Edward Snowden chiede asilo alla Russia ma sogna l'America Latina


Edward Snowden ha promesso che d'ora in avanti farà "il bravo". Dopo le ultime rivelazioni su Microsoft, l'ex agente della Cia in un incontro, che ha avuto luogo presso l'aeroporto di Mosca, ha chiesto sostengo ad alcune Ong affinché il governo russo accetti la sua richiesta di asilo.
Un deputato putiniano presente, Viaceslav Nikonov, ha aggiunto che lo statunitense si è detto pronto a non danneggiare ulteriormente il governo di Washington, commentando ciò come un ottimo segnale per sbloccare la situazione.

Con questa presa di posizione, Snowden, sembra essersi convinto a scendere a patti con quelle che erano le condizioni imprescindibili che il Cremlino ha da sempre preteso per la concessione dell'asilo politico: non diffondere più informazioni e documenti riservati.

Se Snowden trovasse riparo in Russia giungerebbe alla fine della sua odissea, che lo ha condotto dall'estremo oriente a Mosca. In questo modo, però, la sua "missione" libertaria ne uscirebbe compromessa. Andare in America Latina avrebbe significato non avere censure e libertà di diffusione di informazioni, mentre mettersi "nelle mani" di Putin vorrebbe dire da un lato sottostare alle sue richieste e dall'altro divenire funzionale ad una precisa strategia di relazioni internazionali. Infatti non è un caso che Wikileaks, su Twitter, si auguri un "asilo temporaneo" in Russia, fino a quando Snowden non potrà recarsi in America Latina.
Non è peregrina l'idea di un Putin che possa usare l'ex agente come arma di ricatto nei confronti degli Usa, decidendo se ridurlo al silenzio o meno, se lasciarlo andare in America del Sud (dove avrebbe più libertà) o trattenerlo, a seconda delle convenienze.

E'stato lo stesso Snowden ad aver comunicato alle Ong, probabilmente con una punta di rammarico, che gli sarebbe impossibile raggiungere l'America Latina, in quanto privato del suo passaporto dalle autorità Usa.
In Venezuela, Ecuador e Bolivia sarebbe stato certamente impiegato come simbolo da agitare in funzione antiamericana, rafforzando così la popolarità delle leadership nazionali, ma avrebbe anche ricevuto un'accoglienza e goduto di una libertà decisamente maggiori.

In particolare a Snowden avrebbe, forse, fatto piacere andare in Ecuador più che in Venezuela. Ciò è facile da comprendere anche dal tono della lettera, pubblicata oggi sul sito di Gianni Minà, Latinoamerica, inviata al Presidente Correa.
Ne riportiamo alcuni passi che certificano la stima dell'ex agente della Cia al Paese che ha offerto asilo anche a Julian Assange:

Esistono pochi leaders mondiali che correrebbero il rischio di mettersi dalla parte dei diritti umani di un individuo contro il governo più potente del pianeta, e il coraggio dell’Ecuador e del suo popolo è un esempio per il mondo. Devo esprimere il mio profondo rispetto per i suoi principi e il mio sincero ringraziamento per l’operato del suo governo nel prendere in considerazione la mia richiesta di asilo politico [...] Senza pensare ai giorni di vita che mi resteranno, continuerò a lottare per la giustizia in un mondo disuguale. Se qualcuno di questi giorni contribuirà al bene comune, il mondo dovrà ringraziare i principi dell’Ecuador.
Per favore, accetti la mia gratitudine verso di lei in quanto rappresentante del suo Governo e del popolo della Repubblica dell’Ecuador, nonché la mia grande ammirazione personale per il suo impegno a fare ciò che è giusto piuttosto che ciò che genera ricompense.

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