso Kazakistan: Alfano non si presenta a riferire in Parlamento

E si parla dei rapporti tra il dittatore kazako e il suo "amico" Silvio Berlusconi


La (brutta) vicenda che ha portato all'espulsione ingiusta della moglie e della figlia del dissidente kazako Ablyazov, e che sta causando non pochi tormenti interni al governo Letta, comincia finalmente a conquistare lo spazio che merita sulla stampa mainstream. Dopo che per settimane la vicenda è rimasta praticamente fuori dall'informazione italiana (tanto è vero che lo scandalo è scoppiato grazie a una notizia pubblicata in Austria), ora i grandi quotidiani stanno scoprendo la vicenda, e vanno ad approfondire anche i possibili retroscena, come per esempio i rapporti tra Italia e Kazakistan, nati grazie alla grande amicizia tra Silvio Berlusconi e il dittatore kazako Nursultan Nazarbaev.

Ma andiamo con ordine. La prima notizia di oggi è che il ministro Alfano – giudicato il responsabile del pasticcio (per non dire peggio, e cioè "extraordinary rendition", sequestro illegale) visto il ruolo preminente del Viminale e della Digos nella vicenda – ha preferito non presentarsi alla Camera per rispondere al question time, come invece era dato certo. Al suo posto è andato il premier Letta – ed era la prima volta di un premier al question time dopo sei anni – che non ha potuto fare altro che assicurare un'indagine interna. Se si fosse presentato il responsabile degli Interni, invece, avrebbe dovuto chiarire con ben altri approfondimenti tutti i punti oscuri (e sono molti) della vicenda. Ottima ragione per evitare domande scomode.

E sì che, come riporta il Fatto Quotidiano, il presidente della Commissione per la tutela dei diritti umani del Senato, Luigi Manconi, aveva annunciato di avere ottenuto rassicurazioni che il ministro Alfano avrebbe risposto di persona al Parlamento. Il ministro ha solo diramato una nota Ansa in cui si difende l'operato del Viminale e si continua a ritenere falso il passaporto centrafricano di Alma Shalabayeva, che invece il tribunale del Riesame ha giudicato valido. Una difesa poco convincente, e che non tocca gli altri punti oscuri della vicenda, come l'insolita celerità della procedura di espulsione, l'attivismo del Viminale (e di Alfano in persona) che ha fatto tutto dopo una telefonata dell'ambasciata kazaka e senza interpellare Palazzo Chigi e la Farnesina. O l'aver ignorato una prima informativa della stessa ambasciata kazaka che riconosceva la validità del passaporto della Shalabayeva. Così come la presenza di un aereo noleggiato dall'ambasciata kazaka prima che il giudice di Pace decretasse l'espulsione.

Così ecco che, dietro l'attivismo di Alfano, spunta l'ombra degli ottimi rapporti tra l'ex premier Berlusconi e il presidente-autocrate kazako Nazarbaev. I rapporti tra i due paesi (che non sono mai venuti meno in cordialità anche sotto i governi del centrosinistra) sono strettissimi, e Berlusconi ha definito Nazarbaev "un caro amico", arrivando a dirgli, durante un incontro

Ho visto dei sondaggi realizzati da un’autorità indipendente che ti hanno assegnato il 92% di stima e di amore dal tuo popolo: è un consenso che non può che fondarsi sui fatti

attirandosi addosso le critiche della comunità internazionale, per cui il presidente kazako è a tutti gli effetti un dittatore. Ma al di là delle affinità personali, al centro dell'amicizia c'è il settore energetico, con il Kazakistan che è un potente partner commerciale dell'Eni.

E, mentre Letta cerca di salvare capra e cavoli con un'indagine che faccia emergere le "criticità" dell'operazione senza mettere sotto accusa esplicitamente Alfano, pare che l'Alto Commissariato Onu per i Rifugiati stia per farsi sentire con un intervento pubblico contro la condotta italiana.

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